martedì 27 ottobre 2009
DESTRA – SINISTRA : CHI RIESCE ANCORA A DISTINGUERLE?
Le due roboanti proposte sparate in aria da Tremonti in questi giorni riguardano come tutti sapranno il POSTO FISSO e l’abolizione dell’IRAP.
Sui due temi ho scritto molto finora e il mio Blog è pieno di interventi su entrambi gli argomenti e mi trovano pienamente d’accordo, una volta tanto, con il Super Ministro. Se fossi presuntuoso o visionario, o volessi fare il demagogo, sarei portato a dire che l’unico che ha preso in seria considerazione le mie proposte è proprio Lui.
Sul “posto fisso” ho scritto piu’ volte che la precarizzazione selvaggia ottusa insensata varata e sostenuta dai Governi di entrambi gli orientamenti e schieramenti politici sta distruggendo generazioni di giovani e mina alla base l’equilibrio economico-finanziario-sociale su cui dovrebbe reggersi il Paese nell’immediato futuro.
Nel saggio “Perché urge la Patrimoniale”, pubblicato circa tre anni fa, la tesi da me sostenuta trovava fondamento e substrato nella rilevata impossibilità di recuperare gettito fiscale a causa dell’inestricabilità della giungla normativa del nostro impianto fiscale che tra l’altro annovera un’imposta assurda folle inconcepibile demenziale come l’IRAP, capace, per le interdipendenze con le altre imposte, di determinare per piccole medie e grandi aziende una tassazione che può arrivare anche al doppio o al triplo del reddito dichiarato ante imposte nonché di tassare le imprese in perdita. Pochissimi lo sapranno ma è proprio così. E Tremonti è uno dei pochissimi che lo sa.
Ebbene, come hanno reagito i nostri grandi condottieri della sinistra? Balbettando frasi incomprensibili di critica, e, per l’IRAP obiettando che rappresenta risorse che vanno alle Regioni e/o comunque che si creerebbe un ulteriore buco nei conti dello Stato. A nessuno viene in mente di dire “bene aboliamo immediatamente un’imposta demenziale come l’IRAP” e troviamo le risorse prelevandole dai grandi patrimoni, a cominciare dai capitali che rientrano dai paradisi fiscali.
Ma i nostri grandi condottieri di sinistra non si rendono neanche conto che le dichiarazioni di Tremonti sono provocatorie e fatte ad arte per accrescere il suo prestigio e il proprio peso politico.
Se i nostri valorosi condottieri avessero avuto un minimo di acume, anziché criticarle, avrebbero dovuto tuffarsi a capofitto e chiedere che venissero tramutate subito in proposte di legge. E, invece, non si accorgono che sul primo argomento si ritrovano allineati con Confindustria che non vuole perdere i privilegi del precariato, mentre sull’Irap sono in contrasto con questa ma d’accordo con Berlusconi che ha bloccato tutto, perché sa che se toglie l’Irap dovrà trovare altre risorse e lui potrebbe essere chiamato a contribuire in prima persona.. Ma loro con chi giocano? Probabilmente per conto proprio, ma a perdere.
Come logica conseguenza di questa analisi e in coerenza con quanto sostenuto e pubblicato in precedenza, domani costituirò un nuovo GRUPPO, che va a sostituire i precedenti, che ingloba, che propone un programma di rivendicazioni concrete basate sul reperimento delle risorse da destinare a redistribuzione dei redditi e a sviluppo, abolizione del precariato e occupazione per tutti, politica ambientale, no al nucleare e ai veleni delle scorie, no al commercio globale delle multinazionali, sviluppo delle economie locali, riequilibrio del rapporto Nord-Sud, insomma un nuovo mondo è possibile ipotizzare.
Il motivo per cui lo pubblico su Face è legato al cambio di mentalità, ad una nuova cultura che dovrà maturare e svilupparsi. Niente piu’ deleghe a chicchessia, hanno ampiamente dimostrato di non meritarle, sviluppo di una democrazia che parta finalmente dal basso, in modo unitario e trasversale a tutti gli schieramenti politici, che non abbia in mente o di mira la formazione di liste per conquistare un posto in qualche consiglio comunale o provinciale o regionale, ma sia determinato e concentrato ad elaborare le proposte che interessano la gente, coagulare intorno ad esse il consenso delle masse di cittadini e proporle con forza vigore ostinazione fino a tradurle in realtà.
