La complicata vicenda Alitalia esprime al momento una duplicità di significati e valenze sul piano del lavoro, delle condizioni dei lavoratori, del sistema mobilità del Paese e sul piano piu’ prettamente politico.
In chi ha vissuto una vita a tifare per la difesa ad oltranza dei diritti dei lavoratori nei confronti degli speculatori e sfruttatori di tutte le risme non può non suscitare profonda emozione ed angoscia l’eventualità che la situazione precipiti irreversibilmente verso il peggio e circa 20 mila lavoratori, oltre i vari indotti, si ritrovino da un giorno all’altro senza mezzi di sostentamento. Nel contempo, e pur rimanendo sotto il peso oppressivo di tale angoscia, non può non far piacere osservare la gioia e la soddisfazione di quei lavoratori che, all’annuncio del ritiro di Cai, hanno inneggiato alla vittoria.
Ma come, si sono chiesti tutti i benpensanti (sono i piu’ duri a morire) sta per fallire la loro azienda, stanno per perdere il posto di lavoro e cantano vittoria?! Ma questi sono impazziti. No, non sono impazziti, e il grido si esultanza immediato e spontaneo lo conferma, stanno celebrando una vittoria, che può rappresentare qualcosa di molto piu’ grande, piu’ importante, piu’ significativo rispetto al dramma che stanno vivendo e non so giudicare in quanti di loro fosse chiara la percezione e la coscienza dell’alto significato simbolico, emblematico dell’atto politico che in quel momento si è consumato.
Facciamo un passo indietro, al momento in cui Berlusconi interviene con dichiarazioni pesanti e impertinenti con lo scopo evidente e dichiarato di far fallire la trattativa con Air France in favore di una fantomatica cordata italiana. (anche se oggi le facce di bronzo che si presentano davanti ai teleschermi negano tutto ciò, ma per fortuna ci sono i filmati). Ora, non posso allungare molto la discussione su questo, ma qualunque iniziato che abbia i fondamentali dell’abc, sa che la proposta dell’Air France era infinitamente piu’ vantaggiosa di quella di Cai, sia per le condizioni di acquisto, senza costi notevoli da scaricare sui contribuenti italiani, sia per l’ampiezza di operatività che avrebbe coperto la nuova compagnia, che diventava la prima o fra le prime al mondo, e quindi sia sul terreno delle prospettive future, che non avrebbero potuto che ricevere impulsi altamente positivi dalla compartecipazione ad una entità di grande dimensione, oggi ritenuta indispensabile ed essenziale sui mercati globali, per non fare la fine di compagnie che godevano ottima salute (come Swissair, diverse compagnie statunitensi, etc;) che sono sparite dal mercato per fallimento! Almeno in questo Alitalia non sarebbe la prima né l’ultima.
Ma torniamo al ragionamento principale. Perché Berlusconi fa fallire una trattativa piu’ vantaggiosa, piu’ rassicurante per il futuro e si mette ad imbastire un’operazione tendente a salvare dal baratro l’Alitalia, ma dalle prospettive di mercato globale assai dubbie?
La risposta può essere articolata, con la cordata italiana probabilmente sperava di ottenere piu’ risultati:
1) ingraziarsi l’appoggio elettorale e la disponibilità del mondo imprenditoriale, che qualche competizione fa l’aveva platealmente contestato;
2) ringraziarli per l’appoggio ricevuto, regalando loro una compagnia, dopo averla depurata di oltre un miliardo di debiti, di una serie di esuberi, e ripartendo con una società con il solo attivo rappresentato da attrezzature, velivoli, aeroporti, stazioni, ed un patrimonio inestimabile costituito dall’alta e riconosciuta professionalità dei piloti italiani;
3) mancava l’ultimo tassello : questo patrimonio inestimabile aveva ed ha probabilmente un piccolo vizietto, quello di farsi rispettare, di chiedere il rispetto della propria dignità di uomini e di lavoratori, di non essere insomma facilmente domabile. Quindi, tutto il mondo imprenditoriale italiano, coagulato intorno a CAI, e coordinato egregiamente dagli uomini delle libertà (quali saranno poi queste libertà se le stanno abolendo una dietro l’altra non lo sapremo mai), aveva bisogno di dare una lezione definitiva a questi indomabili e riaffermare la potenza, la potestà, il dominio di chi possiede i soldi, quindi lo slogan era ed è : PRENDERE O LASCIARE e lo dovete dire entro le ore 15 e minuti 50, perché un secondo dopo scatta la fine del mondo! Nessuno probabilmente sa spiegarci ora, se non qualche storico futuro, perché le 15,50 del 18 settembre e non le 20e 48 dell’8 settembre, che almeno era una data storica.
4) La riaffermazione della potenza confindustriale avrebbe rappresentato, infine, la vittoria della filosofia del Governo autoritario, da utilizzare in tutte le altre situazioni per togliere qualsiasi spazio di discussione ed affermare il pensiero unico dell’onnipotente, tendente a realizzare quel processo di fascistizzazione del Paese, messo in atto in tutti i rimanenti settori..
Nella Scuola si torna indietro tutta, per il momento bambini con grembiulino uniformato, in seguito arriveranno i berrettini da Balilla, e nessuno protesti perché se no diventa una strumentalizzazione degli alunni; nella Giustizia si farà quello che è stato deciso e che l’ampia maggioranza consente di fare, il parere dell’opposizione non è richiesto né gradito; Alle elezioni europee soglia del 5%, ma senza preferenze perché ciò serve a non far rientrare nel Parlamento i comunisti (bastano già le penne del Milan regalate a Bartinotti in passato); Il Paese sarà suddiviso nuovamente in tanti staterelli autonomi e non si discute, Umberto Bossi dopo neanche 24 ore dall’assenso di massima dato dal Consiglio dei Ministri non ha perso un attimo per dichiarare che dopo quello fiscale bisogna passare a quello politico!
Chi non vede nell’operazione Alitalia il tentativo per niente mascherato di ottenere un rafforzamento notevole chiaro plateale emblematico del processo di fascistizzazione del Paese, evidentemente ha gli occhi bendati, oppure è un seguace accanito di Fini che sconfessa il suo segretario e il sindaco della capitale che vorrebbero accorciare i tempi e riaffermare da subito i valori e gli ideali del fascismo.
Per tali motivi, e indipendentemente da come si concluderà, ritengo che la vicenda Alitalia con la dignitosa respinta del tentativo ultimativo e ricattatorio, rappresenti per il momento una grande vittoria di quel che resta di questa democrazia.
Articolo scritto in data 18/09/08. Francesco Calvano
giovedì 18 settembre 2008
martedì 9 settembre 2008
BOSSI LA LEGA IL FEDERALISMO E LO SFASCIO ITALIA
Bossi e la sua Lega, dopo aver sputato e strappato la Bandiera italiana, aver rivendicato con forza e tracotanza l’autonomia e l’indipendenza della Padania, la costituzione del Parlamento padano, quindi la secessione dal resto d’Italia, una volta resisi conto dell’improponibilità di una simile scemenza, per l’opposizione decisa anche da parte dei propri alleati, in primis AN, preoccupata di fingere la difesa dell’unità della Patria, dopo aver rinnegato il Fascismo mussoliniano, hanno cambiato radicalmente strategia ed hanno cercato (evidentemente con l’alta consulenza di qualche stratega nordista) una via piu’ lunga e piu’ aggirante, ma per arrivare alla fine a quel risultato.
Hanno quindi tirato in ballo l’idea del Federalismo fiscale e stanno cercando di convincere qualche meridionalista, come il Presidente della Regione siciliana Lombardo (che evidentemente ha sbagliato indirizzo stradale) nonché la folta schiera di politici e politicanti di destra, di centro, di cosiddetta sinistra, conservatori e liberal riformisti, che il Federalismo fa bene anche al Sud.
In che modo non è dato sapere né ora né, credo, mai!
In ogni caso se Bossi e la Lega tirano fuori i dati, sarà bene esaminarli. A condizione che non sia il Ministro Calderoli, poiché questi verrebbe smentito la sera o la mattina successiva dal Premier pronto ad accusare di menzogna gli avversari piuttosto che colui che le cazzate prima le dice e poi le rinnega.
La storia del dilemma tra Nord e Sud è vecchia di qualche secolo ed essa ha rappresentato nell’ultimo secolo la piu’ grande, incommensurabile, mostruosa mistificazione inventata da esperti, economisti, studiosi, governanti di tutti i tipi per convincere ed inculcare nella mente della gente, del Nord come del Sud, che le zone rientranti in questa area abbiano vissuto, e dissipato, un sacco di risorse, ricevute a titolo di assistenzialismo. Se volessi smentire io una così colossale menzogna, da sempre sostenuta ed amplificata dalla stampa dei vari regimi, non mi basterebbe un volume alto quanta una enciclopedia.
Ma per fortuna, e loro sfortuna, esiste agli atti del PARLAMENTO ITALIANO, una indagine di una Commissione parlamentare del Senato, condotta e coordinata dal compianto Beniamino Andreatta nel 1992, che avrebbe dovuto porre fine per sempre alla diatriba Nord-Sud ed affermare una volta per tutte la verità, ma l’indagine, documento di grande valenza storica, non è stata divulgata dalla stampa di regime. Dopo aver rilevato che quanto lo Stato trasferisce in favore del Sud con gli interventi straordinari, glielo toglie, maggiorato, attraverso l’intervento ordinario, così conclude : “ Solo raddoppiando l’intervento straordinario si porterebbe la spesa statale pro-capite nelle regioni meridionali a livello comparabile con quello delle regioni settentrionali”.
