mercoledì 20 gennaio 2010

LA RICCHEZZA C’E’ : PRELEVARLA X RISANARE – ECCO COME !

LA RICCHEZZA C’E’ : PRELEVARLA X RISANARE – ECCO COME !


La crisi è alle spalle, secondo l’ottimismo forzato del governement, ma non passa giorno senza che vengano annunciati chiusure di fabbriche e di aziende, molte provocate non da cause legate alla bolla finanziaria bensì alla nuova speculazione selvaggia dei nuovi avventurieri che proprio attraverso la finanza tentano di arricchirsi sulle spalle dei lavoratori e delle loro famiglie, che senza lavoro e senza l’indispensabile per sfamare i propri figli si arrampicano sopra i tetti delle aziende.
Anche i meno avveduti capiscono che la crisi non è alle spalle bensì tende ad acutizzarsi non solo per la tragica situazione dell’occupazione ma per la concomitante presenza di altre numerose e concorrenti situazioni di cancrena che affliggono in modo strutturale quasi tutti i settori della vita economica e sociale del Paese.
Scuola nel caos con tagli insensati, la ricerca divenuta esportatrice di cervelli, le Ferrovie esistono solo nella tratta Roma-Milano, Trasporti aerei al lumicino, disoccupazione pesante al Nord ma devastante al Sud, rapporto complessivo Nord-Sud in continua perenne divaricazione, Giustizia carente di organico a tutti i livelli e nelle attrezzature in generale , le forze di polizia senza parco auto e senza benzina, mentre per le Carceri è vera emergenza, la Sanità accumula deficit crescenti e, tra sprechi e ruberie, non riesce ad erogare un’assistenza decente che assicuri la vita e non la morte, il dissesto idro-geologico che ha superato da tempo i livelli di guardia, senza che venga destinato un euro alla prevenzione rispetto ai miliardi richiesti dagli esperti e dagli stessi consigliori.
Cosa c’è rimasto ? Un po’ di mare avvelenato al centro – sud e l’ottimismo stampato come una maschera sul volto del Premier e dei suoi accoliti.
Di fronte a un tale desolante e drammatico quadro complessivo del Paese, il Premier e i suoi collaboratori, ben consci della gravità eccezionale della situazione, si cimentano a inventare boutade a livello mediatico nel tentativo di continuare a carpire il consenso distorcendo la verità e la realtà.
E così…il giorno prima : “ si fa sul serio, andiamo avanti spediti con la riforma fiscale con due sole aliquote (le stesse proclamate nel famigerato Patto con gli italiani di vespasiana memoria) per realizzare una riduzione delle tasse”.
Il giorno dopo: “l’attuale situazione di crisi non permette alcuna possibilità di riduzione delle imposte” e il Ministro Trebond: “Non possiamo fare stupidate o follie in una fase economica così complicata……la spesa aggiuntiva per gli interessi sul debito mette fuori discussione la possibilità di pensare a una riduzione delle tasse””.
Che la verità stia in queste ultime parole famose del SuperMinistro lo vado predicando da anni e ormai lo ha imparato buona parte degli italiani, oltre che le pietre.
L’Italia rispecchia il mondo capitalistico; In quest’ultimo (rapporto ONU) : il 18 % dei cittadini dispone dell’83% del reddito globale e basterebbe una cifra inferiore alla ricchezza posseduta dalle 7 persone più ricche del mondo per riscattare dalla fame e dall’estrema miseria miliardi di persone e di bambini sparsi in tutto il mondo.
In Italia (dati Bankitalia) il 10% dei cittadini possiede il 50% della ricchezza finanziaria; questa è stimata in 2800 mld di €uro, per cui il 50% è pari a 1400 mld. Se si ipotizza un prelievo straordinario una tantum (anche ripartito in 3-4 anni) su questa ricchezza si realizza un gettito fiscale di 140 mld circa (alla faccia dei 4,5 mld incassati con lo scudo fiscale) !
Un provvedimento del genere, per esplicare tutta la sua efficacia, andrebbe necessariamente implementato con un’altra misura straordinaria da adottare in materia di debito pubblico.
Come, in parte, accennava Tremonti, il paese è schiacciato da tempo dal peso degli interessi sul debito; in questo momento è stretto in una morsa che, senza correttivi, rischia di stritolarlo per sempre; i tassi sui titoli a breve sono al minimo storico e questo ha rallentato momentaneamente l’ulteriore crescita dello stock del debito; ma non appena dovesse iniziare la ripresa, i tassi torneranno a salire, incidendo subito sull’aumento del deficit e quindi dello stock, per cui sarebbe vanificato per sempre qualsiasi accenno di ripresa e con esso qualsiasi speranza di risanamento dell’economia e delle disponibilità finanziarie per innescare sviluppo e occupazione.
Occorre conseguentemente varare una manovra che stabilizzi, almeno per un quinquennio, il rendimento dei titoli di stato al livello attuale dei tassi a breve. E’ una misura né folle né peregrina né estremista. Le due misure, combinate, creerebbero un plafond complessivo per sanare la finanza pubblica, il costo del debito, assicurare sviluppo e occupazione, sconfiggere lo spettro della miseria e della crisi perenne.
Dall’unità d’Italia alla caduta del fascismo sono stati varati decine e decine di provvedimenti del genere, da tutti i governi succedutisi, senza che scoppiasse alcuno scandalo né rivolta (Relaz.D.G.D.P. alla Comm.Parlam.di vigilanza. 1999)
E non può essere certo un caso che l’Italia, uscita semidistrutta dal conflitto mondiale, abbia proceduto prima a ricostruire il Paese e poi a realizzare il famoso miracolo economico.
Dalla fine degli anni ’40 a metà degli anni ’60 combinazione vuole che il doppio miracolo sia avvenuto in assenza di Debito Pubblico e dopo tale data, con il debito in crescendo, le crisi non hanno avuto sosta.
Ecco dove trovare i soldi, per chi ne ha voglia e capacità, a destra come a sinistra.