Non mi obiettate che è un’utopia. Che lo sia quasi, lo so già. Ma è l’unica strada percorribile, oggi, per innalzare il grado di maturazione delle coscienze, rendere un servizio ai piu’ deboli, ben sapendo che se le proposte che verranno elaborate riguardano veramente gli interessi vitali della gente potranno trovare un largo appoggio e consenso.
Quello che bisogna evitare è la tentazione di entrare nei meccanismi del potere. Questi si traducono sempre in corruzione, smarrimento dell’etica, ruberie varie, come i casi di ieri e quelli di oggi dimostrano, sia che si tratti del Governo centrale, sia che si tratti della Regione Lazio, Regione Campania, Regione Puglia, Regione Calabria, i Comuni di mezza Italia. E ci fermiamo qui per carità di patria.
mercoledì 16 settembre 2009
UN’IMPOSTA SU GRANDI PATRIMONI E GRANDI EVASORI PER FINZIARE SVILUPPO E OCCUPAZIONE
Nel leggere l’intervento di Carlo De Benedetti su Il Sole 24 Ore circa la richiesta esplicita di una imposta patrimoniale sono sobbalzato e ho provato un’ intima immensa soddisfazione. Sono anni che mi batto in solitaria avventura in questa battaglia, da nessuno ascoltato, ora arriva un personaggio della caratura notevole ed anche, penso, interessato come contribuente. Ma questo è perfettamente spiegabile se collegato alla preparazione e all’intelligenza dell’uomo e dimostra uno dei miei assunti fondamentali. E cioè che i primi che dovrebbero capire e recepire il loro interesse a contribuire in un momento difficile e drammatico, a seguito del quale si rischia concretamente un grande botto che, se dovesse verificarsi, finirebbe con il travolgere tutti, ma a rimetterci sarebbero proprio le classi benestanti. I poveri possono rimetterci la loro miseria, ma i grandi finanzieri e possidenti rischiano molto di piu’. Per cui non si capisce perché nessuno tra politici, governanti, uomini di affari e di cultura, economisti, sindacalisti, esperti commentatori, conduttori televisivi, ha mai voluto accettare neanche un dibattito sull’argomento.
L’analisi di De Benedetti è lucida ed efficace, da parte mia condivisibile in pieno, e non può che essere così dal momento che essa ricalca molto le tesi che vado sostenendo da tempo. Soprattutto coincide con l’idea centrale e portante del ragionamento che ho sviluppato nell’opuscolo che ho pubblicato circa tre anni fa. Ossia che il sistema fiscale, un’autentica ed inestricabile giungla normativa, spreme ormai in modo spietato e forsennato non solo i lavoratori dipendenti ma anche i piccoli e medi operatori, i quali, tra vessazioni di carattere burocratico, adempimenti di tutti i colori, a cominciare da quelli fiscali, tasse e gabelle varie, allo Stato e a chi si sostituisce ad esso, il principale pensiero che coltivano è quello di gettare la spugna. Da qui discende la logica e conseguente conclusione che dall’erario non è possibile ottenere quelle notevoli risorse da destinare al pagamento degli interessi sul Debito Pubblico, ad arginare la grave crisi, ad elargire gli ammortizzatori sociali e i sostegni alle famiglie e alle Banche. Un Paese non può certamente trascinarsi nella sua grama esistenza solo assistendo. Prima o poi crolla. Ha bisogno prima di tutto e soprattutto di politiche di rilancio dell’economia, di sviluppo sostenibile, infrastrutture, pubblica amministrazione efficiente, di ripianare il grave gap tra Nord e Sud , di creare le condizioni perché si attui una politica di redistribuzione effettiva dei redditi. Ma c’è voluto un imprenditore di successo, un personaggio noto e colto come De Benedetti, che probabilmente dovrà contribuire in prima persona, per proporre l’idea di un’imposta patrimoniale, riprendendo, così come ho fatto piu’ volte anche io, la diffusione dei dati di Bankitalia che dimostrano come il 50% della sola ricchezza finanziaria è in mano al 10% dei cittadini, senza considerare beni immobili ed aziende. Del resto la pratica di intervenire sul Debito Pubblico è stata largamente utilizzata nel nostro Paese diversissime volte dall’unità d’Italia e fino al Dopoguerra, senza che nessuno si lagnasse piu’ di tanto e senza che si creassero sconquassi, semmai sono serviti ad evitarli. Di fronte a tale scenario, pensare di fare a meno dell’istituzione di un’imposta temporanea sui grandi patrimoni è un’idea suicida e masochista; ancor piu’ sbalordisce il fatto che l’attuale Governo, con il Ministro Tremonti in testa, faccia rientrare i grandi evasori che hanno accumulato le ricchezze nei paradisi fiscali, facendo pagare loro quanto basta a regalare un pacchetto di caramelle alle famiglie italiane e ci manca poco che vengano indicati come eroi.
