giovedì 29 aprile 2010

Lettera a L’Espresso – FEBBRE ITALIA

Vorrei intervenire, se ciò è consentito anche ad un comune mortale che non ha la notorietà dei due illustri Professori che hanno pubblicato diagnosi e prognosi sulla grave, direi drammatica, crisi economico-finanziaria del nostro Paese, ma che ha qualche buona informazione di base per percorso di studi e qualche approfondimento non del tutto trascurabile.Uri Dadush e Moises Naim hanno svolto un’analisi sulla situazione italiana sicuramente di alto livello, che è da accogliere pienamente per quanto riguarda il grido di allarme che essi lanciano sulla reale situazione italiana e l’invito a non sottovalutare il pericolo, molto plausibile, che il default possa avvenire da un momento all’altro. Assolutamente condivisibile il primo dei pericoli che essi denunciano, la voragine del debito pubblico. Sul resto e sulla prognosi, viceversa, c’è molto da obiettare.
Del tutto fuorviante appare l’osservazione che una delle cause dell’aggravarsi della crisi vada attribuita all’alto costo del lavoro in Italia rispetto agli altri paesi nostri competitors per le seguenti osservazioni:
1)Non solo in Italia, ma nel mondo, l’aumento della produttività non ha mai portato ad un miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori, come ha dimostrato Rifkin qualche fa, che l’Espresso ha pubblicato; ad un aumento di produttività negli ultimi dieci anni, prima della crisi, ha fatto riscontro l’espulsione di 31 milioni di lavoratori a livello mondiale;
2) L’affermazione dei due autori è in pieno contrasto con quanto vanno sostenendo da tempo i sindacati italiani (tutti) in merito alla perdita di potere di acquisto, consistente, dei salari italiani rispetto all’Europa;
3) Ed infine, sembra smentita in pieno dai dati contenuti nella Tabella pubblicata all’interno dello stesso articolo, dove il costo del lavoro (al lordo) italiano viene dopo quello di altri 11 paesi competitors e il raffronto si acutizza se vengono presi in esame i salari netti, dimezzati dal prelievo fiscale e contributivo.
Da queste osservazioni discende la conseguenza logica e coerente che la ricetta per sanare l’economia e lo stesso debito pubblico non può certo essere quella di tagliare i salari del 6%.
A parte ogni considerazione sulla effettiva praticabilità di una simile diabolica misura che verrebbe a colpire ancora una volta e sempre lavoratori, che in tale evenienza avrebbero il sostegno deciso dei sindacati, il presunto vantaggio che ne dovrebbe scaturire in termini incentivanti per l’economia, sarebbe vanificato , e produrrebbe un contraccolpo opposto, poiché provocherebbe una fase di diminuzione dei consumi e quindi innescherebbe un ciclo depressivo dell’economia.
Sulla base di queste considerazione, la stessa analisi sul debito pubblico diventa parziale ed incompleta, per certi aspetti solo accennata.
L’Italia, da circa un trentennio, si trova stretta in una morsa soffocante per via dell’immenso, insostenibile stock del debito e dei conseguenti costi che genera. Nonostante i venti anni di manovre attuate con le Finanziarie annuali, oggi il debito non solo non è diminuito bensì aumentato, con il risultato che tutte le risorse aggiuntive sottratte alla massa dei cittadini sono finiti inghiottiti dalla voragine del debito, con l’ulteriore arricchimento dei possessori dei titoli di stato e un latente andamento depressivo dell’economia, con il ristagno pauroso in tutti i settori; dalla scuola alle infrastrutture, dalla sanità alla giustizia, dalle compagnie aeree alle ferrovie, e l’elenco è lungo, non si salva nessuno.
L’infernale intreccio stock del debito, oneri da esso scaturenti, riflessi sull’economia e sulla finanza, dice chiaramente che non esistono molti spiragli per uscire dalla crisi. La morsa, di cui parlavo, è presto detta : se l’economia continua a ristagnare, il livello dei tassi si mantiene basso, ma in tal caso non ci può essere crescita; se c’è quest’ultima, il livello dei tassi inesorabilmente cresce e può benissimo provocare quel default alla greca paventato dai due economisti.
Come se ne può uscire?
Con una manovra combinata tra prelievo straordinario sui patrimoni di quel 10% di cittadini che possiede il 50% della ricchezza finanziaria (vedi relazione Bankitalia) e una contestuale revisione dei meccanismi che regolano i titoli di stato. Sul mio Blog ho pubblicato una proposta concreta e specifica sull’argomento, rifacendomi anche alla Relazione che il Direttore del Debito Pubblico ha presentato al Parlamento, qualche anno fa, sugli innumerevoli provvedimenti adottati al riguardo dall’unità d’Italia fino al 1945, allorquando il debito è stato praticamente per effetto dell’inflazione bellica.
E forse non è una semplice coincidenza la circostanza rilevante che la ricostruzione post-bellica, prima, e il miracolo economico italiano,dopo, siano avvenuti in un contesto di assenza di debito pubblico e con avanzi primari fino al 1965.
A questo punto chiedo all’Espresso, il piu’autorevole settimanale diffuso in Italia, aperto al dialogo al confronto all’approfondimento delle tematiche importanti, perché mai una simile proposta non possa essere portata all’attenzione e al dibattito tra i lettori?
Almeno un appoggio, piu’ che autorevole, da parte dell’azionista del settimanale, Ing. De Benedetti, lo dovrei raccogliere, dal momento che egli ha lanciato l’idea di una imposta straordinaria sui patrimoni dalle colonne del “sole 24-ore, nello scorso mese di settembre, sulla base di un’analisi e di argomentazioni che coincidono all’unisono con quelle da me sviluppate nell’opuscolo pubblicato in gennaio 2007 “Perché urge la Patrimoniale” . Francesco Calvano