Il giochetto, molto sporco, è quanto mai semplice e questo lo può capire chiunque, senza bisogno di essere né un economista né un esperto. Se al Nord vengono stanziati migliaia di miliardi per costruire metropolitane, passanti, raddoppi di autostrade o di altre strade a larga percorrenza, strutture per Olimpiadi, Campionati mondiali, alta velocità ferroviaria, EXPO, tutto passa come normale ordinario intervento statale, necessario per modernizzare il Paese, ma che comporta spese per migliaia di miliardi. Se al Sud viene costruita una rete fognaria o un acquedotto, questi rappresentano “intervento straordinario” . Faccio un semplicissimo esempio per far capire di che si tratta. L’acqua che si beve nella mia cittadina e in quelle limitrofe è frutto di un acquedotto costruito con i fondi della soppressa Cassa per il Mezzogiorno, ottenuto, o meglio strappato, al Presidente del Consiglio dell’epoca, sen.Amintore Fanfani, bloccato da una manifestazione popolare alla Stazione ferroviaria di Paola (CS), dopo una epidemia di tifo con 63 casi accertati. Ecco, il nostro assistenzialismo è tutto qui : se beviamo acqua potabile che sgorga dai rubinetti è perché qualcuno ce ne ha fatto dono, non certo perché siamo cittadini italiani. E tutto questo nonostante il Sud abbia avuto al Governo quasi sempre ministri in posti chiave. Il Ministro del Tesoro Colombo pubblicò qualche decennio fa un articolo con molto risalto sul paginone dell’Espresso, che diceva piu’ o meno così: L’Italia viaggia come un treno composto da una locomotiva che va a tutta velocità (il Nord e il Nord-Est) che trascina dei vagoni frenati (il Sud); questa situazione non può durare ulteriormente, pena la crisi dell’economia dell’intero Paese. Ora, ci siamo. La facile previsione di Colombo si è puntualmente verificata.
La forbice del divario Nord-Sud si è sempre allargata, senza che vi sia stata un’eccezione almeno per un solo anno.
I nordisti della Lega, evidentemente, si sono resi conto che così non può andare. E quindi hanno pensato che anziché rimuovere il freno che blocca il Sud, sarà meglio staccare i vagoni.
Se il ritardo del Sud non è stato mai recuperato, al contrario si è sempre piu’ allargato, con Governi centralisti che hanno gestito tutte le risorse nazionali e che hanno sempre disatteso tutte le roboanti promesse fatte in occasione di ogni insediamento di un nuovo Governo, come si fa ora a sostenere, se non per gli sciocchi e i “merli” del dialogo, che il Federalismo farà bene anche al Sud??
La cosa non può risultare credibile neanche se Calderoli si immola e si brucia vivo!
E allora il vero obiettivo non può che essere quello di aggirare gli ostacoli incontrati in occasione dei proclami di autonomia e indipendenza del Parlamento padano, finire di sfasciare con il varo del federalismo fiscale quel che resta della fragilissima economia meridionale e dell’unità del Paese per procedere poi ad un grande, storico, ritorno all’indietro (altro che quello della Scuola), con la creazione della Padania (che dovrebbe inglobare anche il Lombardo-Veneto, non si sa se anche i piemontesi), dei Granducati, del Regno delle due Sicilie, aspettando un nuovo Cavour e un nuovo Garibaldi, che possano procedere alla riunificazione.
Voglio augurarmi che almeno questo i fautori del dialogo lo capiscano e che si crei un largo fronte di lotta per respingere gli attacchi leghisti e il ben visibile clima di strisciante “fascismo democratico” in salsa Berlusconi, mentre di tanto in tanto qualche neo aspirante “gerarca” lancia il sasso nello stagno per saggiare le reazioni ed anche, perché no, spostare l’attenzione dal nuovo al vecchio decrepito e seppellito regime e la sua Repubblica di Salò.
In un confronto a distanza con il Prof. Marco Vitali, svoltosi nel 1992 attraverso le colonne del settimanale “Mondo Economico”, sul rapporto Nord-Sud, così concludevo il mio intervento:
In conclusione, vorrei fare una sola domanda a quanti esprimono giudizi sommari e semplicistici contro il : come pensano di risolvere i problemi del Nord (non piu’ quindi quelli del Sud) allorquando quelle altissime percentuali di persone interpellate dal Cirm metteranno in atto quello che oggi è solo un desiderio e un proposito, e si porteranno dietro naturalmente anche la mafia la camorra e la ‘ndrangheta che qui non saprebbero piu’ cosa fare?. I problemi che si possono creare da una nuova migrazione al Nord sarebbero ben diversi e di spessore ben piu’ consistente di quelli creatisi all’epoca di ‘Rocco e i suoi fratelli’”.
Sono stato facile ma, purtroppo, buon profeta.
La situazione è precipitata e domanda e la considerazione finale restano le stesse.
La risposta può essere rappresentata dalla discesa in campo dei 300 mila fucili di Bossi o questo potrebbe far incazzare di brutto le organizzazioni mafiose del Sud, in buona parte trapiantate ormai al Nord?? Ai posteri….
Hanno quindi tirato in ballo l’idea del Federalismo fiscale e stanno cercando di convincere qualche meridionalista, come il Presidente della Regione siciliana Lombardo (che evidentemente ha sbagliato indirizzo stradale) nonché la folta schiera di politici e politicanti di destra, di centro, di cosiddetta sinistra, conservatori e liberal riformisti, che il Federalismo fa bene anche al Sud.
In che modo non è dato sapere né ora né, credo, mai!
In ogni caso se Bossi e la Lega tirano fuori i dati, sarà bene esaminarli. A condizione che non sia il Ministro Calderoli, poiché questi verrebbe smentito la sera o la mattina successiva dal Premier pronto ad accusare di menzogna gli avversari piuttosto che colui che le cazzate prima le dice e poi le rinnega.
La storia del dilemma tra Nord e Sud è vecchia di qualche secolo ed essa ha rappresentato nell’ultimo secolo la piu’ grande, incommensurabile, mostruosa mistificazione inventata da esperti, economisti, studiosi, governanti di tutti i tipi per convincere ed inculcare nella mente della gente, del Nord come del Sud, che le zone rientranti in questa area abbiano vissuto, e dissipato, un sacco di risorse, ricevute a titolo di assistenzialismo. Se volessi smentire io una così colossale menzogna, da sempre sostenuta ed amplificata dalla stampa dei vari regimi, non mi basterebbe un volume alto quanta una enciclopedia.
Ma per fortuna, e loro sfortuna, esiste agli atti del PARLAMENTO ITALIANO, una indagine di una Commissione parlamentare del Senato, condotta e coordinata dal compianto Beniamino Andreatta nel 1992, che avrebbe dovuto porre fine per sempre alla diatriba Nord-Sud ed affermare una volta per tutte la verità, ma l’indagine, documento di grande valenza storica, non è stata divulgata dalla stampa di regime. Dopo aver rilevato che quanto lo Stato trasferisce in favore del Sud con gli interventi straordinari, glielo toglie, maggiorato, attraverso l’intervento ordinario, così conclude : “ Solo raddoppiando l’intervento straordinario si porterebbe la spesa statale pro-capite nelle regioni meridionali a livello comparabile con quello delle regioni settentrionali”.
Il giochetto, molto sporco, è quanto mai semplice e questo lo può capire chiunque, senza bisogno di essere né un economista né un esperto. Se al Nord vengono stanziati migliaia di miliardi per costruire metropolitane, passanti, raddoppi di autostrade o di altre strade a larga percorrenza, strutture per Olimpiadi, Campionati mondiali, alta velocità ferroviaria, EXPO, tutto passa come normale ordinario intervento statale, necessario per modernizzare il Paese, ma che comporta spese per migliaia di miliardi. Se al Sud viene costruita una rete fognaria o un acquedotto, questi rappresentano “intervento straordinario” . Faccio un semplicissimo esempio per far capire di che si tratta. L’acqua che si beve nella mia cittadina e in quelle limitrofe è frutto di un acquedotto costruito con i fondi della soppressa Cassa per il Mezzogiorno, ottenuto, o meglio strappato, al Presidente del Consiglio dell’epoca, sen.Amintore Fanfani, bloccato da una manifestazione popolare alla Stazione ferroviaria di Paola (CS), dopo una epidemia di tifo con 63 casi accertati. Ecco, il nostro assistenzialismo è tutto qui : se beviamo acqua potabile che sgorga dai rubinetti è perché qualcuno ce ne ha fatto dono, non certo perché siamo cittadini italiani. E tutto questo nonostante il Sud abbia avuto al Governo quasi sempre ministri in posti chiave. Il Ministro del Tesoro Colombo pubblicò qualche decennio fa un articolo con molto risalto sul paginone dell’Espresso, che diceva piu’ o meno così: L’Italia viaggia come un treno composto da una locomotiva che va a tutta velocità (il Nord e il Nord-Est) che trascina dei vagoni frenati (il Sud); questa situazione non può durare ulteriormente, pena la crisi dell’economia dell’intero Paese. Ora, ci siamo. La facile previsione di Colombo si è puntualmente verificata.
La forbice del divario Nord-Sud si è sempre allargata, senza che vi sia stata un’eccezione almeno per un solo anno.
I nordisti della Lega, evidentemente, si sono resi conto che così non può andare. E quindi hanno pensato che anziché rimuovere il freno che blocca il Sud, sarà meglio staccare i vagoni.