U.Galimberti: il vero volto del capitalismo

domenica 8 novembre 2009

ABBATTERE IL CAPITALISMO E COSTRUIRE L’ALTERNATIVA

ABBATTERE IL CAPITALISMO E COSTRUIRE L’ALTERNATIVA
La trasmissione Ambiente Italia di Beppe Rovera di sabato tre ottobre ha messo in risalto, semmai ve ne fosse bisogno, un intreccio articolato a livello internazionale di organizzazioni costituite da potentati economico-finanziari-imprenditoriali, (coadiuvati e coperti da bande di politici governanti servizi segreti e quant’altro) che dopo aver diffuso sul mercato qualsiasi porcheria di prodotti contaminati, avvelenati,sofisticati, realizzando profitti inimmaginabili finiti nei vari paradisi fiscali che ora rientrano in Patria lavati ed asciugati, per smaltire l’ultimo concentrato di veleni rappresentato dalle scorie hanno assoldato l’anello mancante nella catena delinquenziale, cioè le varie mafie e ‘ndranghete per depositarle in tutto il Sud del Mondo, dall’Italia alla Somalia all’Africa, all’Asia; nel porto di Venezia sono innumerevoli i containers sequestrati destinati in Cina.
In questo Sud del mondo non poteva mancare la nostra Calabria dal momento che essa non possiede industrie e quindi non produce veleni , ma aveva delle bellezze naturali incomparabili, decantate da scrittori e poeti di tutte le epoche. Qualcuno di quelli che contano avrà pensato che questo paradiso terrestre era sprecato ed ha quindi assoldato la ‘ndrangheta per distruggerlo e far si che essa continuasse a tenere sotto il proprio giogo quel residuo di popolazione che ancora è rimasta attaccata alla terra calabrese.
Ma attenzione, amici miei, questi avvenimenti sono tutt’altro che casuali, isolati, slegati con il resto di ciò che ci circonda. Quell’intreccio internazionale sopra delineato , che ora è diventato anche delinquenziale e mandante dei peggiori crimini a livello mondiale, è lo stesso potere, nelle sue varie poliedriche facce, che ha scatenato l’ultima crisi, che aumenta la produttività dei lavoratori e ne riduce il numero e i salari, che sta affamando milioni di famiglie nel mondo,che crea squilibri territoriali e nella distribuzione della ricchezza, che evade e porta i capitali nei paradisi fiscali, che continua a proporci centrali nucleari mentre scaricano in mare le scorie mai smaltite. Quell’intreccio è ben rappresentato nel nostro Paese dalla Destra al potere in questo momento che governa incontrastata e con infinita arroganza anche grazie all’assoluta inconsistenza dell’opposizione, dimostratasi incapace di svolgere sia questo ruolo che quello di governare.
Non rimane che una labile speranza : dar vita ad un MOVIMENTO UNITARIO DI BASE, servendoci di questo STRUMENTO EFFICACE E RIVOLUZIONARIO DELLA RETE, da moltissimi invocato in vari modi e con diverse formulazioni, che assuma quale suo PROGRAMMA semplice snello ed efficace i seguenti punti qualificanti che riguardano i contenuti e i bisogni della stragrande parte dei cittadini e che saranno poi ripresi singolarmente per farli diventare proposte operative da trasformare in apposite iniziative parlamentari o in piattaforme sindacali:
- IMPOSTA STRAORDINARIA SUI GRANDI PATRIMONI PER ARGINARE LA CRISI E FINANZIARE LA RIPRESA E L’OCCUPAZIONE
- RIFORMA DELLA STRUTTURA DEL LAVORO PER ASSICURARE UN LAVORO A TUTTI
- ABOLIZIONE DI OGNI FORMA DI PRECARIATO
- SALVAGUARDIA AMBIENTALE ASSOLUTA
- ENERGIA PULITA DA FONTI ALTERNATIVE
- SVILUPPO DEI MERCATI E DEGLI SCAMBI LOCALI A DISPETTO DELLA CRESCITA FORZATA DEL PIL E DEI MERCATI GLOBALI
- UNA POLITICA DI SVILUPPO DEL SUD PER IL RIEQUIBRIO TERRITORIALE UNICA ALETRNATIVA PER IL PAESE

PER ADERIRE AL GRUPPO CLICCARE SUL LINK SOTTOSTANTE:
http://www.facebook.com/group.php?gid=307045110493

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Chi volesse approfondire i documenti di analisi che stanno alla base di queste proposte può cliccare i link sotto riportati.
http://studiocalvano.blogspot.com/2009/03/documento-per-un-movimento-alternativo.html

http://studiocalvano.blogspot.com/2009/03/perche-urge-la-patrimoniale.html



DESTRA – SINISTRA : CHI RIESCE ANCORA A DISTINGUERLE?