Nel documento linkato in calce ho elaborato una proposta concreta di come potrebbe essere strutturata un’imposta straordinaria sui grandi patrimoni (tra cui rientrano i grandi evasori) nonché una modifica al meccanismo degli interessi sul Debito. Chi vuole approfondire può farlo. Però da subito ci dobbiamo attivare tutti perché la proposta di De Benedetti non cada nel vuoto, creando un grandissimo Gruppo, la cui denominazione coincide con il testo di questo intervento Se le risposte saranno adeguate quantitativamente promuoveremo un Comitato per tradurre in proposta di legge l’idea di cui al Link sottostante e ci auguriamo che possa essere presieduto da un grosso personaggio
http://studiocalvano.blogspot.com/2009/03/documento-per-un-movimento-alternativo.html
http://studiocalvano.blogspot.com/2009/03/perche-urge-la-patrimoniale.html
domenica 2 agosto 2009
GIOCO DIABOLICO DELLE 3 CARTE IMPERVERSA
L’occasione è comunque ghiotta perché qualcuno nel frattempo scopre l’acqua calda ed afferma che il problema del Sud è un problema nazionale e non piu’ locale.Un ritornello che viene recitato da oltre 60 anni. La Vice Presidente Confindustria per il Sud, Cristiana Coppola, dichiara : “Il Sud ha avuto a disposizione molti soldi: Eppure non ci sono stati cambiamenti. Anzi : la forbice con il resto del Paese si è aggravata”. E propone “una nuova impostazione che rompa con il passato”. Subito accontentata dal duo Berlusca-Tremonti che estraggono dal cilindro della preistoria la vecchia vituperata Cassa per il Mezzogiorno. La stessa che c’era mezzo secolo fa, quando il mio Professore di Politica Economica, Francesco Parrillo, aggiornava con un ultimo capitolo ogni anno il suo testo su “Lo Sviluppo economico in Italia”, per aggiornarci sulla circostanza che il divario si era ulteriormente allargato, però al Sud qualcosa si era mossa. Una volta, nelle contrade, c’era il lume a petrolio, ora era arrivata la luce elettrica anche nelle campagne. Poi sono arrivate anche le reti idriche e fognarie in alcuni Comuni. In altri sono stati preceduti da epidemie di tifo, ma poi sono arrivate. Infine è arrivato Giacomo Mancini al Ministero dei Lavori Pubblici e quindi sono arrivate anche le strade nel Sud. In tutti questi circa sessanta anni qualcosa intorno alla terra s’è mosso. Tranne che lo sviluppo e il progresso vero. E con una forte peculiarità : tutto ciò che è stato realizzato nel Sud, dalle strade al bene primario come l’acqua e le fogne, dove scaricare la prima, è avvenuto con i fondi speciali e/o straordinari dei vari Piani, dei fondi UE, mai con i fondi ordinari. Fino al punto che intorno al 1992, un illustre Professore di Economia, democristiano doc, ma persona assai per bene, Beniamino Andreatta volle vederci chiaro in questa allucinante ed inestricabile storia Nord-Sud ed istituì una Commissione parlamentare di indagine del Senato, che concluse i suoi lavori relazionando sul fatto che ciò che veniva dato a livello di straordinario veniva tolto, con gli interessi, su quello ordinario. La conclusione è stupefacente : “ Solo raddoppiando l’intervento straordinario si porterebbe la spesa statale pro capite nelle regioni meridionali a livello comparabile con quello delle regioni settentrionali”.
