mercoledì 15 giugno 2011

ORA O MAI PIU’

IL PRESENTE DOCUMENTO E’ STATO ELABORATO IN COLLABORAZIONE TRA FRANCESCO CALVANO VITTORIO EMANUELE ESPOSITO E CARMELA BLANDINI E CON L’APPORTO DI ALTRI AMICI

IL GOVERNO ALL’OPPOSIZIONE: DOVE TROVIAMO LE RISORSE PER LE RIFORME?

DALL’OPPOSIZIONE : SILENZIO ASSORDANTE

NOI DELLA RETE DOBBIAMO INDICARE DOVE TROVARLE E COME UTILIZZARLE

ADERITE CLICCANDO SUL LINK SOTTOSTANTE E SEGNANDO IL QUINTO SI SUL DOC.

Dopo la rivoluzione cultural-politica di portata squisitamente storica, realizzata con il Poker di SI, forse è giunto il momento per continuare ad esercitare in forma di democrazia diretta partecipata un’azione efficace e vincente sui temi cruciali della struttura economico finanziaria che interessano realmente il popolo.

Già a partire dalle ore immediatamente successive all’annuncio della nuova pesante sberla.il Governo e la maggioranza sono andati in confusione. Ma non è stata solo una sberla. E’Molto di piu’. E’ la rivincita storica di un popolo che ha creduto per troppo tempo alle lusinghe e e alle bugie, autenticate dal Notaio Vespasiano , di un venditore ambulante e che ora ha capito che doveva riappropriarsi del bene piu’ prezioso e ineludibile della libertà di decidere autonomamente , senza delegare a un esercito di mercenari, che Veronica Lario ha efficacemente definito “quel ciarpame politico”. Il popolo ha cosi’ inflitto una batosta molto piu’ sonora di quella che i piu’ inguaribili ottimisti potessero immaginare. Ma soprattutto ha spazzato via un dualismo che l’umanità si è trascinato dietro per secoli , consistente nella contrapposizione insanabile tra la volontà-delega attribuita ai politici e al potere in genere e la volontà propria che è sempre stata tradita dai delegati. Tutti i drammi dell’umanità sono racchiusi in questo concetto semplicissimo e apparentemente ovvio. Il popolo che ha votato Berlusconi non ha mai pensato che questo potesse servire per consentirgli di varare solo le leggi che interessavano lui e il suo impero. Oggi se n’è accorto, lo ha capito e si è liberato. Questo è il vero grandioso risultato culturale, di portata universale, (non politico per l’Italietta) che il voto referendario esprime e riafferma.

Ma attenzione a non buttarlo via. Governo e maggioranza sono in confusione e nel panico, chiedono agli altri dove trovare i soldi per attuare la riforma fiscale quando dall’Europa e dalla Corte dei Conti richiedono manovre straordinarie di 80, di 40, di 140 mld, non si capisce bene, e, nel contempo, chiedono “ ma qual è l’alternativa?”. E, Bersani, pronto, a lanciare il monito alla lega : “rifletta con chi stare”.

PER TALE MOTIVO VORREI RIVOLGERMI PRIORITARIAMENTE AL POPOLO DELLA RETE, DIMOSTRATOSI SEMPRE ATTENTO E PRONTO ALLE INNIZIATIVE DA INTRAPRENDERE.

SENZA TEMA DI SMENTITA, SI PUO’ AFFERMARE CHE IL PAESE E’ INA UNA SITUAZIONE A DIR POCO DISASTROSA. BERLUSCONI E LEGA RECLAMANO LA RIFORMA FISCALE E L’APERTURA DELLA BORSA MA TREMONTI RISPONDE E RIBADISCE CHE LA RIFORMA FISCALE NON SI PUO’ FARE A DEBITO, CHE ANZI SIA L’EUROPA CHE LA CORTE DEI CONTI ITALIANA INVITANO IL GOVERNO A RIPIANARE UN DEFICIT ULTERIORE, GIA’ FORMATOSI, DI CIRCA 140 MLD DI €. DA RIPARTIRE IN 3 ANNI. LA RUSSA RASSICURA LA BINDI CHE LA MANOVRA DI 80 MLD LA FARANNO SENZA METTERE LE MANI IN TASCA AGLI ITALIANI; LUI HA NOTIZIE DI PRIMA MANO CHE L’UNICO A METTERE LE MANI IN TASCA SARA’ IL PREMIER.

Insomma siamo quasi giunti alla Torre di Babele e non si vuol tenere in alcun conto del fatto che la speculazione, quando deciderà di agire, non invierà alcun preavviso. Il loro successo è legato alla sorpresa. Eppure l’Italia sta meno peggio di altri Paesi, ricorda continuamente Tremonti, perché può contare sulla ricchezza privata. Ma nessuno dice dov’è e come la si può utilizzare. Così, i politici degli opposti schieramenti chiedono a quelli che hanno di fronte di indicare dove trovare i soldi per fare le riforme : scena muta.

Nessuno, dico nessuno, vuole prendersi la responsabilità di indicare l’unica alternativa possibile, a portata di mano, capace di salvare il paese dal default e rilanciare consumi, sviluppo, occupazione, rinascita e rilancio dell’Italia.