Non è una novità di oggi. Lo vado sostenendo da anni, prima che Nanni Moretti pronunciasse la fatidica frase “ Di’ qualcosa di sinistra” rivolgendosi al leader Maximo. Ora, Tremonti l’ha resa molto piu’ evidente ed eclatante la stridente e insanabile contraddizione che esiste tra la politica della cosiddetta sinistra e quella della destra al potere, per cui diventa sempre piu’ arduo poter distinguere chi appartiene alla prima e chi alla seconda. L’ha resa evidente e di palpitante attualità con due dichiarazioni, pompose e strumentali fin che si vuole, ma che spiazzano in modo indicibile i dirigenti della sinistra, pronti ad attaccare Berlusconi per tutti i misfatti che riguardano il conflitto di interessi e i suoi affari privati, ma attanagliati nella loro cecità ed incapacità di elaborare e propagandare proposte concrete di quelle che potrebbero risolvere i problemi piu’ che drammatici del Paese e della gente comune e porre in serio imbarazzo il Cavaliere.
Le due roboanti proposte sparate in aria da Tremonti in questi giorni riguardano come tutti sapranno il POSTO FISSO e l’abolizione dell’IRAP.
Sui due temi ho scritto molto finora e il mio Blog è pieno di interventi su entrambi gli argomenti e mi trovano pienamente d’accordo, una volta tanto, con il Super Ministro. Se fossi presuntuoso o visionario, o volessi fare il demagogo, sarei portato a dire che l’unico che ha preso in seria considerazione le mie proposte è proprio Lui.
Sul “posto fisso” ho scritto piu’ volte che la precarizzazione selvaggia ottusa insensata varata e sostenuta dai Governi di entrambi gli orientamenti e schieramenti politici sta distruggendo generazioni di giovani e mina alla base l’equilibrio economico-finanziario-sociale su cui dovrebbe reggersi il Paese nell’immediato futuro.
Nel saggio “Perché urge la Patrimoniale”, pubblicato circa tre anni fa, la tesi da me sostenuta trovava fondamento e substrato nella rilevata impossibilità di recuperare gettito fiscale a causa dell’inestricabilità della giungla normativa del nostro impianto fiscale che tra l’altro annovera un’imposta assurda folle inconcepibile demenziale come l’IRAP, capace, per le interdipendenze con le altre imposte, di determinare per piccole medie e grandi aziende una tassazione che può arrivare anche al doppio o al triplo del reddito dichiarato ante imposte nonché di tassare le imprese in perdita. Pochissimi lo sapranno ma è proprio così. E Tremonti è uno dei pochissimi che lo sa.
Ebbene, come hanno reagito i nostri grandi condottieri della sinistra? Balbettando frasi incomprensibili di critica, e, per l’IRAP obiettando che rappresenta risorse che vanno alle Regioni e/o comunque che si creerebbe un ulteriore buco nei conti dello Stato. A nessuno viene in mente di dire “bene aboliamo immediatamente un’imposta demenziale come l’IRAP” e troviamo le risorse prelevandole dai grandi patrimoni, a cominciare dai capitali che rientrano dai paradisi fiscali.
Ma i nostri grandi condottieri di sinistra non si rendono neanche conto che le dichiarazioni di Tremonti sono provocatorie e fatte ad arte per accrescere il suo prestigio e il proprio peso politico.
Se i nostri valorosi condottieri avessero avuto un minimo di acume, anziché criticarle, avrebbero dovuto tuffarsi a capofitto e chiedere che venissero tramutate subito in proposte di legge. E, invece, non si accorgono che sul primo argomento si ritrovano allineati con Confindustria che non vuole perdere i privilegi del precariato, mentre sull’Irap sono in contrasto con questa ma d’accordo con Berlusconi che ha bloccato tutto, perché sa che se toglie l’Irap dovrà trovare altre risorse e lui potrebbe essere chiamato a contribuire in prima persona.. Ma loro con chi giocano? Probabilmente per conto proprio, ma a perdere.
Come logica conseguenza di questa analisi e in coerenza con quanto sostenuto e pubblicato in precedenza, domani costituirò un nuovo GRUPPO, che va a sostituire i precedenti, che ingloba, che propone un programma di rivendicazioni concrete basate sul reperimento delle risorse da destinare a redistribuzione dei redditi e a sviluppo, abolizione del precariato e occupazione per tutti, politica ambientale, no al nucleare e ai veleni delle scorie, no al commercio globale delle multinazionali, sviluppo delle economie locali, riequilibrio del rapporto Nord-Sud, insomma un nuovo mondo è possibile ipotizzare.
Il motivo per cui lo pubblico su Face è legato al cambio di mentalità, ad una nuova cultura che dovrà maturare e svilupparsi. Niente piu’ deleghe a chicchessia, hanno ampiamente dimostrato di non meritarle, sviluppo di una democrazia che parta finalmente dal basso, in modo unitario e trasversale a tutti gli schieramenti politici, che non abbia in mente o di mira la formazione di liste per conquistare un posto in qualche consiglio comunale o provinciale o regionale, ma sia determinato e concentrato ad elaborare le proposte che interessano la gente, coagulare intorno ad esse il consenso delle masse di cittadini e proporle con forza vigore ostinazione fino a tradurle in realtà.
Non mi obiettate che è un’utopia. Che lo sia quasi, lo so già. Ma è l’unica strada percorribile, oggi, per innalzare il grado di maturazione delle coscienze, rendere un servizio ai piu’ deboli, ben sapendo che se le proposte che verranno elaborate riguardano veramente gli interessi vitali della gente potranno trovare un largo appoggio e consenso.
Quello che bisogna evitare è la tentazione di entrare nei meccanismi del potere. Questi si traducono sempre in corruzione, smarrimento dell’etica, ruberie varie, come i casi di ieri e quelli di oggi dimostrano, sia che si tratti del Governo centrale, sia che si tratti della Regione Lazio, Regione Campania, Regione Puglia, Regione Calabria, i Comuni di mezza Italia. E ci fermiamo qui per carità di patria.