sabato 3 aprile 2010

BERSANI E LA CARTINA DI TORNASOLE

Come da consuetudine ormai consolidata, all’indomani di una consultazione elettorale importante, i commenti le analisi le ricerche psico sociologiche e ambientali non si contano. Ognuno pensa di avere una verità in tasca e le ricette diventano migliaia di migliaia. Ma finora non ne ho trovato una sola che abbia il coraggio o la consapevolezza di affondare il dito nella piaga e capace di analizzare la fenomenologia collegata alla struttura della società, dell’economia, dell’organizzazione del lavoro. Tutti si dibattono nell’affannosa ricerca delle cause sub-strutturali, del dialogo si, dialogo no con Berlusconi e la destra, come se le due formazioni fossero la stessa cosa o le due facce di una stessa medaglia. Così assolutamente non dovrebbe essere, ma forse lo è, e sono io che mi ostino a credere e pensare che non può essere. Tra le numerose altre, ho letto con interesse e attenzione la lettera scritta da Bersani, via Internet, e mi sono compiaciuto se non altro per il metodo nuovo di apertura al mondo civile e per la richiesta di dialogo, ritengo senz’altro dettata dalla volontà di conoscere, capire ed elaborare. C’è un passaggio centrale particolarmente incisivo, sul quale dovrebbero concentrarsi i commenti e il dibattito.

“Il Partito Democratico è il partito di una nuova centralità e dignità del lavoro dipendente, autonomo, imprenditoriale e della valorizzazione del suo ruolo nella costruzione del futuro del Paese”, afferma Bersani.

Il concetto è pienamente condivisibile. Bisognerebbe dibattere su come si possa raggiungere. Per fare ciò occorre avere coraggio, lealtà, uscire dal provincialismo. L’organizzazione del lavoro, rispetto al passato, è profondamente cambiata. Tant’è che una delle cause del crollo dei consensi e del voti in favore della sinistra in determinate zone è determinata proprio dalla mancanza della classe lavoratrice nelle fabbriche e non tanto invece dal radicamento sul territorio della lega, che è presente si, ma che raccoglie voti sputando veleno su tutto e tutti, compreso Berlusconi a seconda delle epoche, e inculcando nella mente e nel cuore della gente i sentimenti piu’ biechi, piu’ razzisti, piu’ retrogradi che si possano concepire. La concorrenza non può certo avvenire a tali livelli.

Bisogna allora partire dall’analisi che il lavoro non esiste piu’ nelle sue forme tradizionali ( e ciò riguarda il pianeta terra,non solo l’Italia), esiste in misura esigua rispetto al passato, basta leggere i testi e gli aggiornamenti di Jeremy Rifkin per rendersi conto che la progressiva e paurosa caduta dei posti di lavoro è cominciata da 30-40 anni, anche rispetto ad un aumento della produttività e dei profitti. Di recente è stata accentuata e resa drammatica dalla crisi scoppiata con le bolle finanziarie, ma l’occupazione non tornerà mai piu’ ai livelli precedenti. Da ciò discende una prima importante decisiva conclusione, e cioè che bisogna impostare la lotta per garantire il lavoro al maggior numero possibile di individui puntando su una concezione completamente rivista ed aggiornata, inedita e rivoluzionaria. Lo sviluppo delle tecnologie e di internet riservano un numero sempre decrescente di posti di lavoro, quindi bisognerà disegnare una sua organizzazione dove possano lavorare tutti (diversamente una società non si regge) per un numero inferiore di ore e dedicare il resto alla copertura e sviluppo delle attività nel campo del sociale.

Il secondo, peculiare, drammatico aspetto del nostro Paese è rappresentato dallo stock del debito pubblico, che, nonostante le manovre delle finanziarie da 20 anni a questa parte, continua ad aumentare e rischia di soffocare qualsiasi possibilità non solo di sviluppo, ma anche di solo mantenimento dei servizi essenziali per le moltitudini di cittadini. Mi risparmio di elencare tutti i servizi ed i settori in profonda crisi per la mancanza di risorse, essi sono sotto gli occhi di tutti.