Se il ritardo del Sud non è stato mai recuperato, al contrario si è sempre piu’ allargato, con Governi centralisti che hanno gestito tutte le risorse nazionali e che hanno sempre disatteso tutte le roboanti promesse fatte in occasione di ogni insediamento di un nuovo Governo, come si fa ora a sostenere, se non per gli sciocchi e i “merli” del dialogo, che il Federalismo farà bene anche al Sud??
La cosa non può risultare credibile neanche se Calderoli si immola e si brucia vivo!
E allora il vero obiettivo non può che essere quello di aggirare gli ostacoli incontrati in occasione dei proclami di autonomia e indipendenza del Parlamento padano, finire di sfasciare con il varo del federalismo fiscale quel che resta della fragilissima economia meridionale e dell’unità del Paese per procedere poi ad un grande, storico, ritorno all’indietro (altro che quello della Scuola), con la creazione della Padania (che dovrebbe inglobare anche il Lombardo-Veneto, non si sa se anche i piemontesi), dei Granducati, del Regno delle due Sicilie, aspettando un nuovo Cavour e un nuovo Garibaldi, che possano procedere alla riunificazione.
Voglio augurarmi che almeno questo i fautori del dialogo lo capiscano e che si crei un largo fronte di lotta per respingere gli attacchi leghisti e il ben visibile clima di strisciante “fascismo democratico” in salsa Berlusconi, mentre di tanto in tanto qualche neo aspirante “gerarca” lancia il sasso nello stagno per saggiare le reazioni ed anche, perché no, spostare l’attenzione dal nuovo al vecchio decrepito e seppellito regime e la sua Repubblica di Salò.
In un confronto a distanza con il Prof. Marco Vitali, svoltosi nel 1992 attraverso le colonne del settimanale “Mondo Economico”, sul rapporto Nord-Sud, così concludevo il mio intervento:
In conclusione, vorrei fare una sola domanda a quanti esprimono giudizi sommari e semplicistici contro il
Sono stato facile ma, purtroppo, buon profeta.
La situazione è precipitata e domanda e la considerazione finale restano le stesse.
La risposta può essere rappresentata dalla discesa in campo dei 300 mila fucili di Bossi o questo potrebbe far incazzare di brutto le organizzazioni mafiose del Sud, in buona parte trapiantate ormai al Nord?? Ai posteri….
lunedì 16 giugno 2008
I BUONI E I CATTIVI DEL PRESIDENTE FINI
I BUONI E I CATTIVI DEL PRESIDENTE FINI .
Dopo il dolore, l’orrore, lo sgomento, il raccapriccio di accettare un avvenimento che doveva solo essere impossibile, con l’auspicio di non essere confusi con gli avvoltoi di turno, pronti a strumentalizzare persino il dolore altrui, qualche riflessione, pacata, che possa aiutarci a capire e ad uscire da un tunnel molto buio, forse non è male elaborarla.
No va dubbio che se ad uccidere il giovane di Verona, senza motivo alcuno, senza provocazione alcuna, senza neanche un appiglio minimo che potesse far scattare una rabbia che va ben oltre l’animalesco, anziché i figli della buona borghesia veronese e padana, bianchi immacolati come la neve che circonda le valli del Nord-Est, fossero stati dei balordi negri, marocchini tunisini o rumeni, e si fosse tenuta una consultazione generale, la Lega e AN avrebbero conquistato a suon di voti migliaia di altri comuni italiani. E’ bastato uno stupro a Roma, atto esecrabile, perché tutto il disordine, la violenza, l’inquietudine che regna nella Capitale italiana, così come in tutte le altre grandi metropoli del mondo, fosse addebitata alla responsabilità dei Sindaci e il progressista ed aperturista Alemanno, genuina espressione di nonno Benito, capovolgesse un risultato elettorale che lo dava perdente una settimana prima. La violenza che circola libera ed indisturbata nelle vie centrali di Verona e può uccidere nel modo piu’ ingiustificato, piu’ insulso e inconcepibile da mente umana, non è certamente addebitabile agli amministratori e giammai alle classi politiche dirigenti di quei territori che hanno conquistato il governo del Paese sulla scorta di due concetti fondamentali: l’odio e l’intolleranza assoluta per tutti i diversi, gli stranieri, gli immigrati, che non hanno diritto di invadere le loro terre e l’egoismo irrefrenabile di tutti i buontemponi del Nord Est, ora del Nord in generale, che arrivano anche all’odio razzista contro i cittadini di questo Paese che hanno il torto di abitare al di sotto di Roma ladrona.
Come se tutto questo non bastasse, ecco la ciliegina sulla torta del neo Presidente della Camera, che non ha fatto neanche in tempo ad insediarsi, quando è stato prontamente chiamato a dissertare sulla differenza tra l’orrendo pestaggio del branco di Verona e la bandiera di Israele incendiata a Torino da qualche scapestrato che si definisce extra parlamentare di sinistra. Il gesto di questi ultimi è, secondo il neo Presidente della Camera, di gran lunga piu’ grave del primo, commesso da giovani disadattati, appartenenti a famiglie per bene, che se non vanno assolti, quanto meno meritano di essere recuperati (concetto, questo, opportunamente suggerito dall’altro Neo Presidente del Senato).
Ma anche stavolta, molti esponenti di centro sinistra o di sinistra hanno clamorosamente sbagliato, aggredendo verbalmente il Presidente Fini per la frase pronunciata.
Può darsi che egli volesse effettivamente fare, come ha sempre fatto, un distinguo tra i “buoni” extra di destra e quelli “cattivi”, extra di sinistra.
Ma nessuno può escludere che il disegno fosse di segno completamente diverso ed opposto.
Egli ha affermato un principio : bruciare una bandiera di uno stato estero è molto piu’ grave che commettere un assassinio di gruppo, bestiale ed incomprensibile. Ma ciò comporta un corollario.
Se bruciare una bandiera di uno stato estero è così grave, figuriamoci quando viene continuamente oltraggiata, vituperata e gettata in quel posto la bandiera del proprio Paese, per issare al suo posto quella della Repubblica indipendente di Padania. Se nessuno avesse contestato le affermazioni del Presidente Fini, non si può escludere che il suo obiettivo era quello di bloccare i generali e le truppe leghiste prima che costoro si insediassero nei gangli del potere di Roma ladrona.
Ancora una volta un’occasione d’oro gettata a mare dagli esponenti di “sinistra”.
Dopo il dolore, l’orrore, lo sgomento, il raccapriccio di accettare un avvenimento che doveva solo essere impossibile, con l’auspicio di non essere confusi con gli avvoltoi di turno, pronti a strumentalizzare persino il dolore altrui, qualche riflessione, pacata, che possa aiutarci a capire e ad uscire da un tunnel molto buio, forse non è male elaborarla.
No va dubbio che se ad uccidere il giovane di Verona, senza motivo alcuno, senza provocazione alcuna, senza neanche un appiglio minimo che potesse far scattare una rabbia che va ben oltre l’animalesco, anziché i figli della buona borghesia veronese e padana, bianchi immacolati come la neve che circonda le valli del Nord-Est, fossero stati dei balordi negri, marocchini tunisini o rumeni, e si fosse tenuta una consultazione generale, la Lega e AN avrebbero conquistato a suon di voti migliaia di altri comuni italiani. E’ bastato uno stupro a Roma, atto esecrabile, perché tutto il disordine, la violenza, l’inquietudine che regna nella Capitale italiana, così come in tutte le altre grandi metropoli del mondo, fosse addebitata alla responsabilità dei Sindaci e il progressista ed aperturista Alemanno, genuina espressione di nonno Benito, capovolgesse un risultato elettorale che lo dava perdente una settimana prima. La violenza che circola libera ed indisturbata nelle vie centrali di Verona e può uccidere nel modo piu’ ingiustificato, piu’ insulso e inconcepibile da mente umana, non è certamente addebitabile agli amministratori e giammai alle classi politiche dirigenti di quei territori che hanno conquistato il governo del Paese sulla scorta di due concetti fondamentali: l’odio e l’intolleranza assoluta per tutti i diversi, gli stranieri, gli immigrati, che non hanno diritto di invadere le loro terre e l’egoismo irrefrenabile di tutti i buontemponi del Nord Est, ora del Nord in generale, che arrivano anche all’odio razzista contro i cittadini di questo Paese che hanno il torto di abitare al di sotto di Roma ladrona.
Come se tutto questo non bastasse, ecco la ciliegina sulla torta del neo Presidente della Camera, che non ha fatto neanche in tempo ad insediarsi, quando è stato prontamente chiamato a dissertare sulla differenza tra l’orrendo pestaggio del branco di Verona e la bandiera di Israele incendiata a Torino da qualche scapestrato che si definisce extra parlamentare di sinistra. Il gesto di questi ultimi è, secondo il neo Presidente della Camera, di gran lunga piu’ grave del primo, commesso da giovani disadattati, appartenenti a famiglie per bene, che se non vanno assolti, quanto meno meritano di essere recuperati (concetto, questo, opportunamente suggerito dall’altro Neo Presidente del Senato).
Ma anche stavolta, molti esponenti di centro sinistra o di sinistra hanno clamorosamente sbagliato, aggredendo verbalmente il Presidente Fini per la frase pronunciata.
Può darsi che egli volesse effettivamente fare, come ha sempre fatto, un distinguo tra i “buoni” extra di destra e quelli “cattivi”, extra di sinistra.
Ma nessuno può escludere che il disegno fosse di segno completamente diverso ed opposto.