venerdì 6 novembre 2009

FINALMENTE, QUALCHE NOTIZIA SENSAZIONALE

Dopo tanti mesi di pessime notizie, l’Orizzonte è volto immediatamente al sereno.
Tra ieri sera e stamattina è giunta la tanto attesa stupefacente notizia: l’Italia è il sesto Paese più ricco del mondo. Pensate in che stato di desolazione si trovano tutti gli altri ! La crisi è alle spalle.
Tutti i licenziati recenti e i disoccupati di lungo corso sono tornati a frotte nelle fabbriche che hanno riaperto i battenti, i precari sono stati reinseriti con contratti a tempo indeterminato, alla Scuola sono stati riassegnati tutti i fondi tagliati in precedenza, ai Tribunali, su sollecitazione del Presidente Fini intervenuto al Premio Borsellino, sono stati forniti i fondi per acquistare la carta e le fotocopiatrici, i treni sono stati ripuliti, in particolare quelli dei pendolari, ritornati ad antico splendore, le compagnie aeree e navali risanate, le pensioni al di sotto del minimo vitale rimpinguate, i titolari della social card si sono riversati in massa nei Supermercati ed hanno speso all’impazzata, sicuri che sulle stesse saranno accreditati fondi supplementari in maniera cospicua.
Ma la notizia più bella è quella fornita dal Ministro Maroni che, incalzato dagli agenti di polizia sprovvisti sia delle auto che della benzina per uscire dalle caserme, si è rivolto direttamente al Premier, il quale vista la nuova immensa ricchezza del Paese, non ha esitato un attimo a mettere le mani in tasca ed anticipare tutte le risorse chieste da Maroni per attuare il piano di sicurezza in attesa che scendano in campo le tanto attese ronde.
Ma…ahi, ahi ! Scusate ma c’è un imprevisto. Mentre scrivevo queste brevi note è arrivata fulminea una notizia raccapricciante. Sembra che le risorse promesse a Maroni, e destinate alla Pubblica Sicurezza, non le abbia tirate dalla propria tasca il Premier, ma, secondo fonti bene informate, pare siano soldi appartenenti a tutti i cittadini italiani e, in parte, pure a quegli stranieri che, regolarizzati, pagano le tasse in Italia. Vi chiederete, a questo punto, ma queste risorse chi le aveva nascoste?
Sempre, secondo i bene informati, pare che lo scherzo, o lo sgambetto che dir si voglia, sia attribuibile al Super Ministro Tremonti il quale, dopo le rassicurazioni di Bossi che nessuno può osare toccarlo, avrà voluto ringraziare la lega fornendo le risorse al Ministro Maroni. Pace, tranquillità e serenità per tutti.
Francesco Calvano

martedì 27 ottobre 2009

DESTRA – SINISTRA : CHI RIESCE ANCORA A DISTINGUERLE?

Non è una novità di oggi. Lo vado sostenendo da anni, prima che Nanni Moretti pronunciasse la fatidica frase “ Di’ qualcosa di sinistra” rivolgendosi al leader Maximo. Ora, Tremonti l’ha resa molto piu’ evidente ed eclatante la stridente e insanabile contraddizione che esiste tra la politica della cosiddetta sinistra e quella della destra al potere, per cui diventa sempre piu’ arduo poter distinguere chi appartiene alla prima e chi alla seconda. L’ha resa evidente e di palpitante attualità con due dichiarazioni, pompose e strumentali fin che si vuole, ma che spiazzano in modo indicibile i dirigenti della sinistra, pronti ad attaccare Berlusconi per tutti i misfatti che riguardano il conflitto di interessi e i suoi affari privati, ma attanagliati nella loro cecità ed incapacità di elaborare e propagandare proposte concrete di quelle che potrebbero risolvere i problemi piu’ che drammatici del Paese e della gente comune e porre in serio imbarazzo il Cavaliere.
Le due roboanti proposte sparate in aria da Tremonti in questi giorni riguardano come tutti sapranno il POSTO FISSO e l’abolizione dell’IRAP.
Sui due temi ho scritto molto finora e il mio Blog è pieno di interventi su entrambi gli argomenti e mi trovano pienamente d’accordo, una volta tanto, con il Super Ministro. Se fossi presuntuoso o visionario, o volessi fare il demagogo, sarei portato a dire che l’unico che ha preso in seria considerazione le mie proposte è proprio Lui.
Sul “posto fisso” ho scritto piu’ volte che la precarizzazione selvaggia ottusa insensata varata e sostenuta dai Governi di entrambi gli orientamenti e schieramenti politici sta distruggendo generazioni di giovani e mina alla base l’equilibrio economico-finanziario-sociale su cui dovrebbe reggersi il Paese nell’immediato futuro.
Nel saggio “Perché urge la Patrimoniale”, pubblicato circa tre anni fa, la tesi da me sostenuta trovava fondamento e substrato nella rilevata impossibilità di recuperare gettito fiscale a causa dell’inestricabilità della giungla normativa del nostro impianto fiscale che tra l’altro annovera un’imposta assurda folle inconcepibile demenziale come l’IRAP, capace, per le interdipendenze con le altre imposte, di determinare per piccole medie e grandi aziende una tassazione che può arrivare anche al doppio o al triplo del reddito dichiarato ante imposte nonché di tassare le imprese in perdita. Pochissimi lo sapranno ma è proprio così. E Tremonti è uno dei pochissimi che lo sa.
Ebbene, come hanno reagito i nostri grandi condottieri della sinistra? Balbettando frasi incomprensibili di critica, e, per l’IRAP obiettando che rappresenta risorse che vanno alle Regioni e/o comunque che si creerebbe un ulteriore buco nei conti dello Stato. A nessuno viene in mente di dire “bene aboliamo immediatamente un’imposta demenziale come l’IRAP” e troviamo le risorse prelevandole dai grandi patrimoni, a cominciare dai capitali che rientrano dai paradisi fiscali.
Ma i nostri grandi condottieri di sinistra non si rendono neanche conto che le dichiarazioni di Tremonti sono provocatorie e fatte ad arte per accrescere il suo prestigio e il proprio peso politico.
Se i nostri valorosi condottieri avessero avuto un minimo di acume, anziché criticarle, avrebbero dovuto tuffarsi a capofitto e chiedere che venissero tramutate subito in proposte di legge. E, invece, non si accorgono che sul primo argomento si ritrovano allineati con Confindustria che non vuole perdere i privilegi del precariato, mentre sull’Irap sono in contrasto con questa ma d’accordo con Berlusconi che ha bloccato tutto, perché sa che se toglie l’Irap dovrà trovare altre risorse e lui potrebbe essere chiamato a contribuire in prima persona.. Ma loro con chi giocano? Probabilmente per conto proprio, ma a perdere.
Come logica conseguenza di questa analisi e in coerenza con quanto sostenuto e pubblicato in precedenza, domani costituirò un nuovo GRUPPO, che va a sostituire i precedenti, che ingloba, che propone un programma di rivendicazioni concrete basate sul reperimento delle risorse da destinare a redistribuzione dei redditi e a sviluppo, abolizione del precariato e occupazione per tutti, politica ambientale, no al nucleare e ai veleni delle scorie, no al commercio globale delle multinazionali, sviluppo delle economie locali, riequilibrio del rapporto Nord-Sud, insomma un nuovo mondo è possibile ipotizzare.
Il motivo per cui lo pubblico su Face è legato al cambio di mentalità, ad una nuova cultura che dovrà maturare e svilupparsi. Niente piu’ deleghe a chicchessia, hanno ampiamente dimostrato di non meritarle, sviluppo di una democrazia che parta finalmente dal basso, in modo unitario e trasversale a tutti gli schieramenti politici, che non abbia in mente o di mira la formazione di liste per conquistare un posto in qualche consiglio comunale o provinciale o regionale, ma sia determinato e concentrato ad elaborare le proposte che interessano la gente, coagulare intorno ad esse il consenso delle masse di cittadini e proporle con forza vigore ostinazione fino a tradurle in realtà.
Non mi obiettate che è un’utopia. Che lo sia quasi, lo so già. Ma è l’unica strada percorribile, oggi, per innalzare il grado di maturazione delle coscienze, rendere un servizio ai piu’ deboli, ben sapendo che se le proposte che verranno elaborate riguardano veramente gli interessi vitali della gente potranno trovare un largo appoggio e consenso.
Quello che bisogna evitare è la tentazione di entrare nei meccanismi del potere. Questi si traducono sempre in corruzione, smarrimento dell’etica, ruberie varie, come i casi di ieri e quelli di oggi dimostrano, sia che si tratti del Governo centrale, sia che si tratti della Regione Lazio, Regione Campania, Regione Puglia, Regione Calabria, i Comuni di mezza Italia. E ci fermiamo qui per carità di patria.