Caro Bersani, è tutto qui il problema dello schieramento, chiamiamolo di sinistra, di centro sinistra, progressista, emancipato. Avere il coraggio di elaborare una proposta per la costruzione del futuro del Paese, senza temere di essere tacciati ed accusati dall’imperatore di estremismo, di comunisti e via dicendo.
Questo Paese non può andare da nessuna parte se non si risana il debito pubblico. Dall’unità d’Italia al 1945 sono state fatte decine e decine di manovre sui titoli del debito pubblico da tutti i governi borghesi che si sono succeduti e nessuno li ha tacciati di estremisti o comunisti. Sul mio Blog, ho riportato la Relazione del Direttore Generale alla commissione parlamentare di vigilanza sul debito pubblico, ma ho anche pubblicato un documento nel quale ho sviluppato l’ipotesi, che basta tradurre in articolato legislativo, per prelevare un’aliquota una tantum a quel 10% di super ricchi che possiede il 50% della ricchezza finanziaria (oltre quella immobiliare, come ci ricorda con molta enfasi, ogni anno, il Governatore di Bankitalia) per avviare il risanamento delle finanze pubbliche, premessa per la creazione di posti di lavoro che porti a quel “processo di costruzione del futuro del Paese”.

Questa sarebbe anche, al di là della sua bontà intrinseca, la cartina di tornasole per verificare se il nostro Premier è davvero dalla parte del popolo che lo ama.
Resto a disposizione per ampliare e portare avanti il dibattito sugli argomenti e le tematiche proposte. Francesco Calvano
http://studiocalvano.blogspot.com/

U.Galimberti: il vero volto del capitalismo
http://www.youtube.com/watch?v=tnGXsqHuhWE

mercoledì 31 marzo 2010

ULTIMA SPEME : L’ASTENSIONISMO

ULTIMA SPEME : L’ASTENSIONISMO
Finalmente, era ora! L’astensionismo è diventato il primo partito. Manca un’altra piccola quota percentuale e possiamo mettere in crisi questo fradicio decrepito sistema di potere che ancora viene definito democratico. E’ solo grazie a questa falsa definizione che l’Imperatore e il grosso stuolo di suoi tirapiedi possono gridare alla vittoria, pur avendo totalizzato un netto calo sia in termini numerici che di percentuali rispetto a tutte le ultime competizioni. Che comunque necessitano di qualche commento chiarificatore.
PDL e Lega insieme allo 0,7 della destra hanno raggiunto una percentuale di circa il 40% dei voti espressi (circa 26 milioni), pari quindi a circa 10,4 milioni di voti. Se rapportiamo questo dato al totale degli aventi diritto al voto, pari a circa 41 milioni, ne consegue che la grande coalizione di destra osannante vittoria rappresenta realmente appena il 25% degli aventi diritti al voto. L’imperatore rappresenta un italiano su quattro, ma egli continua a parlare a nome di tutti gli italiani, che lo amerebbero e lo adorano. Un compianto, carissimo, amico, trainer calcistico, dopo ogni partita osava commentare : “ chi vince è un bel ragazzo, chi perde è una testa di c…o”.
E loro, pur rappresentando un italiano su quattro, grazie ad un sistema e un congegno altamente democratico, hanno vinto. A furor di popolo, o forse no? La risposta la fornisce sempre Lui, il grande, l’imbattibile. Non passa giorno in cui non lanci strali, attacchi furibondi, improperi, accuse contro tutti, dal cofondatore del PDL all’opposizione, dai giornalisti della carta stampata a quelli radio-televisivi (di cui ne controlla un buon 80%), dai magistrati alle piu’ alte cariche istituzionali, dagli artisti agli uomini di cultura. Tutti complottano contro di lui ! Ma, allora, chi lo vota? La risposta ognuno se la può dare da solo. A me preme completare l’analisi della seconda parte della frase del mio amico, cioè di chi perde, perché qui c’è un’altra metà della spiegazione del perché la destra “vince”. Qualcuno ha affermato, in questi giorni, che il PD è un soggetto acefalo sul territorio. Al contrario, io penso che sia acefalo soprattutto al vertice. A parte gli sbandamenti paurosi da qualche anno a questa parte sulle strategie, le alleanze, la metodologia delle scelte, che vorrebbero far passare per autenticamente democratiche, ma poi sono sempre dominate dalle congiure di palazzo e dai soliti giochi di potere esercitate da soggetti che dominano la scena da molti lustri. Ma, a parte ciò, sono degli autentici masochisti, e quindi assumono tutte le caratteristiche dei perdenti calcistici. Almeno tre delle quattro regioni perdute in favore della destra sono state un autentico regalo, poiché anche uno sciocco capisce ed intuisce che non si possono riconfermare candidature di personaggi che hanno amministrato come i porci e sono indagati dalla magistratura, anche se è vero, com’è vero, che questa regola non vale per i candidati di destra, poiché per questi ultimi piu’ lunga è la fedina penale e piu’ voti raccolgono. Ma gli elettori di sinistra o progressisti non sono assolutamente uguali a quelli di destra e non perdonano che i loro personaggi di riferimento si comportino come gli avversari. E’ proprio questa differenza che determina le scelte di voto, diversamente l’uno vale l’altro.
Infine, tale appiattimento si verifica anche sulle scelte fondamentali di politica economico finanziaria, dal momento che nessun partito di opposizione è capace di indicare dove trovare le risorse per affrontare una crisi profonda nel contesto di un Paese indebitato oltre ogni ragionevole misura e che rischia di fare tra poco la fine della Grecia. Le risorse vanno recuperate dai super ricchi, come indica il Governatore di Bankitalia, non già dai ceti medi.
Da ciò, molto verosimilmente, discende l’aumento del fenomeno astensionismo al quale paradossalmente dovremmo agganciarci, quale ultima dea, per sfaldare l’impianto mostruoso che stanno per mettere in atto i vincitori, l’imperatore con la riforma presidenzialista e il senatur con il federalismo, perché evidentemente 150 anni di unità possono bastare a questa povera Italia.
E la storia, così, si ripete, non quale maestra di vita bensì come maestra di malavita, in cui potranno sguazzare i vecchi e i nuovi intrallazzisti di ogni genere e di ogni risma. Probabilmente senza neanche piu’ l’ingombro dei Magistrati, la cui “riforma” è alle porte.
La speme, ultima dea, l’astensionismo.

mercoledì 20 gennaio 2010

LA RICCHEZZA C’E’ : PRELEVARLA X RISANARE – ECCO COME !