Egli ha affermato un principio : bruciare una bandiera di uno stato estero è molto piu’ grave che commettere un assassinio di gruppo, bestiale ed incomprensibile. Ma ciò comporta un corollario.
Se bruciare una bandiera di uno stato estero è così grave, figuriamoci quando viene continuamente oltraggiata, vituperata e gettata in quel posto la bandiera del proprio Paese, per issare al suo posto quella della Repubblica indipendente di Padania. Se nessuno avesse contestato le affermazioni del Presidente Fini, non si può escludere che il suo obiettivo era quello di bloccare i generali e le truppe leghiste prima che costoro si insediassero nei gangli del potere di Roma ladrona.
Ancora una volta un’occasione d’oro gettata a mare dagli esponenti di “sinistra”.
lunedì 21 aprile 2008
L'OCCASIONE D'ORO DI VELTRONI GETTATA ALLE ORTICHE
Ho voluto aspettare un po’ prima di metter giu’ queste brevi osservazioni.
Ho così avuto la conferma di sempre: per eseguire l’autopsia al cadavere del governo di centro sinistra sono stati chiamati vari ed eccellenti esperti, commentatori politici, analisti, sondaggisti, sociologi, mancano finora i neuropsichiatri. Dove ha sbagliato il centro sinistra, cosa non ha capito il centro sinistra che invece ha capito il PDL e la LEGA ? Perché ha perso in tutto il Nord, ma è andata peggio nel Sud. Le indicazioni e le spiegazioni che vengono fornite sono tra le piu’ stravaganti, le piu’ avulse dalla realtà, dalla percezione vera, concreta della gente comune. Tutta.
Chi scrive queste note non lo fa con il senno del poi, ma appartiene a quella sparutissima cerchia di persone di comune buon senso e di discreta capacità di osservazione e di analisi e che, in virtu’ di ciò, aveva previsto e preannunciato qualche mese dopo l’insediamento del Governo Prodi cosa sarebbe esattamente avvenuto, dopo il varo delle misure contenute nella Finanziaria 2007 e nei decreti collegati Visco-Bersani. Solo che ai comuni mortali come me e tante altre persone di buon senso comune non è data la possibilità di salire sulla girandola senza sosta cui sono ammessi nelle TV dei padroni e nei salotti di quella di Stato, compresi quelli dei pseudo progressisti alla Santoro o alla Floris, all’Annunziata etc., dove sono ammessi sempre gli eterni personaggi che compiono sforzi sovrumani per un bla bla infinito per affermare il nulla o il tutto e il contrario di tutto, cioè sempre il nulla.
Il disastro, che si potrebbe anche definire melodramma, della cosiddetta sinistra era un disastro annunciato.
In un breve saggio che ho pubblicato a Gennaio 2007 e che ho messo in rete, nella parte introduttiva ho esaminato tutte le misure contenute in Finanziaria e nei decreti collegati di Visco e Bersani.
Reintroduzione elenco clienti fornitori, tracciabilità pagamenti somme insignificanti, abolizione tariffe professionali, elusione (inventata) nei contratti di fitto d’azienda, esclusione dagli ammortamenti delle aziende del valore che sta sotto gli edifici, misure contro i tassisti, i distributori di carburanti, tentativo di introdurre tassa di soggiorno, ulteriori complicazioni con una serie di adempimenti in un sistema fiscale caratterizzato da una giungla normativa inestricabile, inasprimento cervellotico degli studi di settore per far pagare di piu’ a tutti i miserabili delle partite IVA, non certamente ai grandi evasori, etc, etc.
La mia prima annotazione, in fase introduttiva, era del seguente tenore: “bisogna possedere una buona dose di masochismo per inimicarsi vaste categorie, che rappresentano, con le relative famiglie, milioni di voti … per varare norme che hanno così scarsa importanza ed incisività ai fini del gettito ma che sono di una odiosità insopportabile, degna di una insipienza quasi inspiegabile”.
Signori dei salotti televisivi, non c’è bisogno di neuropsichiatri per spiegare la disfatta.
La spiegazione è molto piu’ semplice di quel che non si creda. I governanti del c.d. centro sinistra hanno fatto incazzare in primissima battuta milioni di cittadini comuni senza mai varare una misura che colpisse le varie caste. Perché, il paradosso sta nel fatto che le misure da loro adottate non sono da respingere a priori, ma neanche a prescindere dalla necessità che prima devi dare segnali forti e rassicuranti circa il fatto che vengano chiamati a contribuire coloro che finora hanno intascato i benefici.
Nella parte centrale del mio saggio ho cercato di dimostrare, oltre al disastro autentico dell’impianto fiscale, la genesi e lo sviluppo del Debito Pubblico e chi sono stati i beneficiari. Credo di esserci pienamente riuscito, poiché da qualche settimana è arrivata la piu’ autorevole conferma che potessi aspettarmi. Il Bollettino della Banca d’Italia ha certificato ufficialmente che il 10% dei cittadini di questa Nazione possiede il 50% della ricchezza nazionale. E la conclusione ultima del mio saggio chiedeva a Prodi e compagni di fare una scelta di campo ben precisa: scontentare e fare incazzare quel 10% oppure il restante 90%?. Hanno scelto la seconda, per la quale avvertivo che, in tal caso, il Caimano rimaneva in agguato, con l’unico scopo di conquistare e mantenere il potere, ben disposto a dichiarare ed impegnarsi, strumentalmente e demagogicamente, per una riduzione delle tasse e per la dispensa di benefici a tutti!
E qui si richiederebbe l’intervento di psicologi e neuropsichiatri. Lasciamo da parte Visco, infausto autore di una imposta quale l’IRAP, per cui non dovrebbe neanche passare piu’ da Via XX Settembre, ma Bersani, Veltroni e compagni (ai quali è stata sottoposta la questione) è mai concepibile che potessero pensare che 1000 o 10000 tassisti o benzinai in piu’ potevano rappresentare la soluzione per milioni di lavoratori e di famiglie ai quali cominciano a mancare i beni primari? State affannosamente cercando una risposta alla disfatta. Sono quei milioni di cittadini incazzati neri, residenti da Bolzano a Canicattì, che non avendo avuto risposta da coloro che l’attendevano, hanno pensato (malissimo finchè si vuole) che un incantatore di serpenti fosse la loro soluzione.
In tutti Paesi del Mondo, in tutte le epoche storiche, allorquando ci si è trovati di fronte ad un debito pubblico come quello italiano, si è fatto ricorso a misure di finanza straordinaria.
Se a quel 10% di straricchi fosse stato spiegato che per il bene della Patria era necessario, indispensabile ed ineluttabile un loro sacrificio pari, poniamo in 3 anni, ad un 20% della loro ricchezza, si sarebbe ottenuto un gettito straordinario all’incirca di 174 mld di €., sufficienti per oltre 4-5 anni ad evitare il ricorso a finanziarie di lacrime e sangue sulla pelle dei diseredati, ad avviare una autentica politica di sviluppo ed occupazione.
Non averlo proposto, caro Walter, ha significato un bellissimo regalo al Caimano, che incassa e ringrazia. Il pranzo è servito. Al prossimo giro!
Francesco Calvano
Ho così avuto la conferma di sempre: per eseguire l’autopsia al cadavere del governo di centro sinistra sono stati chiamati vari ed eccellenti esperti, commentatori politici, analisti, sondaggisti, sociologi, mancano finora i neuropsichiatri. Dove ha sbagliato il centro sinistra, cosa non ha capito il centro sinistra che invece ha capito il PDL e la LEGA ? Perché ha perso in tutto il Nord, ma è andata peggio nel Sud. Le indicazioni e le spiegazioni che vengono fornite sono tra le piu’ stravaganti, le piu’ avulse dalla realtà, dalla percezione vera, concreta della gente comune. Tutta.
Chi scrive queste note non lo fa con il senno del poi, ma appartiene a quella sparutissima cerchia di persone di comune buon senso e di discreta capacità di osservazione e di analisi e che, in virtu’ di ciò, aveva previsto e preannunciato qualche mese dopo l’insediamento del Governo Prodi cosa sarebbe esattamente avvenuto, dopo il varo delle misure contenute nella Finanziaria 2007 e nei decreti collegati Visco-Bersani. Solo che ai comuni mortali come me e tante altre persone di buon senso comune non è data la possibilità di salire sulla girandola senza sosta cui sono ammessi nelle TV dei padroni e nei salotti di quella di Stato, compresi quelli dei pseudo progressisti alla Santoro o alla Floris, all’Annunziata etc., dove sono ammessi sempre gli eterni personaggi che compiono sforzi sovrumani per un bla bla infinito per affermare il nulla o il tutto e il contrario di tutto, cioè sempre il nulla.
Il disastro, che si potrebbe anche definire melodramma, della cosiddetta sinistra era un disastro annunciato.
In un breve saggio che ho pubblicato a Gennaio 2007 e che ho messo in rete, nella parte introduttiva ho esaminato tutte le misure contenute in Finanziaria e nei decreti collegati di Visco e Bersani.
Reintroduzione elenco clienti fornitori, tracciabilità pagamenti somme insignificanti, abolizione tariffe professionali, elusione (inventata) nei contratti di fitto d’azienda, esclusione dagli ammortamenti delle aziende del valore che sta sotto gli edifici, misure contro i tassisti, i distributori di carburanti, tentativo di introdurre tassa di soggiorno, ulteriori complicazioni con una serie di adempimenti in un sistema fiscale caratterizzato da una giungla normativa inestricabile, inasprimento cervellotico degli studi di settore per far pagare di piu’ a tutti i miserabili delle partite IVA, non certamente ai grandi evasori, etc, etc.