mercoledì 16 settembre 2009

UN’IMPOSTA SU GRANDI PATRIMONI E GRANDI EVASORI PER FINZIARE SVILUPPO E OCCUPAZIONE

UN’IMPOSTA SU GRANDI PATRIMONI E GRANDI EVASORI PER FINZIARE SVILUPPO E OCCUPAZIONE
Nel leggere l’intervento di Carlo De Benedetti su Il Sole 24 Ore circa la richiesta esplicita di una imposta patrimoniale sono sobbalzato e ho provato un’ intima immensa soddisfazione. Sono anni che mi batto in solitaria avventura in questa battaglia, da nessuno ascoltato, ora arriva un personaggio della caratura notevole ed anche, penso, interessato come contribuente. Ma questo è perfettamente spiegabile se collegato alla preparazione e all’intelligenza dell’uomo e dimostra uno dei miei assunti fondamentali. E cioè che i primi che dovrebbero capire e recepire il loro interesse a contribuire in un momento difficile e drammatico, a seguito del quale si rischia concretamente un grande botto che, se dovesse verificarsi, finirebbe con il travolgere tutti, ma a rimetterci sarebbero proprio le classi benestanti. I poveri possono rimetterci la loro miseria, ma i grandi finanzieri e possidenti rischiano molto di piu’. Per cui non si capisce perché nessuno tra politici, governanti, uomini di affari e di cultura, economisti, sindacalisti, esperti commentatori, conduttori televisivi, ha mai voluto accettare neanche un dibattito sull’argomento.
L’analisi di De Benedetti è lucida ed efficace, da parte mia condivisibile in pieno, e non può che essere così dal momento che essa ricalca molto le tesi che vado sostenendo da tempo. Soprattutto coincide con l’idea centrale e portante del ragionamento che ho sviluppato nell’opuscolo che ho pubblicato circa tre anni fa. Ossia che il sistema fiscale, un’autentica ed inestricabile giungla normativa, spreme ormai in modo spietato e forsennato non solo i lavoratori dipendenti ma anche i piccoli e medi operatori, i quali, tra vessazioni di carattere burocratico, adempimenti di tutti i colori, a cominciare da quelli fiscali, tasse e gabelle varie, allo Stato e a chi si sostituisce ad esso, il principale pensiero che coltivano è quello di gettare la spugna. Da qui discende la logica e conseguente conclusione che dall’erario non è possibile ottenere quelle notevoli risorse da destinare al pagamento degli interessi sul Debito Pubblico, ad arginare la grave crisi, ad elargire gli ammortizzatori sociali e i sostegni alle famiglie e alle Banche. Un Paese non può certamente trascinarsi nella sua grama esistenza solo assistendo. Prima o poi crolla. Ha bisogno prima di tutto e soprattutto di politiche di rilancio dell’economia, di sviluppo sostenibile, infrastrutture, pubblica amministrazione efficiente, di ripianare il grave gap tra Nord e Sud , di creare le condizioni perché si attui una politica di redistribuzione effettiva dei redditi. Ma c’è voluto un imprenditore di successo, un personaggio noto e colto come De Benedetti, che probabilmente dovrà contribuire in prima persona, per proporre l’idea di un’imposta patrimoniale, riprendendo, così come ho fatto piu’ volte anche io, la diffusione dei dati di Bankitalia che dimostrano come il 50% della sola ricchezza finanziaria è in mano al 10% dei cittadini, senza considerare beni immobili ed aziende. Del resto la pratica di intervenire sul Debito Pubblico è stata largamente utilizzata nel nostro Paese diversissime volte dall’unità d’Italia e fino al Dopoguerra, senza che nessuno si lagnasse piu’ di tanto e senza che si creassero sconquassi, semmai sono serviti ad evitarli. Di fronte a tale scenario, pensare di fare a meno dell’istituzione di un’imposta temporanea sui grandi patrimoni è un’idea suicida e masochista; ancor piu’ sbalordisce il fatto che l’attuale Governo, con il Ministro Tremonti in testa, faccia rientrare i grandi evasori che hanno accumulato le ricchezze nei paradisi fiscali, facendo pagare loro quanto basta a regalare un pacchetto di caramelle alle famiglie italiane e ci manca poco che vengano indicati come eroi.
Nel documento linkato in calce ho elaborato una proposta concreta di come potrebbe essere strutturata un’imposta straordinaria sui grandi patrimoni (tra cui rientrano i grandi evasori) nonché una modifica al meccanismo degli interessi sul Debito. Chi vuole approfondire può farlo. Però da subito ci dobbiamo attivare tutti perché la proposta di De Benedetti non cada nel vuoto, creando un grandissimo Gruppo, la cui denominazione coincide con il testo di questo intervento Se le risposte saranno adeguate quantitativamente promuoveremo un Comitato per tradurre in proposta di legge l’idea di cui al Link sottostante e ci auguriamo che possa essere presieduto da un grosso personaggio