La domanda, raccapricciante, che si pone è una sola. Perché mai un documento di tale e tanta importanza per la storia la giustizia l’equità la stessa sopravvivenza del Paese, se è vero come è vero, che il problema del Sud non è piu’ soltanto un problema locale bensì investe le sorti dell’intero Paese, non è mai stato divulgato da alcuno?? Anche il Presidente Napoletano, volendo, potrebbe farlo rispolverare e farne oggetto di un messaggio solenne a Parlamento e a Governo, poiché un Paese spaccato in due non potrà mai competere con il resto del Mondo, se il Nord deve trascinarsi dietro un Sud bloccato, pietrificato, capace di esportare solo mafia, ndrangheta e camorra. Del resto chiunque oggi può rendersi conto ad occhio nudo delle abissali differenze nella distribuzione delle risorse. La sola città di Milano si appresta ad investire qualcosa come 40 miliardi di €uro per l’EXPO, Per tutto il Sud, cioè piu’ di un terzo d’Italia, si parla di 17 miliardi originari, di cui gran parte fatti spariti con il solito abile giochetto delle tre carte, che è stato abolito anche nelle fiere paesane. Francesco Calvano
domenica 5 luglio 2009
LAVORO E DEBITO PUBBLICO
In politica i voti non si sommano! O almeno, ciò non serve sul piano pratico, concreto, poiché non ha alcuna efficacia. Può servire però a capire o a orientarsi per capire, tanto piu’ che all’indomani di ogni consultazione le analisi scientifiche, parascientifiche, sociologiche, politichesi e inventate, si sprecano. Ilvo Diamanti, nel suo ultimo volume, ha piu’ o meno concluso che dal ’48 ad oggi sostanzialmente non è cambiato gran che; dove c’era la vecchia DC oggi ci sono il PDL e la Lega, dov’era forte il PCI-PDS, oggi tiene il PD e suoi satelliti. All’incirca è piu’ o meno così, ma non proprio. In passato si governava sempre con una maggioranza di almeno il 51% di una lista o di una coalizione.
Quelli che oggi si spacciano per governanti, al di là della notevole differenza di spessore politico con la vecchia classe dirigente, e che proclamano solennemente di governare in nome degli italiani, in realtà, se proviamo a sommare i voti, per puro esercizio mentale, scopriamo che governano in nome di una assoluta minoranza.
La destra reazionaria al potere ha racimolato nell’ultima consultazione elettorale europea il 45% dei voti; mentre gli oppositori totalizzano il 50,02 %, (PD 26,59, IdV 8, Un.di Centro 6,51, Rif.Com.3,38, SeL. 3.12, Pannella 2.42) cioè la maggioranza. La destra governa senza avere la maggioranza, ma solo grazie alle varie leggi “porcellum” e anche per due gravi inguaribili deficienze degli oppositori: La volontà suicida di frantumarsi all’infinito e la mancanza di una piattaforma programmatica alternativa, con al centro solo i grandi temi che interessano le masse.
I reazionari di destra, sempre piu’ ringalluzziti , ma sempre piu’ disgustosi, ripetono a pappagallo ciò che il Premier afferma, mentendo sapendo di mentire, che la maggioranza del popolo lo ha votato e lui rimane lì a governare a dispetto dell’infimo livello che l’etica politica possa immaginare ed esprimere. Se facessimo il confronto tra i 13.967.642 raccolti da PDL e Lega contro i 50.342.153 di elettori aventi diritto al voto scopriremmo che la percentuale di rappresentatività scende al 27%, cioè l’accoppiata B&B rappresenta 1 italiano su 4, per cui quando afferma che parla e agisce a nome degli italiani, tre su quattro potremmo, forse, anche citarlo in giudizio per appropriazione indebita!.