Questa via si chiama Imposta straordinaria, una tantum, sui grandi patrimoni. Dati Bankitalia:

il 50% della ricchezza in Italia è nelle mani del 10% delle famiglie piu’ ricche, per intenderci come Bersusconi; l’altro 50% è distribuito nel rimanente 90% delle famiglie che quindi non possono essere coinvolte nell’operazione. Da un calcolo grossolano viene fuori che applicando un’aliquota media del 5% sui patrimoni delle sole famiglie ricche, si potrebbe generare un ‘introito straordinario di circa 200 mld, pari a 6-7 manovre annue, impossibili da realizzarsi normalmente. E quindi rimango sempre piu’ inebetito quando mi faccio la domanda : Ma perché nessuno ne vuole parlare? Sapete quanto pagherebbe un soggetto che possieda un patrimonio di 5 milioni di €uro? La modica cifra di 250 mila Euro? Pensate che possa andare in disgrazia? Si può anche rateizzare ripartendola tra i sei-sette anni dell’ipotetico piano.

Tremonti, come qualsiasi altro economista o studioso di scienza della finanze, sa benissimo che tutti i testi scolastici e accademici, introducono la materia delle entrate statali distinguendo tra entrate ordinarie e straordinarie, queste ultime , suddivise tra ricorrenti e una tantum: Sa anche che dall’unità d’Italia fino al dopoguerra i governi italiani hanno fatto continuamente ricorso alle entrate straordinarie, come alle manovre sui titoli del Debito Pubblico.

Non si capisce perché mai, oggi, con il Paese in assoluta emergenza, con un pericolo di default, con l’impossibilità assoluta di risolvere i problemi del Paese con fondi che non esistono, anzi ne servono subito altri, le grandi famiglie ricchissime debbano sottrarsi a concorrere nel risanamento del Paese quando proprio loro devono gran parte delle fortune ai lauti tassi di interesse lucrati sui titoli di stato nei decenni passati.

senza questo introito straordinario o governi Berlusconi o governi il premio nobel dell’economia il paese non si muove di un dito.

ED IO NUTRO UNA STRANZA SENZAZIONE. SE TREMONTI SI INCAZZA, VUOI VEDERE CHE L’INTRODUZIONE SULL’IMPOSTA STRAORDINARIA SUI GRANDI PATRIMONI LA PRESENTA PROPRIO LUI?

domenica 5 giugno 2011

FULL DI RE – POKER D’ASSI – GOVERNO B : KO , MA , ACHTUNG BABIES

Dopo l’emozionante risultato delle amministrative, che lascia intravedere l’inizio di un declino ormai inarrestabile, l’impegno va quadruplicato poiché bisogna calare, adesso , il poker d’assi per mettere definitivamente KO il governo del Cavaliere. Dobbiamo quadruplicare gli sforzi perché la gente vada a votare il 12-13 giugno e il dado è tratto. Basta raggiungere il quorum e milioni di “senza cervello” voteranno inevitabilmente quattro SI: Il raggiungimento di un tale insperato, fino all’altro giorno, risultato, varrebbe in termini politici molto ma molto di piu’ del risultato amministrativo. Sarebbe la prova schiacciante che il Governo è in piena agonia, non solo, ma soprattutto che esso non rappresenta neanche se stesso. Ha ottenuto la delega e il consenso dei cittadini ma ha saputo varare solo leggi ad personam o, peggio, che rappresentano potenziali armi letali per futuri genocidi dei nostri prosperi. Tutto ciò in nome di guadagni facili, attraverso tangenti miliardarie, che finirebbero nelle tasche dei soliti noti a dispetto delle ignote generazioni future. Insomma un Governo che pratica la delinquenza politica. I 4 SI significheranno che con un Poker d’assi in mano la partita è chiusa, perché l’attuale governo non può avere scala reale, dal momento che di reale non hanno nulla, neanche i capelli.

Nello stesso tempo va lanciato forte il grido di Achtung babies: Bando ai facili entusiasmi, ma soprattutto va verificato qual è l’alternativa valida. Il commento del dopo voto è stato, come sempre, particolarmente deludente e inefficace. Si è parlato di tutto, delle strategie di questo o di quello , della mancata capacità di spiegare persino cosa era stato fatto nelle consiliature precedenti, quasi fosse una giustificazione anziché la dimostrazione di chi fossero i “senza cervello”.Nessuno si è soffermato sulle vere cause della debacle del Cavaliere, a parte il venir meno del suo charme e del suo prestigio che ha nuociuto a Milano come nel resto d’Italia. Ma le vere cause sono ben altre. I milioni di disoccupati, le centinaia di migliaia di licenziati, costretti ad arrampicarsi sui tetti dei capannoni o sulle gru, o a rinchiudersi nelle ex carceri, intere comunità e città ritrovatesi nella crisi piu’ nera, a causa dei licenziamenti, perché è del tutto evidente che solo il lavoro e i salari dei lavoratori possono tenere in piedi comunità e città. Il tutto ben condito dai tagli selvaggi (i piu’ li definiscono lineari) alla scuola, alla ricerca, alla giustizia, alla pubblica amministrazione, l’aumento della pressione fiscale, pur di fronte ad un PIL decrescente da anni , alla riduzione dell’avanzo primario, che è divenuto disavanzo primario, ad un debito pubblico che mese dopo mese batte nuovi record.