http://studiocalvano.blogspot.com/2009/03/documento-per-un-movimento-alternativo.html
http://studiocalvano.blogspot.com/2009/03/perche-urge-la-patrimoniale.html

domenica 2 agosto 2009

GIOCO DIABOLICO DELLE 3 CARTE IMPERVERSA

In data 6 marzo sul mio Blog pubblicai il primo intervento sul “gioco delle 3 carte”, praticato dal Premier e da Tremonti, allorquando sfilarono i fondi FAS per destinarli ad arginare la crisi e ad altre emergenze, ma facendoli apparire come risorse che avevano trovato chissà dove e da parte di chissà chi. Lo slogan è stato ripreso da vari esponenti politici, ma la realtà è rimasta immutata. Ora, naturalmente, siamo alle resa dei conti. Mi pare piu’ che normale che prima o poi doveva scoppiare la bolla o la Balla se volete. E’ scoppiata la bolla perché alcuni dei maggiori portatori di voti (Sicilia e Puglia) si sono incazzati. E quindi il Premier ha dovuto reinventarsi il motto : “ghe pensi mi”. Un nuovo Piano per il Mezzogiorno, ribattezzato “Piano Berlusconi” , ma i soldi, solo sulla carta, sono sempre quelli che già hanno prelevato. E per le altre Regioni?? Possono aspettare! Anche se la mia sventurata Calabria è considerata l’unica superstite cui è destinata, teoricamente, la maggiore intensità di aiuto da parte della Unione Europea. Dicevo teoricamente perché in pratica, con il diabolico regolamento di attuazione delle misure CEE, la percentuale di incentivi effettiva scende dal teorico 50+15% all’incirca ad un 25% per via delle graduatorie, dove per avere possibilità di ottenere il finanziamento gli aspiranti devono abbassare di molto la percentuale di incentivo richiesta, pena la esclusione. Rimane però il riconoscimento, che non è di poco conto, che la Calabria per sperare in un improbabile processo di sviluppo avrebbe bisogno di quelle percentuali di incentivo, oltre a tanti altri provvedimenti collaterali e di contesto. Ma il Premier e Tre-bond pensano che le risorse destinate alla aree sottoutilizzate (così si chiamano adesso, FAS) possano essere destinare anche altrove. Tanto in Calabria grossi portatori di voti come Miccichè, Lombardo, Fitto, non ce ne sono. C’è, anche da questo punto di vista, roba di scarto.
L’occasione è comunque ghiotta perché qualcuno nel frattempo scopre l’acqua calda ed afferma che il problema del Sud è un problema nazionale e non piu’ locale.Un ritornello che viene recitato da oltre 60 anni. La Vice Presidente Confindustria per il Sud, Cristiana Coppola, dichiara : “Il Sud ha avuto a disposizione molti soldi: Eppure non ci sono stati cambiamenti. Anzi : la forbice con il resto del Paese si è aggravata”. E propone “una nuova impostazione che rompa con il passato”. Subito accontentata dal duo Berlusca-Tremonti che estraggono dal cilindro della preistoria la vecchia vituperata Cassa per il Mezzogiorno. La stessa che c’era mezzo secolo fa, quando il mio Professore di Politica Economica, Francesco Parrillo, aggiornava con un ultimo capitolo ogni anno il suo testo su “Lo Sviluppo economico in Italia”, per aggiornarci sulla circostanza che il divario si era ulteriormente allargato, però al Sud qualcosa si era mossa. Una volta, nelle contrade, c’era il lume a petrolio, ora era arrivata la luce elettrica anche nelle campagne. Poi sono arrivate anche le reti idriche e fognarie in alcuni Comuni. In altri sono stati preceduti da epidemie di tifo, ma poi sono arrivate. Infine è arrivato Giacomo Mancini al Ministero dei Lavori Pubblici e quindi sono arrivate anche le strade nel Sud. In tutti questi circa sessanta anni qualcosa intorno alla terra s’è mosso. Tranne che lo sviluppo e il progresso vero. E con una forte peculiarità : tutto ciò che è stato realizzato nel Sud, dalle strade al bene primario come l’acqua e le fogne, dove scaricare la prima, è avvenuto con i fondi speciali e/o straordinari dei vari Piani, dei fondi UE, mai con i fondi ordinari. Fino al punto che intorno al 1992, un illustre Professore di Economia, democristiano doc, ma persona assai per bene, Beniamino Andreatta volle vederci chiaro in questa allucinante ed inestricabile storia Nord-Sud ed istituì una Commissione parlamentare di indagine del Senato, che concluse i suoi lavori relazionando sul fatto che ciò che veniva dato a livello di straordinario veniva tolto, con gli interessi, su quello ordinario. La conclusione è stupefacente : “ Solo raddoppiando l’intervento straordinario si porterebbe la spesa statale pro capite nelle regioni meridionali a livello comparabile con quello delle regioni settentrionali”.
La domanda, raccapricciante, che si pone è una sola. Perché mai un documento di tale e tanta importanza per la storia la giustizia l’equità la stessa sopravvivenza del Paese, se è vero come è vero, che il problema del Sud non è piu’ soltanto un problema locale bensì investe le sorti dell’intero Paese, non è mai stato divulgato da alcuno?? Anche il Presidente Napoletano, volendo, potrebbe farlo rispolverare e farne oggetto di un messaggio solenne a Parlamento e a Governo, poiché un Paese spaccato in due non potrà mai competere con il resto del Mondo, se il Nord deve trascinarsi dietro un Sud bloccato, pietrificato, capace di esportare solo mafia, ndrangheta e camorra. Del resto chiunque oggi può rendersi conto ad occhio nudo delle abissali differenze nella distribuzione delle risorse. La sola città di Milano si appresta ad investire qualcosa come 40 miliardi di €uro per l’EXPO, Per tutto il Sud, cioè piu’ di un terzo d’Italia, si parla di 17 miliardi originari, di cui gran parte fatti spariti con il solito abile giochetto delle tre carte, che è stato abolito anche nelle fiere paesane. Francesco Calvano