Questi sono i sorprendenti paradossali dati numerici. Per passare da questi dati alla rappresentatività politica del popolo c’è di mezzo il mare.
La Lega, si dice, aumenta i voti perché radicata sul territorio. Prende i voti, dico io, perché, in mancanza di una alternativa che ponga al centro dell’universo politico il lavoro e la riduzione del Debito Pubblico per diminure il costo degli interessi, rilanciare economia e sviluppo, la Lega riesce ad accalappiare i consensi facendo leva sugli egoismi piu’ detestabili, sul razzismo, sulla difesa dei privilegi attuali e quelli futuri derivanti da federalismo e reintroduzione di gabbie salariali, e , per questo, sono disposti a gettare letteralmente in mare i diseredati e i derelitti di questa immonda società.
Mentre il PDL eredita anche il voto della masse dei diseredati meridionali, mercè il consenso ottenuto e circuito dalla catena di comando che si snoda attraverso la massa dei ruffiani, intrallazzisti, aspiranti alla mangiatoia comune, pronti a saltellare ad ogni cambio di direzione del vento.
Ma per realizzare una piattaforma alternativa vincente è indispensabile che si creino due condizioni: la cessazione della frantumazione suicida degli oppositori e la conseguente sparizione delle mille inutili dannose sigle, capi e capetti e l’altra che si parta una volta per tutte dalle reali esigenze dei lavoratori, o aspiranti tali, delle masse, di una popolazione che può raggiungere il 90% dei cittadini.
La Piattaforma è davanti a noi. Per rendersene conto basta osservare i due fenomeni macro economici e sociali che sono la causa e l’effetto del disastro che ci sta avvolgendo. Il primo, a livello mondiale, è la crisi strutturale, che viene da lontano e andrà molto lontano se non viene arginata; i sub-prime e le crisi finanziaria e borsistica hanno fatto solo da detonatore. Il secondo è un fenomeno peculiare, tutto italiano., ed è rappresentato dal Debito Pubblico, che tutto ingoia e tutto distrugge.
Ho già scritto piu’ volte che uno scienziato come Jeremy Rifkin, che non è un pericoloso sovversivo ma un Professore delle Università americane, sin dal ’96, con il suo libro su “la fine del lavoro” ha segnato una pietra miliare sulla crisi irreversibile di un modello di sviluppo capitalistico fine a stesso, centrato sulla pura accumulazione dei profitti e con continua ininterrotta espulsione di milioni di lavoratori dal ciclo produttivo. Dopo 10 anni, Rifkin ha aggiornato i dati ed ha censito altri 38 milioni di espulsi, nel mondo, oggi gli organismi comunitari parlano di circa 11 milioni di imminenti nuovi espulsi in Europa, la Confindustria di 1 milione in Italia, il Governatore di 1.600.000 solo tra i lavoratori precari che rischiano il rinnovo. Senza voler scomodare le teorie di Marx, chiunque sia dotato di un minimo di buon senso comune capisce intuitivamente che se si distrugge il lavoro e le generazioni dei giovani, che non hanno piu’ sicurezza e avvenire, pensioni e possibilità di investire, ciò vuol dire che si sta commettendo il piu’ grave delitto nei confronti dell’umanità, che rischia l’estinzione; quando saranno scomparsi genitori e nonni che mantengono figli e nipoti, qualcuno dovrebbe spiegare su che cosa poggerà la società di domani o dopodomani. A parte coloro che già oggi non sanno cosa mangiare e come sopravvivere.