Questa breve sintesi della drammatica situazione reale del Paese racchiude anche l’estrema contraddizione, insanabile, esistente a livello di governo e di Istituzioni. Il Ministro Tremonti è chiuso in una morsa mortale. Il Governatore di Bankitalia, il governo nel suo complesso, la Confindustria, i Sindacati, chiedono che vengano destinate risorse per far ripartire la macchina, alleviare le condizioni di estremo disagio della gente. Dall’altra, Istituzioni europee, la stessa Bankitalia e la Corte dei conti avvertono che il Paese è già disastrato dal,punto di vista della finanza pubblica, e del conseguente indebitamento, la Corte dei Conti parla addirittura di un deficit creato dall’andamento del PIL di circa 140-160 mld, che dovrebbero essere reperiti attraverso nuove manovre straordinarie da 40 mld l’anno per 3 anni , il che vorrebbe dire, e il primo a saperlo è Tremonti, il de profundis per l’economia e il suo sviluppo. E allora, come può quadrare questo cerchio? Una via d’uscita, l’unica, ci sarebbe. Tremonti , tra tanti sproloqui, una cosa vera,sensata, la dice. E cioè che l’Italia sta meno male di altri Paesi perché può contare su un risparmio privato che controbilancia il disastro dei conti pubblici. Questi però sono già nel mirino della speculazione internazionale, il cui primissimo passaggio è stato compiuto con l’abbassamento del rating da parte della Standard & Poor’s.., D’altra parte, i risparmi di cui parla Tremonti sono per il 50% nelle mani del 10% delle famiglie ricche, mentre il restante 90% deve spartirsi il residuo. I tempi stringono e le contraddizioni insanabili rimangono.

Oltre 4 anni fa, in tempi non sospetti, governavano Prodi, Bersani e Visco, ho pubblicato un opuscoletto di un’ottantina di pagine, “Perché urge la Patrimoniale”, e, ancora prima, ai tempi delle manovre di Giuliano Amato, avevo diagnosticato la stagnazione che quelle manovre avrebbero provocato. Dopo 20 anni Amato se n’è accorto e, ora, propone anche lui la patrimoniale. Non c’è tempo da perdere. Ma,se aspettiamo che la provvidenza arrivi dai signori del potere, di centro, di sinistra o di destra, rischiamo di perdere il treno per sempre, perché le prossime manovre che dovranno varare faranno pagare sempre e comunque i sacrifici a tutti coloro che sono già in grave difficoltà di esistenza. Se 4 anni fa la proposta era urgente, oggi è indifferibile, pena il profilarsi di bel “default “ con addio per sempre a qualsiasi speranza di ripresa o di ripartenza.

Se il Poker d’assi dei Referendum ci può far vincere l’attuale partita, dovremo essere vigili e rigorosi sui soggetti a cui dovrà essere affidata l’alternativa. I vari schieramenti che si presenteranno come alternativi, dovranno dichiarare se sono schierati nella difesa ad oltranza dei privilegi di quel 10% oppure con il 90% del popolo che soffre. In sostanza se sono disponibili a presentare quale primo atto di governo una proposta di legge per l’istituzione di una IMPOSTA UNA TANTUM SUI GRANDI PATRIMONI,. CHE CON UNA ALIQUOTA MEDIA DEL 5% PUO’ FORNIRE UN GETTITO DI CIRCA 200 MILIARDI DI EURO, CARBURANTE SUFFICIENTE AD INNESCARE UN REALE PROCESSO DI SVILUPPO E DI OCCUPAZIONE CHE POSSA AUTOALIMENTARE LA CRESCITA DELL’ECONOMIA ED ASSICURARE UN MINIMO DI GIUSTIZIA REDISTRIBUTIVA PER LAVORATORI E GIOVANI.

Si badi bene che parlo e lo sottolineo, non di un’imposta ricorrente (estremamente sbagliata) ma di una imposta una tantum che le famiglie ricche o straricche , con una aliquota minimale, possono tranquillamente sopportare senza traumi né sconquassi, anzi ciò può rappresentare soprattutto per loro una ancora di salvataggio dal potenziale default.

IN TUTTO QUESTO, LA RETE, SENSIBILE ALLE TEMATICHE SOCIALI COME A QUELLE AMBIENTALI, PUO’ ESERCITARE UN RUOLO DI PRIMO PIANO.

SE RACCOGLIAMO, COME PER I REFERENDUM, MIGLIAIA E MIGLIAIA DI ADESIONI AVREMO NELLE MANI UN’ARMA DI PERSUASIONE EFFICACE CHE PUO’ RAPPRESENTARE LA CONTINUAZIONE DELL’ESERCIZIO DIRETTO DELLA DEMOCRAZIA, IN VIRTU’ DEL QUALE SI FA CIO’ CHE LA MAGGIORNZA DEL POPOLO DECIDE DI FARE , NON GIA’ I SUOI DELEGATI , ABITUATI A TRADIRE.

domenica 2 gennaio 2011

ALL'ORIZZONTE LA PATRIMONIALE PER SALVARE IL PAESE

Nell’Opuscolo di 80 pagine pubblicato 4 anni fa “Perché urge la Patrimoniale – ediz.Rubbettino” riproposta integralmente sul mio sito ho dimostrato come dopo 16 anni di manovre di lacrime e sangue, operate tutte sulla pelle delle masse dei cittadini, il debito pubblico lungi dal diminuire aveva continuato la sua ascesa e così sarebbe avvenuto in prosieguo. Dopo 4 anni, ogni mese è un nuovo record:quello di ottobre segna 1867,39 €., mentre il Paese è sull’orlo del precipizio, il cui capitombolo non è difficile prevedere per due ordini di motivi :

1) i tagli all’impazzata stanno distruggendo l’unica alternativa futura annientando sogni e speranze dei giovani, i tagli a cultura, ricerca, innovazione, enti locali, sanità,giustizia,forze armate, che stazionano davanti ai cancelli di Arcore , disoccupazione a livelli stratosferici, 26,2% quella giovanile,oltre il 36% quella femminile al sud; disoccupati, cassintegrati, precari non sanno piu’ cosa occupare per protesta, mentre impera la piu’ alta pressione fiscale, dopo i due paesi scandinavi, le retribuzioni nette tra le piu basse dei paesi industrializzati, ambiente,monnezza e dissesto idrogeolico rischiano, infine, di disintegrare ciò che è rimasto del Paese .