La mia prima annotazione, in fase introduttiva, era del seguente tenore: “bisogna possedere una buona dose di masochismo per inimicarsi vaste categorie, che rappresentano, con le relative famiglie, milioni di voti … per varare norme che hanno così scarsa importanza ed incisività ai fini del gettito ma che sono di una odiosità insopportabile, degna di una insipienza quasi inspiegabile”.
Signori dei salotti televisivi, non c’è bisogno di neuropsichiatri per spiegare la disfatta.
La spiegazione è molto piu’ semplice di quel che non si creda. I governanti del c.d. centro sinistra hanno fatto incazzare in primissima battuta milioni di cittadini comuni senza mai varare una misura che colpisse le varie caste. Perché, il paradosso sta nel fatto che le misure da loro adottate non sono da respingere a priori, ma neanche a prescindere dalla necessità che prima devi dare segnali forti e rassicuranti circa il fatto che vengano chiamati a contribuire coloro che finora hanno intascato i benefici.
Nella parte centrale del mio saggio ho cercato di dimostrare, oltre al disastro autentico dell’impianto fiscale, la genesi e lo sviluppo del Debito Pubblico e chi sono stati i beneficiari. Credo di esserci pienamente riuscito, poiché da qualche settimana è arrivata la piu’ autorevole conferma che potessi aspettarmi. Il Bollettino della Banca d’Italia ha certificato ufficialmente che il 10% dei cittadini di questa Nazione possiede il 50% della ricchezza nazionale. E la conclusione ultima del mio saggio chiedeva a Prodi e compagni di fare una scelta di campo ben precisa: scontentare e fare incazzare quel 10% oppure il restante 90%?. Hanno scelto la seconda, per la quale avvertivo che, in tal caso, il Caimano rimaneva in agguato, con l’unico scopo di conquistare e mantenere il potere, ben disposto a dichiarare ed impegnarsi, strumentalmente e demagogicamente, per una riduzione delle tasse e per la dispensa di benefici a tutti!
E qui si richiederebbe l’intervento di psicologi e neuropsichiatri. Lasciamo da parte Visco, infausto autore di una imposta quale l’IRAP, per cui non dovrebbe neanche passare piu’ da Via XX Settembre, ma Bersani, Veltroni e compagni (ai quali è stata sottoposta la questione) è mai concepibile che potessero pensare che 1000 o 10000 tassisti o benzinai in piu’ potevano rappresentare la soluzione per milioni di lavoratori e di famiglie ai quali cominciano a mancare i beni primari? State affannosamente cercando una risposta alla disfatta. Sono quei milioni di cittadini incazzati neri, residenti da Bolzano a Canicattì, che non avendo avuto risposta da coloro che l’attendevano, hanno pensato (malissimo finchè si vuole) che un incantatore di serpenti fosse la loro soluzione.
In tutti Paesi del Mondo, in tutte le epoche storiche, allorquando ci si è trovati di fronte ad un debito pubblico come quello italiano, si è fatto ricorso a misure di finanza straordinaria.
Se a quel 10% di straricchi fosse stato spiegato che per il bene della Patria era necessario, indispensabile ed ineluttabile un loro sacrificio pari, poniamo in 3 anni, ad un 20% della loro ricchezza, si sarebbe ottenuto un gettito straordinario all’incirca di 174 mld di €., sufficienti per oltre 4-5 anni ad evitare il ricorso a finanziarie di lacrime e sangue sulla pelle dei diseredati, ad avviare una autentica politica di sviluppo ed occupazione.
Non averlo proposto, caro Walter, ha significato un bellissimo regalo al Caimano, che incassa e ringrazia. Il pranzo è servito. Al prossimo giro!
Francesco Calvano
sabato 15 marzo 2008
BERSELLI E IL LIBRO DI TREMONTI
Edmondo Berselli, nel commentare su l’Espresso il libro di Giulio Tremonti “La paura e la speranza” si pone piu’ di un interrogativo per capire dove mai volesse andare a parare nel momento in cui dipinge a tinte fosche il panorama interno, ma soprattutto quello internazionale, il catastrofismo che sta per abbattersi sul mondo e quindi la conseguente rinnegazione del suo sperticato liberismo e la proposizione del neo-protezionismo, spazzato via senza alternativa e in modo irreversibile dalla liberalizzazione dei mercati, prima, e dalla selvaggia globalizzazione, dopo.
Si dovrebbe concludere che Tremonti abbia vissuto un’altra vita e che sia ritornato in questo mondo dopo qualche secolo, e che durante i suoi funesti incubi rivede il mondo diviso e frazionato, con l’innalzamento di barriere e di muraglie cinesi.
Quindi, dice Berselli, dobbiamo per forza di cose pensar male anche se commettiamo peccato, ma così andremo molto vicino alla realtà. Da qui la conclusione che il simbolico ombrello di Altan voglia metterlo in quel posto a qualcun altro.
In realtà io penso che bisognerebbe fare uno sforzo di analisi un pochino piu’ sofisticata, perché la conclusione di Berselli, relativamente a quello che pensa di fare Tremonti, è fin troppo ovvia e scontata, per cui si farebbe peccato a pensare il contrario.
Ragion per cui bisognerebbe capire qual’è il disegno strategico, molto piu’ raffinato e diabolico, al quale Tremonti sta cercando di ricorrere affinché l’ombrello scivoli diritto e piu’ fluido in quel posto a qualcun altro.
Egli ha osservato che i 2 candidati che si sfidano per giungere alla guida del Paese stavano facendo lo stesso tipo di campagna elettorale, gareggiando in modo pacchiano a chi fosse piu’ bravo nel fare promesse impossibili da mantenere. Quindi, il nostro Professore, che verosimilmente è piu’ raffinato del suo capo, che un giorno sogna di sostituire, e che possiede obiettivamente maggiori cognizioni in tema di economia e di finanza, ha dedotto che era impossibile proseguire sulla strada di predicare la reiterazione del miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, che tutto ciò alla fine sarebbe diventato pericoloso e penalizzante, una volta vinte le elezioni. Circostanza, peraltro, che evidentemente egli pensa di avere già in tasca. E allora, oltre che inutile, può diventare estremamente dannoso, viste le precedenti ultime due esperienze del Governo di Berlusconi e di quello di Prodi. Alle molte promesse non è corrisposta alcuna realizzazione concreta. Quindi chi arriva a governare deve pensare soltanto a sopravvivere. Meno promesse si fanno e meno fastidi si avranno.
Il nostro, fra l’altro, non è per niente lontano dalla realtà, quando pensa al peggio che si sta per abbattere sull’economia globale, se è vero com’è vero, che i massimi esperti mondiali parlano apertamente di stagflazione. Intanto le sue argomentazioni sono servite, e hanno avuto efficacia, per tirare per la giacca Silvio, che lo ha ascoltato e ha operato una inversione di marcia a 180 gradi. Niente piu’ promesse mirabolanti, niente incentivi per tutti e meno tasse, il nuovo motto è “vedremo…vedremo…cosa troveremo”.
Cosa troveranno, Tremonti lo sa benissimo e perciò lo ha tirato per la giacca. Un paese con la recessione alle porte, il fallimento della compagnia aerea nazionale, le ferrovie allo sfascio, i tribunali senza carta e la polizia senza benzina, le opere infrastrutturali ferme da ben oltre 30 anni. Dall’altra parte il tesoretto di un debito pubblico piu’ alto dell’Everest, per il quale gli italiani ogni anno puntualmente vengono invitati a privarsi del pane e della pasta per concorrere a pagare oltre 140 mila mld di vecchie lire di interessi in favore di quel 10% di sfigati che si ritrovano il 50% della ricchezza nazionale nelle mani, senza che a nessun candidato a premier, da Veltroni a Berlusconi, da Bertinotti a Casini, sfiori l’idea di chiamare a contribuire proprio questi ultimi se non vogliamo sprofondare.
Così come Tremonti sa benissimo, ma questo non osa dirlo, che se stiamo ancora in piedi, oggi, è perchè siamo inglobati in un contesto piu’ ampio e piu’ stabile che si chiama Europa e che se dovessimo applicare una politica protezionistica nei confronti del resto del mondo saremmo spazzati via come fuscelli, immediatamente. Quindi fa finta di sostenere una tesi di cui non può non conoscerne l’utopia, e in questo è diabolico.
La loro strategia diventa in definitiva: Per il momento pensiamo a vincere. Poi penseremo a infilare l’ombrello in quel posto a chi ci farà piu’comodo e piacere. Francesco Calvano.
Si dovrebbe concludere che Tremonti abbia vissuto un’altra vita e che sia ritornato in questo mondo dopo qualche secolo, e che durante i suoi funesti incubi rivede il mondo diviso e frazionato, con l’innalzamento di barriere e di muraglie cinesi.
Quindi, dice Berselli, dobbiamo per forza di cose pensar male anche se commettiamo peccato, ma così andremo molto vicino alla realtà. Da qui la conclusione che il simbolico ombrello di Altan voglia metterlo in quel posto a qualcun altro.
In realtà io penso che bisognerebbe fare uno sforzo di analisi un pochino piu’ sofisticata, perché la conclusione di Berselli, relativamente a quello che pensa di fare Tremonti, è fin troppo ovvia e scontata, per cui si farebbe peccato a pensare il contrario.