L’altro grave fenomeno macro economico, specifico italiano, è rappresentato dal Debito Pubblico, che ha raggiunto la quota assoluta di 1.750 miliardi di €uro e marcia speditamente verso i 4 milioni di miliardi di vecchie lire, con il PIL e le entrate fiscali in picchiata, il Deficit e il rapporto PIL/stock del Debito che stanno scalando l’Everest, mentre Berlusca e Tre-Bond continuano a ripetere che stiamo meglio degli altri. La Marcegaglia chiede soldi veri, riforme concrete nei prossimi cento giorni, mentre Draghi chiede una strategia per ridurre il Debito pubblico dilatato, anche se la dilatazione cresce da circa venti anni nonostante le manovre. E mentre si dilata c’è chi si arricchisce sempre piu’ e chi diventa sempre piu’ povero. Il 10% della popolazione, dice Bankitalia , possiede il 50% della ricchezza finanziaria del Paese. Da questo quadro abbastanza fosco, descritto e confermato da Confindustria e Bankitalia, c’è da aspettarsi che quando la crisi sarà passata, se mai avverrà, lascerà sul campo morti e feriti a milioni.
Nell’opuscolo che ho pubblicato in Gennaio 2007 – “Perché urge la Patrimoniale” ho svolto un’analisi dettagliata sulla crescita del Debito Pubblico in Italia, facendo nomi e cognomi di chi ha intascato le enormi ed abnormi cifre di interessi che gli italiani pagano da circa 30 anni, mentre, in un documento pubblicato sul mio Blog ho ripreso le analisi di Rifkin, le proposte che lui stesso formula per assicurare a tutti il bene supremo ma fondamentale del LAVORO, da cui dipendono in definitiva le società, ed ho elaborato una proposta concreta ed esaustiva di come si può uscire dalla spirale Deficit/Debito Pubblico, creare occupazione sviluppo e metter in moto un circuito virtuoso al posto di quello vizioso.
Entrambi i documenti vengono riproposti come LINK per chi volesse approfondire.
Chi non recepisce che il lavoro sta sparendo, e che quindi trattasi di una svolta epocale, per cui non c’è cassa integrazione o sussidi che tengano, ma che invece è indispensabile ricostruire da capo la sua struttura e i relativi accordi, è fuori dal mondo. “l’Epoca Industriale ha posto fine alla schiavitù, l’Era dell’Accesso sta ponendo termine al lavoro salariato di massa…” è la sentenza di Rifkin.
A quella che ho definito Piattaforma Programmatica Alternativa tutti sono chiamati a concorrere, dai marxisti , ai socialisti, ai progressisti, ai centristi, ai cristiano sociali (v. le dichiarazioni rivoluzionarie del Dalai Lama, richiamate nel documento) ai Sindacati, il cui concorso è piu’ che fondamentale, ai giornalisti progressisti, Travaglio e Padellaro ne potrebbero farne il cavallo di battaglia del nascituro giornale. E si può incentrare:
no al precariato - si al lavoro per tutti
no al nucleare – si all’energia pulita da fonti alternative
no ai privilegi di quel 10% che possiede il 50% della ricchezza – si alla loro contribuzione per liberare il paese e i cittadini dalla schiavitu’ del debito pubblico.
La rete e FACEBOOK possono dare un contributo decisivo. Perciò sollecito i destinatari, i forumisti, i militanti e dirigenti di tutti gli schieramenti, gli amici ad aderire al “Club dei sostenitori x il lavoro e la redistribuzione”, di invitare a fare altrettanto gli amici e gli amici degli amici. Se questo esercito cresce, esiste un 90% di disoccupati,. incazzati, delusi, mortificati, assenteisti e astensionisti che aspetta di mettersi in moto. Francesco Calvano
http://www.facebook.com/profile.php?id=1636424632&ref=mf
http://studiocalvano.blogspot.com/2009/03/documento-per-un-movimento-alternativo.html
http://studiocalvano.blogspot.com/2009/03/perche-urge-la-patrimoniale.html
ALLARME DEBITO
I dati diffusi stamattina dall’ISTAT sul rapporto Deficit/PIL sono impressionanti, drammatici e dirompenti. A me fanno meno impressione che a chiunque altri, per il semplice fatto che sono anni che batto di continuo, forse in modo ossessionante, su questo tasto. Ma è possibile che ci sia soltanto io in questa Italia che riesca a fare previsioni sul fenomeno che poi, purtroppo per gli italiani, si rivelano esatte, semmai forse addirittura sottostimate. No, non è possibile una cosa del genere. La verità, ancora piu’ amara e triste, è che tutti gli altri che dovrebbero mettere in allarme, non hanno il coraggio di farlo. Tra ruffiani, pavidi, incompetenti, la schiera di coloro, tra economisti, commentatori, giornalisti economici, esperti di varia natura, è sempre piu’ folta e compatta. Anche tra coloro che si dicono schierati a sinistra o comunque sul fronte dell’opposizione vi è complicità , connivenza, omertà. Forse hanno addirittura paura che Berlusca li sgridi, come è avvenuto in questi giorni allorquando ha tentato di mettere la museruola addirittura agli Organismi istituzionali che pubblicano i dati: Secondo il nostro Premier nessuno si deve interessare ai vari bordelli della vita privata ma neanche a quelli della vita pubblica. La crisi è già passata. L’Italia uscirà meglio degli altri Paesi e per prima. Questi gli slogan del Premier e di Tre-Bond . Si, ma dal novero dei Paesi civili e progrediti usciremo per primi!