2) La montagna del debito, terzo o secondo al mondo, può attrarre in qualsiasi momento la valanga degli speculatori, che hanno iniziato i loro attacchi partendo dai più deboli e dai più esposti per risalire gradualmente a quelli più ghiotti, e l’Italia è piazzata in ottima posizione. Gli speculatori non hanno regole etiche e non obbediscono a nessun richiamo, essi vivono per speculare e speculano per vivere; I fiammiferi che possono incendiare la prateria sono molteplici : una lieve ripresa dell’inflazione, con i rincari assurdi di questi giorni, come qualsiasi movimento dei tassi di interesse si verifichi in un altro paese del mondo, vicino o lontano, può innescare l’incendio.


Nel contesto di un quadro così fosco , che solo a delle facce di pietra può apparire roseo, e tale da legittimare un Governo che quotidianamente afferma di rimanere al comando nell’interesse degli italiani, spunta inesorabile il Bollettino della Banca d’Italia che ci conferma la grave insanabile contraddizione che l’enorme ricchezza netta degli italiani, pari ad 8600 mld di €. ,si appartiene per circa la metà al 10% delle famiglie più ricche mentre al 50% di quelle più povere tocca il 10% della ricchezza: il che significa che 2.300.000 famiglie possiedono una ricchezza di 3.870 mld di €., con una media di circa 1.700.000 a famiglia; le 11 milioni e 500 mila più povere si ripartiscono 860 mld, con una media di 74.782 €., cioè in media neanche una casa di abitazione. In entrambi i gruppi, naturalmente, vige pur sempre la legge del “pollo a testa”, per cui nel primo raggruppamento c’è chi possiede un milione circa e chi diverse decine di mld.


Le due realtà,ora esposte in sintesi, mi hanno portato 4 anni fa a proporre il varo di una imposta straordinaria sui grandi patrimoni e solo su quelli; per 4 anni sono rimasto isolato; oggi, a grande sorpresa, pare che se ne incominci a parlare in vari ambienti, anche tra alcuni colleghi commercialisti che 4 anni fa hanno arricciato il naso, e però circola una voce inquietante che ventila una aliquota del 4% su patrimoni di 100 mila €. Questa sarebbe una subdola manovra per disorientare l’opinione pubblica e fare incazzare giustamente il ceto medio che sarebbe costretto a sollevarsi. Nell’Opuscolo c’è l’analisi e le ragioni del perché vanno colpiti i grandi patrimoni. Una aliquota media del 5% sui patrimoni delle famiglie ricche porterebbe un introito di circa 193 mld.di €., pari a 6 finanziarie di 32 mld annui. Questo serbatoio, unitamente ad una ristrutturazione del debito per lo meno in termini di allungamento delle scadenze a tassi attuali, consentirebbe di non continuare a tagliare risorse vitali nei settori strategici per il futuro delle nuove generazioni, a mettere immediatamente in moto politiche di occupazione, procedendo contestualmente ad una profonda riforma del diritto al lavoro, non nel senso di Marchionne, bensì con la teoria di quel genio di Jeremy Rifkin che,dopo ampia disamina scientifica e di rilevazione statistica ha così concluso:

l’Epoca Industriale ha posto fine alla schiavitù. l’Era dell’Accesso sta ponendo termine al lavoro salariato di massa…dobbiamo prepararci a vivere in una nuova era in cui si lavorerà poche ore a scopi utilitari, dedicando più tempo all’arricchimento della vita sociale”. Ma ha anche precisato:“” ridar vigore al movimento sindacale, estendendo il suo raggio d’influenza geografico in modo che possa far fronte a quello del capitale finanziario….creare reti di comunicazione diretta fra i cittadini su scala globale per contrapporre al gioco a rubamazzo la solidarietà dei lavoratori e delle popolazioni locali….per ridistribuire ovunque la maggior ricchezza prodotta e stimolare i consumi….


Non si riesce o non si vuole riuscire a capire che è il lavoro, e solo questo, al centro dell’universo. Un economista del passato ha fatto notare da tempo che in Economia non c’è niente che funzioni in modo lineare; tutto si muove a spirale : e la spirale o gira in senso virtuoso o gira in senso vizioso. Senza lavoro per tutti, niente salari a sufficienza, niente consumi, niente produzione, solo depressione e sottosviluppo. Ahivoglia che il Premier diffonde certezze e ottimismo. La spirale sta girando in modo vizioso, per invertirla ci vuole la contribuzione di coloro che finora hanno sempre preso!