LA RICCHEZZA C’E’ : PRELEVARLA X RISANARE – ECCO COME !


La crisi è alle spalle, secondo l’ottimismo forzato del governement, ma non passa giorno senza che vengano annunciati chiusure di fabbriche e di aziende, molte provocate non da cause legate alla bolla finanziaria bensì alla nuova speculazione selvaggia dei nuovi avventurieri che proprio attraverso la finanza tentano di arricchirsi sulle spalle dei lavoratori e delle loro famiglie, che senza lavoro e senza l’indispensabile per sfamare i propri figli si arrampicano sopra i tetti delle aziende.
Anche i meno avveduti capiscono che la crisi non è alle spalle bensì tende ad acutizzarsi non solo per la tragica situazione dell’occupazione ma per la concomitante presenza di altre numerose e concorrenti situazioni di cancrena che affliggono in modo strutturale quasi tutti i settori della vita economica e sociale del Paese.
Scuola nel caos con tagli insensati, la ricerca divenuta esportatrice di cervelli, le Ferrovie esistono solo nella tratta Roma-Milano, Trasporti aerei al lumicino, disoccupazione pesante al Nord ma devastante al Sud, rapporto complessivo Nord-Sud in continua perenne divaricazione, Giustizia carente di organico a tutti i livelli e nelle attrezzature in generale , le forze di polizia senza parco auto e senza benzina, mentre per le Carceri è vera emergenza, la Sanità accumula deficit crescenti e, tra sprechi e ruberie, non riesce ad erogare un’assistenza decente che assicuri la vita e non la morte, il dissesto idro-geologico che ha superato da tempo i livelli di guardia, senza che venga destinato un euro alla prevenzione rispetto ai miliardi richiesti dagli esperti e dagli stessi consigliori.
Cosa c’è rimasto ? Un po’ di mare avvelenato al centro – sud e l’ottimismo stampato come una maschera sul volto del Premier e dei suoi accoliti.
Di fronte a un tale desolante e drammatico quadro complessivo del Paese, il Premier e i suoi collaboratori, ben consci della gravità eccezionale della situazione, si cimentano a inventare boutade a livello mediatico nel tentativo di continuare a carpire il consenso distorcendo la verità e la realtà.
E così…il giorno prima : “ si fa sul serio, andiamo avanti spediti con la riforma fiscale con due sole aliquote (le stesse proclamate nel famigerato Patto con gli italiani di vespasiana memoria) per realizzare una riduzione delle tasse”.
Il giorno dopo: “l’attuale situazione di crisi non permette alcuna possibilità di riduzione delle imposte” e il Ministro Trebond: “Non possiamo fare stupidate o follie in una fase economica così complicata……la spesa aggiuntiva per gli interessi sul debito mette fuori discussione la possibilità di pensare a una riduzione delle tasse””.
Che la verità stia in queste ultime parole famose del SuperMinistro lo vado predicando da anni e ormai lo ha imparato buona parte degli italiani, oltre che le pietre.
L’Italia rispecchia il mondo capitalistico; In quest’ultimo (rapporto ONU) : il 18 % dei cittadini dispone dell’83% del reddito globale e basterebbe una cifra inferiore alla ricchezza posseduta dalle 7 persone più ricche del mondo per riscattare dalla fame e dall’estrema miseria miliardi di persone e di bambini sparsi in tutto il mondo.
In Italia (dati Bankitalia) il 10% dei cittadini possiede il 50% della ricchezza finanziaria; questa è stimata in 2800 mld di €uro, per cui il 50% è pari a 1400 mld. Se si ipotizza un prelievo straordinario una tantum (anche ripartito in 3-4 anni) su questa ricchezza si realizza un gettito fiscale di 140 mld circa (alla faccia dei 4,5 mld incassati con lo scudo fiscale) !
Un provvedimento del genere, per esplicare tutta la sua efficacia, andrebbe necessariamente implementato con un’altra misura straordinaria da adottare in materia di debito pubblico.
Come, in parte, accennava Tremonti, il paese è schiacciato da tempo dal peso degli interessi sul debito; in questo momento è stretto in una morsa che, senza correttivi, rischia di stritolarlo per sempre; i tassi sui titoli a breve sono al minimo storico e questo ha rallentato momentaneamente l’ulteriore crescita dello stock del debito; ma non appena dovesse iniziare la ripresa, i tassi torneranno a salire, incidendo subito sull’aumento del deficit e quindi dello stock, per cui sarebbe vanificato per sempre qualsiasi accenno di ripresa e con esso qualsiasi speranza di risanamento dell’economia e delle disponibilità finanziarie per innescare sviluppo e occupazione.
Occorre conseguentemente varare una manovra che stabilizzi, almeno per un quinquennio, il rendimento dei titoli di stato al livello attuale dei tassi a breve. E’ una misura né folle né peregrina né estremista. Le due misure, combinate, creerebbero un plafond complessivo per sanare la finanza pubblica, il costo del debito, assicurare sviluppo e occupazione, sconfiggere lo spettro della miseria e della crisi perenne.
Dall’unità d’Italia alla caduta del fascismo sono stati varati decine e decine di provvedimenti del genere, da tutti i governi succedutisi, senza che scoppiasse alcuno scandalo né rivolta (Relaz.D.G.D.P. alla Comm.Parlam.di vigilanza. 1999)
E non può essere certo un caso che l’Italia, uscita semidistrutta dal conflitto mondiale, abbia proceduto prima a ricostruire il Paese e poi a realizzare il famoso miracolo economico.
Dalla fine degli anni ’40 a metà degli anni ’60 combinazione vuole che il doppio miracolo sia avvenuto in assenza di Debito Pubblico e dopo tale data, con il debito in crescendo, le crisi non hanno avuto sosta.
Ecco dove trovare i soldi, per chi ne ha voglia e capacità, a destra come a sinistra.