La stangata di questo primo trimestre del rapporto Deficit/PIL è destinata ad incidere fortemente nella spirale infernale di crescita dello Stock del Debito. La forte accelerazione del Deficit, la caduta delle entrate e la necessità di continuare a sorreggere un’economia in ginocchio, con una disoccupazione in crescita esponenziale , comporterà una inevitabile crescita del monte Debito pubblico che si avvia a toccare vette inesplorate. L’aumento di quest’ultimo inciderà a sua volta sull’ammontare degli interessi da pagare sui titoli di stato e quindi la spirale continuerà ad avvitarsi all’infinito. Anche quando dovesse passare la crisi, purtroppo. Ed è questa la peculiarità tutta italiana. Oggi stiamo male sotto il peso della crisi. Domani, se dovesse passare, continueremo a stare peggio perché in periodi di ripresa o rilancio dell’economia i tassi di interesse riprenderanno inesorabilmente a salire e quindi il monte interessi da pagare sullo stock del Debito non consentirà nessuna politica di incentivo e di sviluppo. Ricominceranno le finanziarie di lacrime e sangue e la stagnazione è assicurata!
Perché non c’è e non ci può essere alcun mago che possa spendere o elargire se non pensa alle risorse con cui farvi fronte. Sono inutili e vane anche le grida dei Sindacati (si fa per dire) per rivendicare politiche in favore dei disoccupati, dei senza lavoro, dei meno abbienti, se non si ha il coraggio di dire dove trovare le risorse. E queste ci sono, per quanto strano ciò possa apparire.
Già nell’Opuscolo che ho pubblicato oltre due anni fa (Perché urge la Patrimoniale) davo delle indicazioni precise e concrete dove trovare le risorse. Poi sono arrivati i dati di Bankitalia, che ogni anno ammonisce che il 10% dei cittadini possiede il 50% della ricchezza finanziaria del Paese. E gran parte di questa ricchezza, come dimostro nell’analisi svolta nell’opuscolo, è stata accumulata negli anni dei tassi stratosferici pagati sul Debito Pubblico. Quindi, ora che il Paese è in ginocchio costoro sono i primi e gli unici che possono e debbono contribuire. Come, in che modo, con quali modalità, l’ho spiegato e proposto in un Documento pubblicato sul Blog e su Facebook. Le manovre di finanza straordinaria e sul Debito Pubblico dall’unità d’Italia fino al secondo conflitto mondiale si contano a decine. Niente di eccezionale o di rivoluzionario. Per tali motivi ora chiedo la collaborazione e l’adesione di tutti i navigatori in rete per sostenere l’unica alternativa possibile che eviti, prima o poi, la bancarotta, seguendo la California ! Chi vuole documentarsi è invitato a ciccare i link sottostanti. Mentre chi condivide può aderire al Gruppo : http://www.facebook.com/group.php?gid=115853522641 Francesco Calvano
Link utili:
http://www.facebook.com/profile.php?id=1636424632&ref=mf
http://studiocalvano.blogspot.com/2009/03/documento-per-un-movimento-alternativo.html
http://studiocalvano.blogspot.com/2009/03/perche-urge-la-patrimoniale.html
mercoledì 22 aprile 2009
IL MAGO TRE…BONDS E IL NEMICO IN ASCOLTO