domenica 10 ottobre 2010

DOPO AVERLO PULITO, "SALVIAMO IL MONDO"

l’Epoca Industriale ha posto fine alla schiavitù, l’Era dell’Accesso sta ponendo termine al lavoro salariato di massa…dobbiamo prepararci a vivere in una nuova era in cui si lavorerà poche ore a scopi utilitari, dedicando più tempo all’arricchimento della vita sociale”.
In questa frase sta la sintesi efficacissima del pensiero dell’unico scienziato vivente, chiamato a consulto da molti stati e dai governi di mezzo mondo, ma come molti suoi predecessori non viene ascoltato dai contemporanei. Eppure, non è Marx, né Lenin, né Mao. E’ semplicemente Jeremy Rifkin, illustre cattedratico nelle Università americane, che da oltre 15 anni si sta sforzando di far capire al mondo che con l’avvento della telematica è intervenuto un cambiamento così profondo, così irreversibile, così drammatico, per cui la schiera dei lavoratori va stringendosi inesorabilmente, sempre, sia nei periodi di vacche grasse che in quelli di vacche magre. Niente piu’ ritornerà come prima se la crisi dovesse passare. Ma non passa, proprio per l’assioma dell’intreccio tra lavoro che viene eliminato e crisi economico-finanziaria. Senza lavoro, non c’è reddito per milioni di famiglie, non ci sono di conseguenza consumi, l’economia è destinata a ristagnare lungamente, le entrate fiscali calano, il debito pubblico aumenta. I due sindacati che hanno sciaguratamente rotto l’unità sindacale, facendo così il piu’ grande regalo a industriali e governanti, strillano la riduzione delle tasse per i lavoratori dipendenti, ma al contempo chiedono programmi di rilancio e di sostegno, alla stessa stregua degli industriali che dopo aver retto il sacco a lungo ora hanno perso la pazienza, ma il loro presidente viene minacciato e ricattato dai giornali del re d’Italia.Rivendicazioni sacrosante : ma nessuno dice dove sono i fondi. Il povero Governo è assediato da tutti : oltre che da sindacati e industriali, dalla Scuola, a pezzi, dai precari, dalla Magistratura, dalle forze di polizia, dalla sanità (non ne parliamo, per carità!) dagli enti locali, ai quali sottraggono anziché dare, dai lavoratori sulle gru, sui pennoni,nelle ex carceri, e che non sanno piu’ a quale santo votarsi per arrangiare un pasto, i piu’ sfortunati si suicidano.
Il saggio Ministro Trebonds, preoccupatissimo, lancia l’allarme per il ritorno dei “Bankers”; lui sa che sono spregiudicati e senza cuore. Se intravedono una possibilità di guadagno non guardano in faccia nessuno Attaccano a testa bassa e, in pochi giorni, distruggono uno Stato, un Paese. Specie se questo è molto indebitato, come per esempio la nostra amata Italia che si ritrova sul groppo un debito che si sta avvicinando ai 4 milioni di mld del vecchio conio. Questo i Bankers lo sanno benissimo come lo sappiamo noi. Ma quello che è un debito,enorme, che grava su tutti indistintamente i cittadini, qualcuno, dall’altra parte, lo ha in tasca! Lo sa benissimo anche il Governatore Draghi che ogni anno ci ricorda che il 10% dei cittadini possiede il 50% della ricchezza finanziaria, oltre quella immobiliare.
E, allora, basterebbe un prelievo straordinario, una tantum, di un 10% di quella ricchezza, anche dilazionato in 3 anni, e un piccolo ritocco ai titoli di stato, per salvarci tutti, per primi i detentori di quella ricchezza perché se i Bankers si incazzano sarebbero loro a rimettere piu’ di tutti. Con quel prelievo, mediante un’imposta sui grandi patrimoni, si potrebbe:- ARGINARE LA CRISI E FINANZIARE LA RIPRESA E L’OCCUPAZIONE- RIFORMARE LA STRUTTURA DEL LAVORO PER ASSICURARE UN LAVORO A TUTTI- ABOLIRE OGNI FORMA DI PRECARIATO- SALVAGUARDARE L’ AMBIENTE COME SCELTA PRIORITARIA- PRODURRE ENERGIA PULITA DA FONTI ALTERNATIVE- SVILUPPARE I MERCATI E GLI SCAMBI LOCALI A DISPETTO DELLA CRESCITA FORZATA DEL PIL E DEI MERCATI GLOBALI- ATTUARE UNA POLITICA DI SVILUPPO DEL SUD PER IL RIEQUILIBRIO TERRITORIALE COME UNICA ALETRNATIVA POSSIBILE PER IL PAESE
Dopo la grande campagna “Puliamo il Mondo”, lanciamo ora “Salviamo il Mondo”. Poiché nessuno Organismo costituito vuol sentire questa musica, facciamo uno sforzo attraverso la rete, che ce ne dà la possibilità e l’opportunità. I miei amici sono aumentati di molto. Occorre fare uno sforzo dal basso, coinvolgendo tutti e costituire un grandissimo gruppo, in grado di esercitare la dovuta pressione e allargare il consenso. Chi condivide, deve fare lo sforzo di invitare i propri amici ad aderire. Stiamo parlando di una iniziativa che può squarciare una società e un mondo sonnecchianti e alla deriva. Chi vuole, può diventare amministratore del gruppo per facilitare la circolarizzazione degli inviti ad aderire. Basta chiederlo.