U.Galimberti: il vero volto del capitalismo

domenica 8 novembre 2009

ABBATTERE IL CAPITALISMO E COSTRUIRE L’ALTERNATIVA

ABBATTERE IL CAPITALISMO E COSTRUIRE L’ALTERNATIVA
La trasmissione Ambiente Italia di Beppe Rovera di sabato tre ottobre ha messo in risalto, semmai ve ne fosse bisogno, un intreccio articolato a livello internazionale di organizzazioni costituite da potentati economico-finanziari-imprenditoriali, (coadiuvati e coperti da bande di politici governanti servizi segreti e quant’altro) che dopo aver diffuso sul mercato qualsiasi porcheria di prodotti contaminati, avvelenati,sofisticati, realizzando profitti inimmaginabili finiti nei vari paradisi fiscali che ora rientrano in Patria lavati ed asciugati, per smaltire l’ultimo concentrato di veleni rappresentato dalle scorie hanno assoldato l’anello mancante nella catena delinquenziale, cioè le varie mafie e ‘ndranghete per depositarle in tutto il Sud del Mondo, dall’Italia alla Somalia all’Africa, all’Asia; nel porto di Venezia sono innumerevoli i containers sequestrati destinati in Cina.
In questo Sud del mondo non poteva mancare la nostra Calabria dal momento che essa non possiede industrie e quindi non produce veleni , ma aveva delle bellezze naturali incomparabili, decantate da scrittori e poeti di tutte le epoche. Qualcuno di quelli che contano avrà pensato che questo paradiso terrestre era sprecato ed ha quindi assoldato la ‘ndrangheta per distruggerlo e far si che essa continuasse a tenere sotto il proprio giogo quel residuo di popolazione che ancora è rimasta attaccata alla terra calabrese.
Ma attenzione, amici miei, questi avvenimenti sono tutt’altro che casuali, isolati, slegati con il resto di ciò che ci circonda. Quell’intreccio internazionale sopra delineato , che ora è diventato anche delinquenziale e mandante dei peggiori crimini a livello mondiale, è lo stesso potere, nelle sue varie poliedriche facce, che ha scatenato l’ultima crisi, che aumenta la produttività dei lavoratori e ne riduce il numero e i salari, che sta affamando milioni di famiglie nel mondo,che crea squilibri territoriali e nella distribuzione della ricchezza, che evade e porta i capitali nei paradisi fiscali, che continua a proporci centrali nucleari mentre scaricano in mare le scorie mai smaltite. Quell’intreccio è ben rappresentato nel nostro Paese dalla Destra al potere in questo momento che governa incontrastata e con infinita arroganza anche grazie all’assoluta inconsistenza dell’opposizione, dimostratasi incapace di svolgere sia questo ruolo che quello di governare.
Non rimane che una labile speranza : dar vita ad un MOVIMENTO UNITARIO DI BASE, servendoci di questo STRUMENTO EFFICACE E RIVOLUZIONARIO DELLA RETE, da moltissimi invocato in vari modi e con diverse formulazioni, che assuma quale suo PROGRAMMA semplice snello ed efficace i seguenti punti qualificanti che riguardano i contenuti e i bisogni della stragrande parte dei cittadini e che saranno poi ripresi singolarmente per farli diventare proposte operative da trasformare in apposite iniziative parlamentari o in piattaforme sindacali:
- IMPOSTA STRAORDINARIA SUI GRANDI PATRIMONI PER ARGINARE LA CRISI E FINANZIARE LA RIPRESA E L’OCCUPAZIONE
- RIFORMA DELLA STRUTTURA DEL LAVORO PER ASSICURARE UN LAVORO A TUTTI
- ABOLIZIONE DI OGNI FORMA DI PRECARIATO
- SALVAGUARDIA AMBIENTALE ASSOLUTA
- ENERGIA PULITA DA FONTI ALTERNATIVE
- SVILUPPO DEI MERCATI E DEGLI SCAMBI LOCALI A DISPETTO DELLA CRESCITA FORZATA DEL PIL E DEI MERCATI GLOBALI
- UNA POLITICA DI SVILUPPO DEL SUD PER IL RIEQUIBRIO TERRITORIALE UNICA ALETRNATIVA PER IL PAESE