domenica 5 luglio 2009

LAVORO E DEBITO PUBBLICO

In politica i voti non si sommano! O almeno, ciò non serve sul piano pratico, concreto, poiché non ha alcuna efficacia. Può servire però a capire o a orientarsi per capire, tanto piu’ che all’indomani di ogni consultazione le analisi scientifiche, parascientifiche, sociologiche, politichesi e inventate, si sprecano. Ilvo Diamanti, nel suo ultimo volume, ha piu’ o meno concluso che dal ’48 ad oggi sostanzialmente non è cambiato gran che; dove c’era la vecchia DC oggi ci sono il PDL e la Lega, dov’era forte il PCI-PDS, oggi tiene il PD e suoi satelliti. All’incirca è piu’ o meno così, ma non proprio. In passato si governava sempre con una maggioranza di almeno il 51% di una lista o di una coalizione.

Quelli che oggi si spacciano per governanti, al di là della notevole differenza di spessore politico con la vecchia classe dirigente, e che proclamano solennemente di governare in nome degli italiani, in realtà, se proviamo a sommare i voti, per puro esercizio mentale, scopriamo che governano in nome di una assoluta minoranza.

La destra reazionaria al potere ha racimolato nell’ultima consultazione elettorale europea il 45% dei voti; mentre gli oppositori totalizzano il 50,02 %, (PD 26,59, IdV 8, Un.di Centro 6,51, Rif.Com.3,38, SeL. 3.12, Pannella 2.42) cioè la maggioranza. La destra governa senza avere la maggioranza, ma solo grazie alle varie leggi “porcellum” e anche per due gravi inguaribili deficienze degli oppositori: La volontà suicida di frantumarsi all’infinito e la mancanza di una piattaforma programmatica alternativa, con al centro solo i grandi temi che interessano le masse.

I reazionari di destra, sempre piu’ ringalluzziti , ma sempre piu’ disgustosi, ripetono a pappagallo ciò che il Premier afferma, mentendo sapendo di mentire, che la maggioranza del popolo lo ha votato e lui rimane lì a governare a dispetto dell’infimo livello che l’etica politica possa immaginare ed esprimere. Se facessimo il confronto tra i 13.967.642 raccolti da PDL e Lega contro i 50.342.153 di elettori aventi diritto al voto scopriremmo che la percentuale di rappresentatività scende al 27%, cioè l’accoppiata B&B rappresenta 1 italiano su 4, per cui quando afferma che parla e agisce a nome degli italiani, tre su quattro potremmo, forse, anche citarlo in giudizio per appropriazione indebita!.

Questi sono i sorprendenti paradossali dati numerici. Per passare da questi dati alla rappresentatività politica del popolo c’è di mezzo il mare.

La Lega, si dice, aumenta i voti perché radicata sul territorio. Prende i voti, dico io, perché, in mancanza di una alternativa che ponga al centro dell’universo politico il lavoro e la riduzione del Debito Pubblico per diminure il costo degli interessi, rilanciare economia e sviluppo, la Lega riesce ad accalappiare i consensi facendo leva sugli egoismi piu’ detestabili, sul razzismo, sulla difesa dei privilegi attuali e quelli futuri derivanti da federalismo e reintroduzione di gabbie salariali, e , per questo, sono disposti a gettare letteralmente in mare i diseredati e i derelitti di questa immonda società.

Mentre il PDL eredita anche il voto della masse dei diseredati meridionali, mercè il consenso ottenuto e circuito dalla catena di comando che si snoda attraverso la massa dei ruffiani, intrallazzisti, aspiranti alla mangiatoia comune, pronti a saltellare ad ogni cambio di direzione del vento.

Ma per realizzare una piattaforma alternativa vincente è indispensabile che si creino due condizioni: la cessazione della frantumazione suicida degli oppositori e la conseguente sparizione delle mille inutili dannose sigle, capi e capetti e l’altra che si parta una volta per tutte dalle reali esigenze dei lavoratori, o aspiranti tali, delle masse, di una popolazione che può raggiungere il 90% dei cittadini.