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domenica 6 giugno 2010

LA CRISI SUPERATA

La prima fase della crisi è stata brillantemente superata dal duo magico Trebond-Berlusca.
Come avviene con gli uragani che si abbattono all’improvviso su uomini e cose, determinando morte e distruzione, così è avvenuto con l’avvento della crisi, anche se in questo caso il Tremonti ha sempre affermato che lui aveva previsto tutto. La crisi, la cui scintilla che ha incendiato la prateria è partita dalla bolla speculativa americana (e quando mai non è così?), ha naturalmente spazzato via anche nel nostro Paese decine di fabbriche, i cui lavoratori hanno costruito il nido sui tetti o si sono rinchiusi in un vecchio carcere di un’isola sperduta, e i cui titolari si sono spesso suicidati. Ma queste sono le regole della moderna comunità. C’è sempre qualcuno che ci guadagna (e molto) e altri che si suicidano o rimangono sul lastrico.
Ora bisogna passare alla fase due, la stabilizzazione della crisi in modo che essa diventi strutturale, e continui ad espellere mano d’opera o comunque eviti che dopo la fase uno, alcuni possano rientrare nelle aziende o che si possano creare spazi per dei giovani che da precari sono diventati aspiranti precari.
Per la fase due ci pensa, naturalmente, sempre il duo al comando. Per arginare la crisi si escogita una manovra, necessaria ed indispensabile, perché ce la chiede l’Europa. Tutti devono contribuire. Chi sono questi tutti? Ma, i soliti noti. Questa voltaperò incontreranno insormontabili difficoltà, nel momento in cui vanno a segare diritti acquisiti e consolidati, con manifestazioni ostili, scioperi, ma anche, verosimilmente, con ricorsi giudiziari dall’esito positivo, per cui la manovra, alla fine, sarà una farsa; a parte ciò, il paradosso piu’ stridente è che, ammesso che funzionasse, lungi dal sanare la situazione, finirebbe per aggravarla, e forse in modo irreversibile.
Tagli a salari e stipendi, blocchi per chi deve andare in pensione, allungamento dell’età pensionabile,blocco del TFR, non verifica per i falsi invalidi ma tagli generalizzati anche per chi è gravemente menomato, tagli selvaggi a regioni ed enti locali, che già non si reggono in piedi, tagli a settori che già oggi non dispongono della carta igienica e di quella per le fotocopie, al di là dell’equità e della giustizia, non potranno che provocare un’unica e sola, logica, conseguenza : la stagnazione, l’aumento dei disoccupati, il blocco totale per le giovani generazioni, la caduta a picco dei consumi, insomma l’effetto diametralmente opposto al dichiarato risanamento dei conti pubblici, che continueranno a peggiorare. Chi ne volesse conferma inconfutabile, è invitato a riflettere su cosa è avvenuto dal 1992 ad oggi : nonostante la prima manovra Amato di 90 mila mld di vecchie lire e tutte le altre manovre annuali per circa venti anni, lo stock del Debito Pubblico è aumentato in termini assoluti e in termini di rapporto Debito/PIL. Non occorrono altre dimostrazioni!
Allora non c’è soluzione? . Ma si, che c’è! Tutti i manuali di Scienze delle Finanze insegnano che le entrate di uno Stato possono essere ordinarie o straordinarie. Rientrano tra le prime tutte le imposte e tasse che l’Erario incassa quotidianamente; rientrano tra le seconde quelle aventi carattere eccezionale, non ricorrenti, appunto straordinario, quali ad esempio un’imposta straordinaria,una tantum, sui grandi patrimoni. E quale migliore occasione di quella che stiamo vivendo per chiamare a contribuire tutti, in primis chi ha accumulato grandi patrimoni? Anche perché essi o sono frutto di grande evasione o sono ricchezze accumulate con i lauti interessi sul Debito Pubblico, degli anni precorsi, ma che tutto il popolo italiano continua a pagare giornalmente con lacrime e sangue.
La Presidente degli Industriali Emma Marcegaglia, solerte nel preparare le parate show al Premier, sa benissimo che quando un’Azienda accusa un deficit patrimoniale, essa non si sana con i tagli della produzione, viceversa occorrono mezzi freschi da parte degli azionisti maggiori o è la fine. Lo Stato italiano è da decenni in grave deficit patrimoniale, viene mantenuto in piedi con l’ossigeno che le tasche ormai vuote dei soliti noti continuano ad alimentare. Ma senza “mezzi freschi” non si andrà da nessuna parte. I primi ad essere interessati ad un reale risanamento sono coloro che rientrano in quel 10% di cittadini che possiedono (secondo Bankitalia) il 50% della ricchezza finanziaria del Paese.
Come mai, né il duo al comando, ma neanche le ridicole forze dell’opposizione o i Sindacati, e neanche i mass media trovano il coraggio di proporre una simile misura riparatrice? Un prelievo straordinario con una aliquota del 10% su una massa di 1.400 mld di Euro darebbe un gettito di 140 mld. Altro che il taglio delle pensioni di invalidità ai derelitti!
Ma chi volesse avere maggiori ragguagli circa l’efficacia delle misure varate dall’attuale Governo e la famigerata crisi del 1929 e stabilire in che direzione vanno le prime , senza scomodare le teorie keynesiane, basta consultare, su Internet, Wikipedia alla voce New Deal, per apprendere facilmente che in quella occasione furono varate : “Una serie di lavori pubblici assorbirono tra i 2 e i 3 milioni di lavoratori disoccupati……In una situazione di inflazione galoppante ed evidente recessione, l'intervento da parte dello stato nell'attività produttiva e nel processo economico diveniva determinante per risollevare le sorti del paese e ridistribuire verso il basso la ricchezza, evitando dunque la sproporzione evidente nel dato periodo………L'intervento dello Stato nell'economia attraverso la realizzazione di infrastrutture, creazione di un Welfare State (stato assistenziale) in grado di poter sostenere la forza lavoro disoccupata, conseguente aumento della domanda per riavviare il processo produttivo furono i cardini dell'opera del primo mandato roosveltiano …….alcune delle misure stabilite per tamponare il fenomeno e restituire vitalità ad un settore vessato dalla stagnazione. Fu molto importante la costruzione di fabbriche statali , le quali diminuirono ulteriormente il numero di disoccupati.
Dal raffronto si può facilmente capire in che direzione sta andando questo sventurato Paese che, se non adotta urgentemente misure dirette a recuperare mezzi freschi togliendoli a chi ne ha in abbondanza, non ha che da aspettare una delle prossime mosse che la speculazione internazionale dei mercati finanziari prima o poi deciderà di scatenare.