PER ADERIRE AL GRUPPO CLICCARE SUL LINK SOTTOSTANTE:
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Chi volesse approfondire i documenti di analisi che stanno alla base di queste proposte può cliccare i link sotto riportati.
http://studiocalvano.blogspot.com/2009/03/documento-per-un-movimento-alternativo.html

http://studiocalvano.blogspot.com/2009/03/perche-urge-la-patrimoniale.html



DESTRA – SINISTRA : CHI RIESCE ANCORA A DISTINGUERLE?

Non è una novità di oggi. Lo vado sostenendo da anni, prima che Nanni Moretti pronunciasse la fatidica frase “ Di’ qualcosa di sinistra” rivolgendosi al leader Maximo. Ora, Tremonti l’ha resa molto piu’ evidente ed eclatante la stridente e insanabile contraddizione che esiste tra la politica della cosiddetta sinistra e quella della destra al potere, per cui diventa sempre piu’ arduo poter distinguere chi appartiene alla prima e chi alla seconda. L’ha resa evidente e di palpitante attualità con due dichiarazioni, pompose e strumentali fin che si vuole, ma che spiazzano in modo indicibile i dirigenti della sinistra, pronti ad attaccare Berlusconi per tutti i misfatti che riguardano il conflitto di interessi e i suoi affari privati, ma attanagliati nella loro cecità ed incapacità di elaborare e propagandare proposte concrete di quelle che potrebbero risolvere i problemi piu’ che drammatici del Paese e della gente comune e porre in serio imbarazzo il Cavaliere.
Le due roboanti proposte sparate in aria da Tremonti in questi giorni riguardano come tutti sapranno il POSTO FISSO e l’abolizione dell’IRAP.
Sui due temi ho scritto molto finora e il mio Blog è pieno di interventi su entrambi gli argomenti e mi trovano pienamente d’accordo, una volta tanto, con il Super Ministro. Se fossi presuntuoso o visionario, o volessi fare il demagogo, sarei portato a dire che l’unico che ha preso in seria considerazione le mie proposte è proprio Lui.
Sul “posto fisso” ho scritto piu’ volte che la precarizzazione selvaggia ottusa insensata varata e sostenuta dai Governi di entrambi gli orientamenti e schieramenti politici sta distruggendo generazioni di giovani e mina alla base l’equilibrio economico-finanziario-sociale su cui dovrebbe reggersi il Paese nell’immediato futuro.
Nel saggio “Perché urge la Patrimoniale”, pubblicato circa tre anni fa, la tesi da me sostenuta trovava fondamento e substrato nella rilevata impossibilità di recuperare gettito fiscale a causa dell’inestricabilità della giungla normativa del nostro impianto fiscale che tra l’altro annovera un’imposta assurda folle inconcepibile demenziale come l’IRAP, capace, per le interdipendenze con le altre imposte, di determinare per piccole medie e grandi aziende una tassazione che può arrivare anche al doppio o al triplo del reddito dichiarato ante imposte nonché di tassare le imprese in perdita. Pochissimi lo sapranno ma è proprio così. E Tremonti è uno dei pochissimi che lo sa.
Ebbene, come hanno reagito i nostri grandi condottieri della sinistra? Balbettando frasi incomprensibili di critica, e, per l’IRAP obiettando che rappresenta risorse che vanno alle Regioni e/o comunque che si creerebbe un ulteriore buco nei conti dello Stato. A nessuno viene in mente di dire “bene aboliamo immediatamente un’imposta demenziale come l’IRAP” e troviamo le risorse prelevandole dai grandi patrimoni, a cominciare dai capitali che rientrano dai paradisi fiscali.
Ma i nostri grandi condottieri di sinistra non si rendono neanche conto che le dichiarazioni di Tremonti sono provocatorie e fatte ad arte per accrescere il suo prestigio e il proprio peso politico.
Se i nostri valorosi condottieri avessero avuto un minimo di acume, anziché criticarle, avrebbero dovuto tuffarsi a capofitto e chiedere che venissero tramutate subito in proposte di legge. E, invece, non si accorgono che sul primo argomento si ritrovano allineati con Confindustria che non vuole perdere i privilegi del precariato, mentre sull’Irap sono in contrasto con questa ma d’accordo con Berlusconi che ha bloccato tutto, perché sa che se toglie l’Irap dovrà trovare altre risorse e lui potrebbe essere chiamato a contribuire in prima persona.. Ma loro con chi giocano? Probabilmente per conto proprio, ma a perdere.
Come logica conseguenza di questa analisi e in coerenza con quanto sostenuto e pubblicato in precedenza, domani costituirò un nuovo GRUPPO, che va a sostituire i precedenti, che ingloba, che propone un programma di rivendicazioni concrete basate sul reperimento delle risorse da destinare a redistribuzione dei redditi e a sviluppo, abolizione del precariato e occupazione per tutti, politica ambientale, no al nucleare e ai veleni delle scorie, no al commercio globale delle multinazionali, sviluppo delle economie locali, riequilibrio del rapporto Nord-Sud, insomma un nuovo mondo è possibile ipotizzare.
Il motivo per cui lo pubblico su Face è legato al cambio di mentalità, ad una nuova cultura che dovrà maturare e svilupparsi. Niente piu’ deleghe a chicchessia, hanno ampiamente dimostrato di non meritarle, sviluppo di una democrazia che parta finalmente dal basso, in modo unitario e trasversale a tutti gli schieramenti politici, che non abbia in mente o di mira la formazione di liste per conquistare un posto in qualche consiglio comunale o provinciale o regionale, ma sia determinato e concentrato ad elaborare le proposte che interessano la gente, coagulare intorno ad esse il consenso delle masse di cittadini e proporle con forza vigore ostinazione fino a tradurle in realtà.
Non mi obiettate che è un’utopia. Che lo sia quasi, lo so già. Ma è l’unica strada percorribile, oggi, per innalzare il grado di maturazione delle coscienze, rendere un servizio ai piu’ deboli, ben sapendo che se le proposte che verranno elaborate riguardano veramente gli interessi vitali della gente potranno trovare un largo appoggio e consenso.
Quello che bisogna evitare è la tentazione di entrare nei meccanismi del potere. Questi si traducono sempre in corruzione, smarrimento dell’etica, ruberie varie, come i casi di ieri e quelli di oggi dimostrano, sia che si tratti del Governo centrale, sia che si tratti della Regione Lazio, Regione Campania, Regione Puglia, Regione Calabria, i Comuni di mezza Italia. E ci fermiamo qui per carità di patria.