Ragion per cui bisognerebbe capire qual’è il disegno strategico, molto piu’ raffinato e diabolico, al quale Tremonti sta cercando di ricorrere affinché l’ombrello scivoli diritto e piu’ fluido in quel posto a qualcun altro.
Egli ha osservato che i 2 candidati che si sfidano per giungere alla guida del Paese stavano facendo lo stesso tipo di campagna elettorale, gareggiando in modo pacchiano a chi fosse piu’ bravo nel fare promesse impossibili da mantenere. Quindi, il nostro Professore, che verosimilmente è piu’ raffinato del suo capo, che un giorno sogna di sostituire, e che possiede obiettivamente maggiori cognizioni in tema di economia e di finanza, ha dedotto che era impossibile proseguire sulla strada di predicare la reiterazione del miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, che tutto ciò alla fine sarebbe diventato pericoloso e penalizzante, una volta vinte le elezioni. Circostanza, peraltro, che evidentemente egli pensa di avere già in tasca. E allora, oltre che inutile, può diventare estremamente dannoso, viste le precedenti ultime due esperienze del Governo di Berlusconi e di quello di Prodi. Alle molte promesse non è corrisposta alcuna realizzazione concreta. Quindi chi arriva a governare deve pensare soltanto a sopravvivere. Meno promesse si fanno e meno fastidi si avranno.
Il nostro, fra l’altro, non è per niente lontano dalla realtà, quando pensa al peggio che si sta per abbattere sull’economia globale, se è vero com’è vero, che i massimi esperti mondiali parlano apertamente di stagflazione. Intanto le sue argomentazioni sono servite, e hanno avuto efficacia, per tirare per la giacca Silvio, che lo ha ascoltato e ha operato una inversione di marcia a 180 gradi. Niente piu’ promesse mirabolanti, niente incentivi per tutti e meno tasse, il nuovo motto è “vedremo…vedremo…cosa troveremo”.
Cosa troveranno, Tremonti lo sa benissimo e perciò lo ha tirato per la giacca. Un paese con la recessione alle porte, il fallimento della compagnia aerea nazionale, le ferrovie allo sfascio, i tribunali senza carta e la polizia senza benzina, le opere infrastrutturali ferme da ben oltre 30 anni. Dall’altra parte il tesoretto di un debito pubblico piu’ alto dell’Everest, per il quale gli italiani ogni anno puntualmente vengono invitati a privarsi del pane e della pasta per concorrere a pagare oltre 140 mila mld di vecchie lire di interessi in favore di quel 10% di sfigati che si ritrovano il 50% della ricchezza nazionale nelle mani, senza che a nessun candidato a premier, da Veltroni a Berlusconi, da Bertinotti a Casini, sfiori l’idea di chiamare a contribuire proprio questi ultimi se non vogliamo sprofondare.
Così come Tremonti sa benissimo, ma questo non osa dirlo, che se stiamo ancora in piedi, oggi, è perchè siamo inglobati in un contesto piu’ ampio e piu’ stabile che si chiama Europa e che se dovessimo applicare una politica protezionistica nei confronti del resto del mondo saremmo spazzati via come fuscelli, immediatamente. Quindi fa finta di sostenere una tesi di cui non può non conoscerne l’utopia, e in questo è diabolico.
La loro strategia diventa in definitiva: Per il momento pensiamo a vincere. Poi penseremo a infilare l’ombrello in quel posto a chi ci farà piu’comodo e piacere. Francesco Calvano.
sabato 16 febbraio 2008
LETTERA A PAOLO MIELI
Le notizie economiche di questi ultimi giorni, drammatiche a dir poco, rafforzano le convinzioni di chi afferma che tutti i contendenti scesi nell’agone politico facciano promesse da marinai, impossibili da mantenere. Era difficilissimo prima, figuriamoci con la stagflazione che si sta proiettando all’orizzonte. Il peggiore dei mali dal punto di vista economico-finaziario perché non ci sono rimedi adeguati. Se combatti la stagnazione, accentui l’inflazione e viceversa. Figuriamoci se può esistere uno stregone capace di moltiplicare i pani e i pesci. Ridurre le tasse a tutti ed elargire incentivi a tutti. Quello che non si capisce (o forse si capisce fin troppo) è che i media tutti siano colpevolmente complici, per cui non pubblicano nessun intervento al riguardo, neanche quando, come è capitato a me con il Direttore del Corriere, riprendi argomenti sui quali loro stessi avevano sollecitato una risposta dai politici, che puntualmente non è arrivata. Qui sotto il testo dell’intervento mai pubblicato da nessuno dei media ai quali ho sottoposto lo stesso argomento.
“”
Al dr. Paolo MIELI
Direttore Corriere della Sera
MILANO
Egregio Direttore,
nell’ultima puntata di Ballarò, Lei ha ben centrato il nucleo del problema attorno al quale ruota , a vuoto, tutto il sistema politico italiano da anni e con esso l’assetto economico e sociale, che è quello che poi interessa la gente. La richiesta di precisare i tagli di spesa è rimasta puntualmente inevasa.
Ho atteso fino ad oggi per scriverle, perché in precedenza avevo inviato una lunga lettera a Veltroni, ripetendo le stesse cose che un anno fa scrissi a Prodi, preannunciandogli la fine del Film così come avvenuto. Ma, naturalmente anche lui gira a vuoto e pensa come tutti gli altri di replicare il miracolo di Gesu’ di moltiplicare pani e pesci per l’intero popolo italiano.
A campagna elettorale iniziata, nessuno mette le mani nelle tasche degli italiani, molte tasse saranno abolite o abbassate, aiuti alle famiglie bisognose,cioè a tutti, con gli interventi piu’ disparati. Ma con quali tagli di spesa? Nessuno lo sa. Dovrebbero bastare questi insensati proclami a rafforzare le convinzioni che molti elettori già hanno, di non esprimere alcun voto. Viene da chiedersi come sia possibile che personaggi che fanno politica per professione da molti anni possano affermare simili sciocchezze?
In campagna elettorale ognuno può sparare le cazzate che gli pare, ma se si potesse ipotizzare per un solo istante una simile elementare sciocchezza, vorrebbe dire che tutti i governanti precedenti hanno fatto sparire miliardi di €uro. Se tutti i cittadini stanno male e le finanze pubbliche sono al disastro, o qualcuno ha sottratto a piene mani o qualcosa non funziona già. Figurarsi dopo!
Personalmente sono convinto che non basta assolutamente neanche il taglio di alcune spese come quelle della “casta” o l’abolizione di Provincie, Comunità montane, Consorzi. etc etc., tagli quanto mai opportuni tranne che per i vertici dei partiti. Per il semplice motivo che le priorità che oggi si vorrebbero affrontare rappresentano la punta di un iceberg immenso, rappresentato da un Paese dove da oltre 40 anni non vengono attuate riforme strutturali nè opere infrastrutturali, finanziati i servizi essenziali, una Giustizia paralizzata, la polizia senza benzina, una Scuola che fa paura, ricerca e innovazione tecnologica fanalino di coda tra i paesi civili e non, la compagnia di bandiera sparita, le ferrovie al collasso, la viabilità stradale che richiederebbe interventi poderosi, un sistema televisivo surgelato, un sistema fiscale indecifrabile e cosparso di contraddizioni e sperequazioni insanabili, l’economia che si profila a crescita zero, la gente che soffre per i bassi salari, le estreme regioni meridionali che stanno per diventare dei cimiteri, ottimi nascondigli per mafia e ‘ndrangheta, insomma un Paese letteralmente in ginocchio. Pensare di rimetterlo in piedi con qualche taglietto o con una crescita che non c’è, è un’operazione fuori dalla portata di ogni essere umano, anche se unto dal Signore. Sono passati credo oltre 25 anni da quando Leo Valiani pubblicò sul Corriere, un giorno di Ferragosto, uno stupendo editoriale nel quale dimostrava come il Paese fosse cresciuto fino ad allora con la “cultura del geometra”, per denunciare la totale mancanza di una cultura programmatoria che ci allineasse all’Europa. Da quella data siamo cresciuti con la “cultura dell’imbianchino”.
A questo Paese mancano semplicemente 3 milioni di miliardi del vecchio conio, che il popolo li ha di debiti, e per i quali paga oltre 70 miliardi di €uro di interessi all’anno, ma che qualche altro ha intascato e continua ad incassare. Il debito pubblico italiano, che nel ’75 era appena di 80 mila miliardi, è esploso per effetto della capitalizzazione degli interessi dall’80 in poi. Non è servito a finanziare alcun servizio o opera, sono solo interessi, e non è per nulla difficile individuare a beneficio di chi è andato. Si rifletta su un aspetto sintomatico ed emblematico. Banche e Compagnie di Assicurazioni, unitamente a finanzieri, finanziarie, brokers e speculatori, che per secoli erano rimasti confinati a livello regionale, in pochi anni sono divenuti protagonisti assoluti a livello europeo e mondiale. Per il semplice motivo che erano loro i detentori della liquidità da investire nei titoli di Stato al 20-22% di tasso.
Ora il Paese ha estremo bisogno, altrimenti frana e affonda. In tutte le epoche storiche, sotto i Governi di qualsiasi colore politico, ogni qualvolta lo stock del debito ha superato il 100% del PIL, si è intervenuti con una manovra che gli scienziati della materia definiscono come “finanza straordinaria”.