sabato 15 maggio 2010

CHI PAGA PER LA CRISI E CHI DOVREBBE

CHI PAGA PER LA CRISI E CHI DOVREBBE
Chi aspettava la conferma su chi avrebbe finito per pagare i costi pesanti della crisi è stato accontentato. Generalmente, quando trattasi di gravi malattie, osa ripetersi che prevenire è meglio che curare. Ma,nel caso specifico, né i governanti, né le forze di opposizione, né i sindacati, né la stampa (carta e TV), né i sedicenti esperti e commentatori improvvisati, insomma nessuno ha inteso ascoltare il grido di allarme lanciato da parte di qualcuno che aveva visto giusto da anni. Invero, il solo Carlo De Benedetti ha lanciato una proposta concreta, che è da considerare come la proposta, dalle colonne de “il sole-24 ore” in data 11 settembre 2009, seguita l’indomani 12 da commenti di consenso da parte delle segreterie delle tre confederazioni sindacali e da qualche esponente del PD, ex ministro. Ma il focherello è durato solo due giorni. Poi di nuovo il silenzio assordante. Le misure che stanno circolando in queste ore, naturalmente, parlano di sacrifici abnormi che devono sopportare i pensionati e coloro che stanno per diventarlo, coloro che hanno bisogno di assistenza, per gli inevitabili tagli ad una sanità che fa acqua da tutte le parti, come peraltro tutti gli altri servizi pubblici; finora sono esclusi solo i disoccupati dal concorrere a contribuire alla raccolta di fondi per raggiungere l’iperbolica cifra di 25 miliardi per riassestare i conti di uno Stato che ne ha 1.800 di debito, che ne paga 70 all’anno di soli interessi e che dal ‘92 al 2009 di manovre ne ha fatte una ventina, di cui la prima di 90 mld di vecchie lire, senza che il Debito pubblico sia diminuito di un euro. Con una conseguenza tra le piu’ deleterie disastrose e controproducenti che si possano immaginare e concepire. Tralasciamo per il momento le reazioni e le proteste che solleveranno gli interessati alla manovra, cioè i soliti fessi, mentre lorsignori continuano a rubare e rapinare a piene mani per arricchirsi a dismisura e in modo inconsulto, prima che vergognoso. La manovra in pectore, che rispetto all’enormità del debito e del costo per interessi, è meno di una bazzecola, per la moltitudine della povera gente che la dovrà subire, è invece pesantissima, produce un’ulteriore stretta della cinghia, inevitabili sacrifici per tutte le famiglie, ulteriore abbassamento del livello dei consumi, già ai minimi storici, ulteriore inasprimento della crisi che subiscono imprese, commercianti, artigiani, insomma una dose aggiuntiva, assolutamente inevitabile, di stagnazione e depressione dell’economia, che al contrario avrebbe urgente bisogno di stimoli per ripartire. Con buona pace, in definitiva, di realizzare ciò a cui tengono tanto, cioè la crescita e quindi il gettito per compensare il debito che continua a crescere.
Eppure, per quanto strano e sorprendente possa apparire, la soluzione è a portata di mano. Naturalmente per gente che abbia voglia di metterla in pratica. La soluzione è quella proposta da Carlo De Benedetti, e da me anticipata tre anni fa con la pubblicazione di un piccolo opuscolo. Entrambi parliamo ed ipotizziamo un’imposta straordinaria, una tantum, sui grandi patrimoni, prevista nei manuali di Scienza delle Finanze ed attuata in molti Paesi e in diversi periodi storici , compresa la nostra stessa Italia che nel periodo dall’unità d’Italia al 1945 è intervenuta moltissime volte sul Debito pubblico, così come ha illustrato il Direttore del Debito Pubblico alla Commissione parlamentare nel 1988.
Bankitalia rende noto annualmente che la sola ricchezza finanziaria delle famiglie (senza quella immobiliare) è pari ad €. 2.800 circa di cui la metà è detenuta dal 10% di esse , chiaramente super ricchi.La metà è pari ad €. 1.400 all’incirca, per cui un prelievo una tantum del 10% darebbe un gettito straordinario di 140 mld, implementabili da una contestuale manovra sui tassi del D.P. Gli effetti sono illustrati sul mio blog : http://studiocalvano.blogspot.com/
Solo che tra quel 10% di cittadini c’è compreso anche il nostro Premier e, forse, tanti altri che finora hanno preso a piene mani. Poche speranze, dunque. La domanda che sorge spontanea,semmai, è : ma vi sono compresi anche i soggetti delle opposizioni e dei sindacati, visto che nessuno di loro, mentre rivendicano interventi in favore di tante categorie, dica mai dove trovare i soldi? E la stampa che dice?
U.Galimberti: il vero volto del capitalismo http://www.youtube.com/watch?v=tnGXsqHuhWE

giovedì 29 aprile 2010

Lettera a “La Repubblica”