venerdì 6 novembre 2009

FINALMENTE, QUALCHE NOTIZIA SENSAZIONALE

Dopo tanti mesi di pessime notizie, l’Orizzonte è volto immediatamente al sereno.
Tra ieri sera e stamattina è giunta la tanto attesa stupefacente notizia: l’Italia è il sesto Paese più ricco del mondo. Pensate in che stato di desolazione si trovano tutti gli altri ! La crisi è alle spalle.
Tutti i licenziati recenti e i disoccupati di lungo corso sono tornati a frotte nelle fabbriche che hanno riaperto i battenti, i precari sono stati reinseriti con contratti a tempo indeterminato, alla Scuola sono stati riassegnati tutti i fondi tagliati in precedenza, ai Tribunali, su sollecitazione del Presidente Fini intervenuto al Premio Borsellino, sono stati forniti i fondi per acquistare la carta e le fotocopiatrici, i treni sono stati ripuliti, in particolare quelli dei pendolari, ritornati ad antico splendore, le compagnie aeree e navali risanate, le pensioni al di sotto del minimo vitale rimpinguate, i titolari della social card si sono riversati in massa nei Supermercati ed hanno speso all’impazzata, sicuri che sulle stesse saranno accreditati fondi supplementari in maniera cospicua.
Ma la notizia più bella è quella fornita dal Ministro Maroni che, incalzato dagli agenti di polizia sprovvisti sia delle auto che della benzina per uscire dalle caserme, si è rivolto direttamente al Premier, il quale vista la nuova immensa ricchezza del Paese, non ha esitato un attimo a mettere le mani in tasca ed anticipare tutte le risorse chieste da Maroni per attuare il piano di sicurezza in attesa che scendano in campo le tanto attese ronde.
Ma…ahi, ahi ! Scusate ma c’è un imprevisto. Mentre scrivevo queste brevi note è arrivata fulminea una notizia raccapricciante. Sembra che le risorse promesse a Maroni, e destinate alla Pubblica Sicurezza, non le abbia tirate dalla propria tasca il Premier, ma, secondo fonti bene informate, pare siano soldi appartenenti a tutti i cittadini italiani e, in parte, pure a quegli stranieri che, regolarizzati, pagano le tasse in Italia. Vi chiederete, a questo punto, ma queste risorse chi le aveva nascoste?
Sempre, secondo i bene informati, pare che lo scherzo, o lo sgambetto che dir si voglia, sia attribuibile al Super Ministro Tremonti il quale, dopo le rassicurazioni di Bossi che nessuno può osare toccarlo, avrà voluto ringraziare la lega fornendo le risorse al Ministro Maroni. Pace, tranquillità e serenità per tutti.
Francesco Calvano

martedì 27 ottobre 2009

DESTRA – SINISTRA : CHI RIESCE ANCORA A DISTINGUERLE?