Solo in Italia ciò rappresenta un tabu’, un argomento di cui non si può parlare. Ho sottoposto l’argomento a Prodi, a Veltroni, a Bertinotti 15 anni fa. Nessuno si preoccupa di fare almeno un sondaggio, che sono sicurissimo otterrebbe un consenso superiore all’80% e rappresenterebbe l’uovo di Colombo per vincere qualsiasi competizione elettorale, ma soprattutto poter governare, dopo. Anche la stampa, come la TV, oscurano l’argomento.
Il sospetto che sorge è che anche loro abbiano qualche “grande patrimonio” nascosto, da salvaguardare, mentre all’orizzonte si profila un nuovo scontro, durissimo, tra culture e ideologie contrapposte. Da un lato la cultura giustizialista che il PD ha sposato inglobando Italia dei Valori, dall’altro, l’ideologo, responsabile del settore culturale del Partito dato per vincente, infaticabile organizzatore di consensi attraverso i suoi circoli del “buon governo” che hanno sbaragliato anche i circoli della rossa brambilla. Dell’Utri, per risalire lo Stivale, è partito dalla mia sventurata Calabria, dove evidentemente vanta buone amicizie. Forse il vero dissidio con Casini parte dal diverso e sperequato trattamento riservato al buon Totò Cuffaro che, ritenendo di aver realizzato un ottimo target con 5 anni, ha offerto Champagne e cannoli perché pensava di rimanere in sella al Governo regionale. Nessuno lo ho avvertito, che il target era stato innalzato e che ora occorrono un paio di anni in via definitiva e almeno 9 in primo grado per mafia. Al peggio non c’è mai fine!
16/02/08
Francesco Calvano
“”
Al dr. Paolo MIELI
Direttore Corriere della Sera
MILANO
Egregio Direttore,
nell’ultima puntata di Ballarò, Lei ha ben centrato il nucleo del problema attorno al quale ruota , a vuoto, tutto il sistema politico italiano da anni e con esso l’assetto economico e sociale, che è quello che poi interessa la gente. La richiesta di precisare i tagli di spesa è rimasta puntualmente inevasa.
Ho atteso fino ad oggi per scriverle, perché in precedenza avevo inviato una lunga lettera a Veltroni, ripetendo le stesse cose che un anno fa scrissi a Prodi, preannunciandogli la fine del Film così come avvenuto. Ma, naturalmente anche lui gira a vuoto e pensa come tutti gli altri di replicare il miracolo di Gesu’ di moltiplicare pani e pesci per l’intero popolo italiano.
A campagna elettorale iniziata, nessuno mette le mani nelle tasche degli italiani, molte tasse saranno abolite o abbassate, aiuti alle famiglie bisognose,cioè a tutti, con gli interventi piu’ disparati. Ma con quali tagli di spesa? Nessuno lo sa. Dovrebbero bastare questi insensati proclami a rafforzare le convinzioni che molti elettori già hanno, di non esprimere alcun voto. Viene da chiedersi come sia possibile che personaggi che fanno politica per professione da molti anni possano affermare simili sciocchezze?
In campagna elettorale ognuno può sparare le cazzate che gli pare, ma se si potesse ipotizzare per un solo istante una simile elementare sciocchezza, vorrebbe dire che tutti i governanti precedenti hanno fatto sparire miliardi di €uro. Se tutti i cittadini stanno male e le finanze pubbliche sono al disastro, o qualcuno ha sottratto a piene mani o qualcosa non funziona già. Figurarsi dopo!
Personalmente sono convinto che non basta assolutamente neanche il taglio di alcune spese come quelle della “casta” o l’abolizione di Provincie, Comunità montane, Consorzi. etc etc., tagli quanto mai opportuni tranne che per i vertici dei partiti. Per il semplice motivo che le priorità che oggi si vorrebbero affrontare rappresentano la punta di un iceberg immenso, rappresentato da un Paese dove da oltre 40 anni non vengono attuate riforme strutturali nè opere infrastrutturali, finanziati i servizi essenziali, una Giustizia paralizzata, la polizia senza benzina, una Scuola che fa paura, ricerca e innovazione tecnologica fanalino di coda tra i paesi civili e non, la compagnia di bandiera sparita, le ferrovie al collasso, la viabilità stradale che richiederebbe interventi poderosi, un sistema televisivo surgelato, un sistema fiscale indecifrabile e cosparso di contraddizioni e sperequazioni insanabili, l’economia che si profila a crescita zero, la gente che soffre per i bassi salari, le estreme regioni meridionali che stanno per diventare dei cimiteri, ottimi nascondigli per mafia e ‘ndrangheta, insomma un Paese letteralmente in ginocchio. Pensare di rimetterlo in piedi con qualche taglietto o con una crescita che non c’è, è un’operazione fuori dalla portata di ogni essere umano, anche se unto dal Signore. Sono passati credo oltre 25 anni da quando Leo Valiani pubblicò sul Corriere, un giorno di Ferragosto, uno stupendo editoriale nel quale dimostrava come il Paese fosse cresciuto fino ad allora con la “cultura del geometra”, per denunciare la totale mancanza di una cultura programmatoria che ci allineasse all’Europa. Da quella data siamo cresciuti con la “cultura dell’imbianchino”.
A questo Paese mancano semplicemente 3 milioni di miliardi del vecchio conio, che il popolo li ha di debiti, e per i quali paga oltre 70 miliardi di €uro di interessi all’anno, ma che qualche altro ha intascato e continua ad incassare. Il debito pubblico italiano, che nel ’75 era appena di 80 mila miliardi, è esploso per effetto della capitalizzazione degli interessi dall’80 in poi. Non è servito a finanziare alcun servizio o opera, sono solo interessi, e non è per nulla difficile individuare a beneficio di chi è andato. Si rifletta su un aspetto sintomatico ed emblematico. Banche e Compagnie di Assicurazioni, unitamente a finanzieri, finanziarie, brokers e speculatori, che per secoli erano rimasti confinati a livello regionale, in pochi anni sono divenuti protagonisti assoluti a livello europeo e mondiale. Per il semplice motivo che erano loro i detentori della liquidità da investire nei titoli di Stato al 20-22% di tasso.
Ora il Paese ha estremo bisogno, altrimenti frana e affonda. In tutte le epoche storiche, sotto i Governi di qualsiasi colore politico, ogni qualvolta lo stock del debito ha superato il 100% del PIL, si è intervenuti con una manovra che gli scienziati della materia definiscono come “finanza straordinaria”.
Solo in Italia ciò rappresenta un tabu’, un argomento di cui non si può parlare. Ho sottoposto l’argomento a Prodi, a Veltroni, a Bertinotti 15 anni fa. Nessuno si preoccupa di fare almeno un sondaggio, che sono sicurissimo otterrebbe un consenso superiore all’80% e rappresenterebbe l’uovo di Colombo per vincere qualsiasi competizione elettorale, ma soprattutto poter governare, dopo. Anche la stampa, come la TV, oscurano l’argomento.
Il sospetto che sorge è che anche loro abbiano qualche “grande patrimonio” nascosto, da salvaguardare, mentre all’orizzonte si profila un nuovo scontro, durissimo, tra culture e ideologie contrapposte. Da un lato la cultura giustizialista che il PD ha sposato inglobando Italia dei Valori, dall’altro, l’ideologo, responsabile del settore culturale del Partito dato per vincente, infaticabile organizzatore di consensi attraverso i suoi circoli del “buon governo” che hanno sbaragliato anche i circoli della rossa brambilla. Dell’Utri, per risalire lo Stivale, è partito dalla mia sventurata Calabria, dove evidentemente vanta buone amicizie. Forse il vero dissidio con Casini parte dal diverso e sperequato trattamento riservato al buon Totò Cuffaro che, ritenendo di aver realizzato un ottimo target con 5 anni, ha offerto Champagne e cannoli perché pensava di rimanere in sella al Governo regionale. Nessuno lo ho avvertito, che il target era stato innalzato e che ora occorrono un paio di anni in via definitiva e almeno 9 in primo grado per mafia. Al peggio non c’è mai fine!
16/02/08
Francesco Calvano
mercoledì 1 agosto 2007
LETTERA A UNINDUSTRIA BOLOGNA
Ho letto con grande interesse e un pizzico di soddisfazione il servizio pubblicato da “Il Sole 24 Ore” del 24 luglio, sulla base dei dati elaborati da codesta Organizzazione. La soddisfazione deriva dal fatto che sull’argomento vado conducendo una battaglia piuttosto solitaria da una ventina di anni e quindi mi fa molto piacere che qualcuno, autorevole e con mezzi piu’ appropriati, si sia finalmente interessato a quella che ritengo sia la base di tutte le discussioni, per chi vuol esprimere un minimo di serietà.
Sull’argomento ho pubblicato, a mie spese, e distribuito in maniera mirata sempre con le mie modeste possibilità, il breve saggio che mi permetto di sottoporvi.
In esso è contenuta una analisi sicuramente piu’ ampia, che affronta diversi argomenti, con una tesi di fondo, che forse non condividerete in pieno, e che si basa sulla constatazione che per affrontare la grave, quasi insanabile, crisi del sistema Italia, occorrono risorse che io penso debbano scaturire da una manovra di carattere straordinario, che può essere quella da me indicata, come può essere qualsiasi altra. La mia è una tesi soggetta a tutte le critiche, le correzioni, le alternative possibili. Se però, non è rispondente quella da me indicata, qualcuno dovrà pur dire quale possa essere. Perché una cosa è certa : dopo oltre quindici anni di finanziarie che non sanno piu’ dove spremere e chi crocifiggere, la situazione è al punto di partenza, ma con l’aggravante che il Paese, nel suo complesso, è fermo, cioè sostanzialmente in regresso.