Quasi tutti in Italia e in Europa ci siamo scervellati, prima, per trovare quattro euro di risorse per far quadrare il malandato Bilancio dello Stato attraverso la Finanziaria ed evitare che venissero prosciugati i fondi nientemeno che della Suola , i cui Presidi sono costretti ad incatenarsi nelle piazze di Roma, e della sicurezza, il cui spauracchio, negli ultimi giorni del Governo Prodi, ha contribuito non poco a far pendere il voto in favore dei campioni della libertà. Dopo, per trovare quattro soldi di quelli “veri” in favore delle famiglie in crisi di astinenza primaria, dei disoccupati e delle piccole medie imprese, per come ha rivendicato a lungo il Presidente di Confindustria. Per racimolare 7-8 miliardi da destinare a fronteggiare la crisi (il che ha fatto ridere il mondo intero) è stato necessario prelevarne circa 2 e mezzo dai fondi destinati alle Regioni. Chi di noi comuni mortali poteva minimamente immaginare che nel Bilancio dello Stato ci sono tali e tante di quelle risorse nascoste, conosciute soltanto dal Ministro mago, da soddisfare ampiamente tutti i bisogni delle sventurate popolazioni dell’Abruzzo? Il modo perentorio, sicuro, a livello di spavalderia, con cui l’ha detto, lasciava chiaramente intendere che non solo ci sono quelli che servono per l’Abruzzo, ma se ne possono trovare finchè si vuole. Alle domande impertinenti dell’intervistatrice, che voleva sapere per forza quali fossero tali risorse, non ha mai dato alcuna importanza né tanto meno l’ha degnata di alcuna risposta. L’importante è che non si mettano le mani nelle tasche dei cittadini perché nella casse dello Stato si potranno trovare tutti i fondi che si vuole. Una prima piccola sommessa obiezione (l’intervistatrice non ci avrà badato) sarebbe quella di chiedere: scusi sig. Ministro ma i soldi che sono nella casse dello Stato (ammesso che sia mai vero) non sono forse dei cittadini? Non sono forse quei soldi che avete sottratto alla Scuola, alla sicurezza, alla giustizia e così via dicendo? O avete costituito, a nostra insaputa, un Fondo speciale con i soldi personali suoi, del Premier e di qualche altro sciampagnone ? O forse, e questa potrebbe essere la seconda sommessa obiezione, Lei aveva il sospetto che le tasche della stragrande maggioranza degli italiani sono piu’ che vuote e quindi le mani si potevano mettere solo in quelle dei ricchi? O, infine, Lei era talmente tranquillo che non siamo di fronte ad una crisi strutturale profonda, di sovrapproduzione, in un contesto dove è sparito il lavoro, ma che invece la crisi è ormai alle spalle perché sono finite le perturbazioni dei mercati finanziari e quindi tutto è risolto? Ma non le dica queste cose al nemico, perchè è sempre in ascolto. Domenica Lei ha dato l’annuncio, l’indomani è giunto puntualmente l’ennesimo lunedì nero delle Borse mondiali. Alcuni segreti vanno tenuti per sé, come quelli dei fondi occulti nelle pieghe del Bilancio dello Stato.La magìa, se no, svanisce. E noi ne abbiamo ancora gran bisogno, dopo l’annuncio del FMI che il rapporto Debito/PIL salirà al 121%. Occorrono consistenti fondi occulti, li troveremo nelle pieghe del Bilancio o bisognerà mettere le mani in tasca di qualcuno, non piu’ dei lavoratori che stanno sparendo bensì in quelle di chi ha continuato ad accumulare anche durante la crisi?
francesco calvano
www.fainotizia.it
sabato 4 aprile 2009
POVERO SILVIO
http://www.fainotizia.it/