Non è una novità di oggi. Lo vado sostenendo da anni, prima che Nanni Moretti pronunciasse la fatidica frase “ Di’ qualcosa di sinistra” rivolgendosi al leader Maximo. Ora, Tremonti l’ha resa molto piu’ evidente ed eclatante la stridente e insanabile contraddizione che esiste tra la politica della cosiddetta sinistra e quella della destra al potere, per cui diventa sempre piu’ arduo poter distinguere chi appartiene alla prima e chi alla seconda. L’ha resa evidente e di palpitante attualità con due dichiarazioni, pompose e strumentali fin che si vuole, ma che spiazzano in modo indicibile i dirigenti della sinistra, pronti ad attaccare Berlusconi per tutti i misfatti che riguardano il conflitto di interessi e i suoi affari privati, ma attanagliati nella loro cecità ed incapacità di elaborare e propagandare proposte concrete di quelle che potrebbero risolvere i problemi piu’ che drammatici del Paese e della gente comune e porre in serio imbarazzo il Cavaliere.
Le due roboanti proposte sparate in aria da Tremonti in questi giorni riguardano come tutti sapranno il POSTO FISSO e l’abolizione dell’IRAP.
Sui due temi ho scritto molto finora e il mio Blog è pieno di interventi su entrambi gli argomenti e mi trovano pienamente d’accordo, una volta tanto, con il Super Ministro. Se fossi presuntuoso o visionario, o volessi fare il demagogo, sarei portato a dire che l’unico che ha preso in seria considerazione le mie proposte è proprio Lui.
Sul “posto fisso” ho scritto piu’ volte che la precarizzazione selvaggia ottusa insensata varata e sostenuta dai Governi di entrambi gli orientamenti e schieramenti politici sta distruggendo generazioni di giovani e mina alla base l’equilibrio economico-finanziario-sociale su cui dovrebbe reggersi il Paese nell’immediato futuro.
Nel saggio “Perché urge la Patrimoniale”, pubblicato circa tre anni fa, la tesi da me sostenuta trovava fondamento e substrato nella rilevata impossibilità di recuperare gettito fiscale a causa dell’inestricabilità della giungla normativa del nostro impianto fiscale che tra l’altro annovera un’imposta assurda folle inconcepibile demenziale come l’IRAP, capace, per le interdipendenze con le altre imposte, di determinare per piccole medie e grandi aziende una tassazione che può arrivare anche al doppio o al triplo del reddito dichiarato ante imposte nonché di tassare le imprese in perdita. Pochissimi lo sapranno ma è proprio così. E Tremonti è uno dei pochissimi che lo sa.
Ebbene, come hanno reagito i nostri grandi condottieri della sinistra? Balbettando frasi incomprensibili di critica, e, per l’IRAP obiettando che rappresenta risorse che vanno alle Regioni e/o comunque che si creerebbe un ulteriore buco nei conti dello Stato. A nessuno viene in mente di dire “bene aboliamo immediatamente un’imposta demenziale come l’IRAP” e troviamo le risorse prelevandole dai grandi patrimoni, a cominciare dai capitali che rientrano dai paradisi fiscali.
Ma i nostri grandi condottieri di sinistra non si rendono neanche conto che le dichiarazioni di Tremonti sono provocatorie e fatte ad arte per accrescere il suo prestigio e il proprio peso politico.
Se i nostri valorosi condottieri avessero avuto un minimo di acume, anziché criticarle, avrebbero dovuto tuffarsi a capofitto e chiedere che venissero tramutate subito in proposte di legge. E, invece, non si accorgono che sul primo argomento si ritrovano allineati con Confindustria che non vuole perdere i privilegi del precariato, mentre sull’Irap sono in contrasto con questa ma d’accordo con Berlusconi che ha bloccato tutto, perché sa che se toglie l’Irap dovrà trovare altre risorse e lui potrebbe essere chiamato a contribuire in prima persona.. Ma loro con chi giocano? Probabilmente per conto proprio, ma a perdere.
Come logica conseguenza di questa analisi e in coerenza con quanto sostenuto e pubblicato in precedenza, domani costituirò un nuovo GRUPPO, che va a sostituire i precedenti, che ingloba, che propone un programma di rivendicazioni concrete basate sul reperimento delle risorse da destinare a redistribuzione dei redditi e a sviluppo, abolizione del precariato e occupazione per tutti, politica ambientale, no al nucleare e ai veleni delle scorie, no al commercio globale delle multinazionali, sviluppo delle economie locali, riequilibrio del rapporto Nord-Sud, insomma un nuovo mondo è possibile ipotizzare.
Il motivo per cui lo pubblico su Face è legato al cambio di mentalità, ad una nuova cultura che dovrà maturare e svilupparsi. Niente piu’ deleghe a chicchessia, hanno ampiamente dimostrato di non meritarle, sviluppo di una democrazia che parta finalmente dal basso, in modo unitario e trasversale a tutti gli schieramenti politici, che non abbia in mente o di mira la formazione di liste per conquistare un posto in qualche consiglio comunale o provinciale o regionale, ma sia determinato e concentrato ad elaborare le proposte che interessano la gente, coagulare intorno ad esse il consenso delle masse di cittadini e proporle con forza vigore ostinazione fino a tradurle in realtà.
Non mi obiettate che è un’utopia. Che lo sia quasi, lo so già. Ma è l’unica strada percorribile, oggi, per innalzare il grado di maturazione delle coscienze, rendere un servizio ai piu’ deboli, ben sapendo che se le proposte che verranno elaborate riguardano veramente gli interessi vitali della gente potranno trovare un largo appoggio e consenso.
Quello che bisogna evitare è la tentazione di entrare nei meccanismi del potere. Questi si traducono sempre in corruzione, smarrimento dell’etica, ruberie varie, come i casi di ieri e quelli di oggi dimostrano, sia che si tratti del Governo centrale, sia che si tratti della Regione Lazio, Regione Campania, Regione Puglia, Regione Calabria, i Comuni di mezza Italia. E ci fermiamo qui per carità di patria.