Il fondo di stamani di Massimo Giannini ,”Una folle partita a Poker”, conclude : “i governi d’Europa non l’hanno capito. Continuano a scherzare sotto il vulcano”-
Nel breve saggio da me pubblicato a gennaio 2007 “perché urge la Patrimoniale” concludevo sostanzialmente nello stesso modo, lanciando un preavvertimento al Governo Prodi : “ l’alternativa è il ritorno del Caimano, che è in agguato e non aspetta altro.Il suo unico scopo è conquistare e mantenere il potere, dominare,quale designato dal Signore, il resto dell’umanità, avversari ed alleati. Per tale obiettivo è ben disposto a dichiarare ed impegnarsi, con tutta la demagogia e la strumentalizzazione di questo mondo, per la riduzione delle tasse agli italiani in modo da condurli sotto quel Vulcano che, per esplodere e seppellirci tutti, non aspetta altro che qualcuno accenda la miccia.
E non è solo una strana coincidenza o combinazione. La descrizione immaginifica del vulcano è tra le piu’ aderenti alla realtà e la piu’ efficace per rendere l’idea dell’equilibrio da precipizio su cui si reggono le economie e la finanza dei Paesi oppressi da uno stock di Debito Pubblico fuori da ogni norma e da ogni raziocinio e che assume tutte le caratteristiche e la pericolosità del vulcano di Ischia, descritto proprio in questi giorni da Bertolaso. Sta accumulando magma e prima o poi esploderà, ma nessuno è in grado di prevedere quando. Ma quando arriva il momento, seppellirà tutto e tutti. La stessa identica cosa avviene quando il livello del debito pubblico tocca vette elevate e sotto cova il magma. Tutti gli specialisti e gli analisti finanziari giudicano che quando il debito supera il 100% del PIL è indispensabile e urgente intervenire, così come è avvenuto in periodi storici diversi e in diversi paesi del mondo.
L’Italia ha superato da decenni questo limite, oggi è attestata al 115% contro il 77% del Portogallo, considerato prossimo al default, ed ha uno stock superiore di oltre cinque volte quello della Grecia, che però è già fallita. Questi due semplici raffronti spiegano alla perfezione l’inspiegabilità dell’equilibrio da brivido su cui si regge il nostro Paese. Una delle spiegazioni può essere data dal ricorso da oltre 20 anni al raschiamento del fondo del barile attuato in danno di tutta la collettività con le finanziarie di sangue e lacrime e a pagare sono stati per lo piu’ le classi medio basse con il conseguente innesco di una fase di stagnazione dell’economia. Ora, con l’arrivo della crisi, ciò non è piu’ possibile, ma il Paese è letteralmente a terra in tutti i suoi settori vitali, dalla scuola alla ricerca, dalle infrastrutture all’innovazione tecnologica, dalla pubblica amministrazione alla sanità, alle ferrovie, ai trasporti aerei e via dicendo.
Perciò non v’è chi non veda come di fronte ad un Paese in ginocchio, che richiederebbe iniezioni pesanti di risorse per ripartire, senza pagare un onere pesantissimo a servizio del debito, l’unica alternativa possibile sia quella di chiamare a contribuire quel 10% di cittadini che possiedono (dati Bankitalia) il 50% della ricchezza finanziaria (a parte quella immobiliare) e che sono quegli stessi che hanno lucrato in passato degli altissimi tassi di interesse pagati sul debito, a cominciare da Banche, Assicurazioni, grossi finanzieri, intermediari e speculatori vari.
Oltre che nel saggio di cui sopra, sul mio blog ho pubblicato un documento preciso e concreto che dimostra come sia possibile alleggerire il debito con un prelievo straordinario una tantum, contestualmente al varo di una modifica del meccanismo dei tassi.
Ma tutto ciò non lo capiscono, o fanno finta di non capirlo, non solo i governi d’Europa bensì partiti politici di maggioranza e di opposizione, sindacati, economisti, commentatori, e tutta la carta stampata e le televisioni.
Sull’argomento ho scritto infinite volte ed ho sempre inviato i documenti agli organi di informazione, ma nessuno ha dato mai spazio ad un argomento che sta a monte di tutti gli altri, se non altro proponendolo come tema di discussione e di dibattito.
Eppure non ci vuole uno scienziato per capire che è perfettamente inutile stilare il decalogo di Di Pietro delle cose da fare e delle risorse da stanziare, se non vengono individuate e proposte le fonti con cui finanziarle.
Infine, lo scoppio del vulcano può essere determinato, come dimostra il caso della Grecia, da qualsiasi fattore interno od esterno, da un giudizio ponderato o anche bizzarro delle agenzie di rating, e via dicendo.
Per questo, forse, l’azionista di riferimento del vostro Gruppo editoriale ha lanciato in Settembre 2009 l’appello per il varo di un’imposta patrimoniale, dalle colonne de “il sole 24 Ore”.
E’ il solo che lo ha capito?
Saluti. Francesco Calvano