Tutto questo dipende, a mio modesto avviso, e ciò sostanzialmente coincide con le Vostre elaborazioni ed osservazioni, da due fattori principali, che si intrecciano e si interconnettono tra di loro e che nel mio saggio costituiscono la parte centrale dell’analisi.
Non è cioè sostenibile ulteriormente che un Paese che si definisce civile, appartenente all’area piu’ evoluta del mondo, nella quale occupa, o occupava, un posto di rilievo nella graduatoria relativa, mantenga in piedi un sistema fiscale, da cui devono scaturire le risorse necessarie, divenuto complicato, complesso, farraginoso, inestricabile, tale da far diventare tutti gli addetti ai lavori sostanzialmente ignoranti e incapaci di operare, da un lato,mentre dall’altro risulta estremamente contraddittorio, sperequato nei confronti di chiunque intraprenda, insopportabile e assolutamente incivile!
E qui viene fuori l’argomento cardine da voi e da me affrontato ogni volta che ho potuto.
Lo scandalo, perché di questo si tratta, è l’illegittimità di una imposta come l’IRAP, che ha aggravato in modo esponenziale gli effetti distorsivi già creati dalla soppressa Ilor.
Non è completamente esatto ciò che mette in rilievo il “Sole”, che la base imponibile è gonfiata dai costi e che in gran parte sono diventati indeducibili. E’ vero anche questo, ma l’aspetto principale è costituito dall’IRAP, che da sola, anche senza il concorso degli altri costi indeducibili, può, come in effetti avviene, provocare effetti devastanti e non accettabili nella maniera piu’ assoluta.
Il servizio citato parla nell’occhiello di una pressione tra il 52 il 164%.
Nel mio saggio riporto alcuni casi di concreta applicazione dell’imposizione in quanto tratti da bilanci ufficiali, rispetto ai quali posso testimoniare direttamente l’assoluta assenza di manovre evasive od elusive. Tra le citazioni vi è quella di una società mista pubblico-privata
che in un anno ha realizzato un utile ante imposte di €. 20.973 ed ha pagato imposte per 102.053, chiudendo con una perdita civilistica di €.81.080, mentre l’anno successivo con una perdita di 336.570 euro ha pagato imposte per 84.475. Chi è che sa calcolare qual è la percentuale di tassazione su una perdita? Evidentemente il calcolo è impossibile. Ma è ancora piu’ scandaloso e inaccettabile il primo caso, cioè di un utile di modesta entità che viene trasformato in perdita e serve a far capire quale sia il meccanismo, mostruoso, ma certamente illegittimo attraverso il quale si può mandare in crisi un’azienda che riesce a realizzare un utile modesto. Prima viene prelevata l’IRAP sul costo del personale e sugli oneri finanziari, dopo di che l’Erario applica l’imposta IRES sul risultato ante imposte, cioè riesce a tassare un utile inesistente che ha già prelevato. Cioè tassa le imposte che ha già prelevato, ma le fa pagare all’Azienda! Non sono certissimo al 100%, ma credo sia unica al mondo. Al riguardo si possono fare molti esempi illustrativi e fornire migliaia di casi concreti.
Un Paese non può certo reggersi sulle illegittimità fiscali, fino a quando la Magistratura non le demolisce. Nessuna lotta all’evasione può essere condotta efficacemente dovendosi muovere in una giungla legislativa inestricabile e nessuna razionalizzazione può essere proposta se prima non vengono eliminate queste assurdità logiche e giuridiche, che falsano in modo aberrante il reale livello di pressione fiscale. In queste condizioni, men che mai si può pensare ad una riduzione della pressione fiscale generalizzata per mettere in moto un meccanismo virtuoso dell’economia, come vanno sbandieranno demagogicamente Berlusconi e Tremonti, scopiazzando la teoria di Laffer.
Inoltre, i piu’ recenti orientamenti della Comunità Europea tendono ad evitare differenze e sperequazioni fiscali tra i vari paesi dell’Unione, e quella dell’Irap italiana credo sia un classico di sperequazione capace di alterare le condizioni di parità nella competizione internazionale. Una idonea iniziativa, anche presso la Comunità Europea, in cui vengano spiegati bene i meccanismi di queste anomalie tutte italiane potrebbe produrre i suoi frutti.
Paola 01/08/2007
Francesco Calvano
Sull’argomento ho pubblicato, a mie spese, e distribuito in maniera mirata sempre con le mie modeste possibilità, il breve saggio che mi permetto di sottoporvi.
In esso è contenuta una analisi sicuramente piu’ ampia, che affronta diversi argomenti, con una tesi di fondo, che forse non condividerete in pieno, e che si basa sulla constatazione che per affrontare la grave, quasi insanabile, crisi del sistema Italia, occorrono risorse che io penso debbano scaturire da una manovra di carattere straordinario, che può essere quella da me indicata, come può essere qualsiasi altra. La mia è una tesi soggetta a tutte le critiche, le correzioni, le alternative possibili. Se però, non è rispondente quella da me indicata, qualcuno dovrà pur dire quale possa essere. Perché una cosa è certa : dopo oltre quindici anni di finanziarie che non sanno piu’ dove spremere e chi crocifiggere, la situazione è al punto di partenza, ma con l’aggravante che il Paese, nel suo complesso, è fermo, cioè sostanzialmente in regresso.
Tutto questo dipende, a mio modesto avviso, e ciò sostanzialmente coincide con le Vostre elaborazioni ed osservazioni, da due fattori principali, che si intrecciano e si interconnettono tra di loro e che nel mio saggio costituiscono la parte centrale dell’analisi.
Non è cioè sostenibile ulteriormente che un Paese che si definisce civile, appartenente all’area piu’ evoluta del mondo, nella quale occupa, o occupava, un posto di rilievo nella graduatoria relativa, mantenga in piedi un sistema fiscale, da cui devono scaturire le risorse necessarie, divenuto complicato, complesso, farraginoso, inestricabile, tale da far diventare tutti gli addetti ai lavori sostanzialmente ignoranti e incapaci di operare, da un lato,mentre dall’altro risulta estremamente contraddittorio, sperequato nei confronti di chiunque intraprenda, insopportabile e assolutamente incivile!
E qui viene fuori l’argomento cardine da voi e da me affrontato ogni volta che ho potuto.
Lo scandalo, perché di questo si tratta, è l’illegittimità di una imposta come l’IRAP, che ha aggravato in modo esponenziale gli effetti distorsivi già creati dalla soppressa Ilor.
Non è completamente esatto ciò che mette in rilievo il “Sole”, che la base imponibile è gonfiata dai costi e che in gran parte sono diventati indeducibili. E’ vero anche questo, ma l’aspetto principale è costituito dall’IRAP, che da sola, anche senza il concorso degli altri costi indeducibili, può, come in effetti avviene, provocare effetti devastanti e non accettabili nella maniera piu’ assoluta.
Il servizio citato parla nell’occhiello di una pressione tra il 52 il 164%.
Nel mio saggio riporto alcuni casi di concreta applicazione dell’imposizione in quanto tratti da bilanci ufficiali, rispetto ai quali posso testimoniare direttamente l’assoluta assenza di manovre evasive od elusive. Tra le citazioni vi è quella di una società mista pubblico-privata
che in un anno ha realizzato un utile ante imposte di €. 20.973 ed ha pagato imposte per 102.053, chiudendo con una perdita civilistica di €.81.080, mentre l’anno successivo con una perdita di 336.570 euro ha pagato imposte per 84.475. Chi è che sa calcolare qual è la percentuale di tassazione su una perdita? Evidentemente il calcolo è impossibile. Ma è ancora piu’ scandaloso e inaccettabile il primo caso, cioè di un utile di modesta entità che viene trasformato in perdita e serve a far capire quale sia il meccanismo, mostruoso, ma certamente illegittimo attraverso il quale si può mandare in crisi un’azienda che riesce a realizzare un utile modesto. Prima viene prelevata l’IRAP sul costo del personale e sugli oneri finanziari, dopo di che l’Erario applica l’imposta IRES sul risultato ante imposte, cioè riesce a tassare un utile inesistente che ha già prelevato. Cioè tassa le imposte che ha già prelevato, ma le fa pagare all’Azienda! Non sono certissimo al 100%, ma credo sia unica al mondo. Al riguardo si possono fare molti esempi illustrativi e fornire migliaia di casi concreti.
Un Paese non può certo reggersi sulle illegittimità fiscali, fino a quando la Magistratura non le demolisce. Nessuna lotta all’evasione può essere condotta efficacemente dovendosi muovere in una giungla legislativa inestricabile e nessuna razionalizzazione può essere proposta se prima non vengono eliminate queste assurdità logiche e giuridiche, che falsano in modo aberrante il reale livello di pressione fiscale. In queste condizioni, men che mai si può pensare ad una riduzione della pressione fiscale generalizzata per mettere in moto un meccanismo virtuoso dell’economia, come vanno sbandieranno demagogicamente Berlusconi e Tremonti, scopiazzando la teoria di Laffer.
Inoltre, i piu’ recenti orientamenti della Comunità Europea tendono ad evitare differenze e sperequazioni fiscali tra i vari paesi dell’Unione, e quella dell’Irap italiana credo sia un classico di sperequazione capace di alterare le condizioni di parità nella competizione internazionale. Una idonea iniziativa, anche presso la Comunità Europea, in cui vengano spiegati bene i meccanismi di queste anomalie tutte italiane potrebbe produrre i suoi frutti.
Paola 01/08/2007
Francesco Calvano
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