La Piattaforma è davanti a noi. Per rendersene conto basta osservare i due fenomeni macro economici e sociali che sono la causa e l’effetto del disastro che ci sta avvolgendo. Il primo, a livello mondiale, è la crisi strutturale, che viene da lontano e andrà molto lontano se non viene arginata; i sub-prime e le crisi finanziaria e borsistica hanno fatto solo da detonatore. Il secondo è un fenomeno peculiare, tutto italiano., ed è rappresentato dal Debito Pubblico, che tutto ingoia e tutto distrugge.

Ho già scritto piu’ volte che uno scienziato come Jeremy Rifkin, che non è un pericoloso sovversivo ma un Professore delle Università americane, sin dal ’96, con il suo libro su “la fine del lavoro” ha segnato una pietra miliare sulla crisi irreversibile di un modello di sviluppo capitalistico fine a stesso, centrato sulla pura accumulazione dei profitti e con continua ininterrotta espulsione di milioni di lavoratori dal ciclo produttivo. Dopo 10 anni, Rifkin ha aggiornato i dati ed ha censito altri 38 milioni di espulsi, nel mondo, oggi gli organismi comunitari parlano di circa 11 milioni di imminenti nuovi espulsi in Europa, la Confindustria di 1 milione in Italia, il Governatore di 1.600.000 solo tra i lavoratori precari che rischiano il rinnovo. Senza voler scomodare le teorie di Marx, chiunque sia dotato di un minimo di buon senso comune capisce intuitivamente che se si distrugge il lavoro e le generazioni dei giovani, che non hanno piu’ sicurezza e avvenire, pensioni e possibilità di investire, ciò vuol dire che si sta commettendo il piu’ grave delitto nei confronti dell’umanità, che rischia l’estinzione; quando saranno scomparsi genitori e nonni che mantengono figli e nipoti, qualcuno dovrebbe spiegare su che cosa poggerà la società di domani o dopodomani. A parte coloro che già oggi non sanno cosa mangiare e come sopravvivere.

L’altro grave fenomeno macro economico, specifico italiano, è rappresentato dal Debito Pubblico, che ha raggiunto la quota assoluta di 1.750 miliardi di €uro e marcia speditamente verso i 4 milioni di miliardi di vecchie lire, con il PIL e le entrate fiscali in picchiata, il Deficit e il rapporto PIL/stock del Debito che stanno scalando l’Everest, mentre Berlusca e Tre-Bond continuano a ripetere che stiamo meglio degli altri. La Marcegaglia chiede soldi veri, riforme concrete nei prossimi cento giorni, mentre Draghi chiede una strategia per ridurre il Debito pubblico dilatato, anche se la dilatazione cresce da circa venti anni nonostante le manovre. E mentre si dilata c’è chi si arricchisce sempre piu’ e chi diventa sempre piu’ povero. Il 10% della popolazione, dice Bankitalia , possiede il 50% della ricchezza finanziaria del Paese. Da questo quadro abbastanza fosco, descritto e confermato da Confindustria e Bankitalia, c’è da aspettarsi che quando la crisi sarà passata, se mai avverrà, lascerà sul campo morti e feriti a milioni.

Nell’opuscolo che ho pubblicato in Gennaio 2007 – “Perché urge la Patrimoniale” ho svolto un’analisi dettagliata sulla crescita del Debito Pubblico in Italia, facendo nomi e cognomi di chi ha intascato le enormi ed abnormi cifre di interessi che gli italiani pagano da circa 30 anni, mentre, in un documento pubblicato sul mio Blog ho ripreso le analisi di Rifkin, le proposte che lui stesso formula per assicurare a tutti il bene supremo ma fondamentale del LAVORO, da cui dipendono in definitiva le società, ed ho elaborato una proposta concreta ed esaustiva di come si può uscire dalla spirale Deficit/Debito Pubblico, creare occupazione sviluppo e metter in moto un circuito virtuoso al posto di quello vizioso.

Entrambi i documenti vengono riproposti come LINK per chi volesse approfondire.

Chi non recepisce che il lavoro sta sparendo, e che quindi trattasi di una svolta epocale, per cui non c’è cassa integrazione o sussidi che tengano, ma che invece è indispensabile ricostruire da capo la sua struttura e i relativi accordi, è fuori dal mondo. “l’Epoca Industriale ha posto fine alla schiavitù, l’Era dell’Accesso sta ponendo termine al lavoro salariato di massa…” è la sentenza di Rifkin.

A quella che ho definito Piattaforma Programmatica Alternativa tutti sono chiamati a concorrere, dai marxisti , ai socialisti, ai progressisti, ai centristi, ai cristiano sociali (v. le dichiarazioni rivoluzionarie del Dalai Lama, richiamate nel documento) ai Sindacati, il cui concorso è piu’ che fondamentale, ai giornalisti progressisti, Travaglio e Padellaro ne potrebbero farne il cavallo di battaglia del nascituro giornale. E si può incentrare:

no al precariato - si al lavoro per tutti

no al nucleare – si all’energia pulita da fonti alternative

no ai privilegi di quel 10% che possiede il 50% della ricchezza – si alla loro contribuzione per liberare il paese e i cittadini dalla schiavitu’ del debito pubblico.

La rete e FACEBOOK possono dare un contributo decisivo. Perciò sollecito i destinatari, i forumisti, i militanti e dirigenti di tutti gli schieramenti, gli amici ad aderire al “Club dei sostenitori x il lavoro e la redistribuzione”, di invitare a fare altrettanto gli amici e gli amici degli amici. Se questo esercito cresce, esiste un 90% di disoccupati,. incazzati, delusi, mortificati, assenteisti e astensionisti che aspetta di mettersi in moto. Francesco Calvano

http://www.facebook.com/profile.php?id=1636424632&ref=mf

http://studiocalvano.blogspot.com/2009/03/documento-per-un-movimento-alternativo.html

http://studiocalvano.blogspot.com/2009/03/perche-urge-la-patrimoniale.html